Dal https://www.lindipendente.online
1 Novembre 2026 Stefano Baudino
Mentre migliaia di studenti scendono in piazza per chiedere una scuola pubblica più sicura e dotata di maggiori risorse, il governo Meloni prepara un nuovo taglio del personale nel comparto. A certificarlo è il testo del disegno di legge di Bilancio per il 2027, che prevede 6.974 posti in meno tra docenti e addetti amministrativi, tecnici e ausiliari.
Sommando questa misura ai tagli già disposti dalla manovra 2025, le riduzioni arrivano a 14.808 posti tra gli anni scolastici 2025/26 e 2027/28.
In Francia, dove sono partite – per poi espandersi anche in Italia – le vigorose proteste degli studenti, l’esecutivo ha invece risposto annunciando lo stop ai tagli nella scuola secondaria e garantendo nuovi posti di insegnamento.
La disposizione si trova nell’articolo 66, comma 5, del testo approvato dal Consiglio dei ministri e destinato all’esame del Parlamento.
Dal 2027/28, secondo le analisi del provvedimento, verrebbero meno nello specifico 4.925 posti dell’organico dell’autonomia dei docenti e altri 2.049 del personale ATA. Nel comma non è stata indicata la distribuzione dei nuovi tagli, dunque mancano al momento informazioni sui territori, le classi di concorso e i profili professionali coinvolti.
Trattandosi di un disegno di legge, la misura potrà ancora essere modificata prima dell’approvazione definitiva. La Manovra 2025 aveva già previsto la riduzione di 5.660 posti comuni e di potenziamento dal 2025/26 e di 2.174 posti ATA dal 2026/27.
Questi ultimi, secondo la circolare ministeriale sugli organici, riguardano i collaboratori scolastici degli istituti superiori. La stessa legge ha previsto separatamente 2.000 posti in più nell’organico di sostegno.
Le opposizioni hanno reagito evidenziando come la contrazione del numero dei docenti non potrà che comportare una riduzione delle attività finalizzate al recupero degli apprendimenti e alla lotta contro la dispersione scolastica, mentre sul fronte ATA il minor numero di addetti rischi di depotenziare l’operatività delle segreterie e i presidi di vigilanza negli edifici. Sulle barricate anche i sindacati.
«Non si può chiedere alle istituzioni scolastiche di affrontare responsabilità sempre maggiori, garantire inclusione, qualità dell’offerta formativa e servizi efficienti e, contemporaneamente, ridurre le risorse professionali necessarie ad assolvere tutte queste funzioni», ha scritto in una nota la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori (Confsal); «Chiediamo di conoscere con trasparenza i criteri utilizzati per determinare queste riduzioni e, soprattutto, di escludere qualsiasi intervento sui posti di sostegno, che rappresentano una condizione essenziale per garantire il diritto all’inclusione», ha invece dichiarato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Le scelte sugli organici si inseriscono in una stagione di mobilitazioni che, nelle ultime settimane, ha attraversato scuole e piazze da Nord a Sud. Il 16 ottobre migliaia di studenti hanno manifestato, tra le altre città, a Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze e Napoli; nei giorni seguenti la protesta è proseguita con occupazioni e assemblee.
Al centro delle richieste ci sono maggiori investimenti nell’istruzione pubblica, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici, il contrasto alla precarietà dei docenti e il rafforzamento del personale scolastico. Gli studenti denunciano aule degradate e carenze di materiali, mentre diversi collettivi chiedono l’introduzione dell’educazione sessuoaffettiva nel programma, contestando i percorsi di formazione scuola-lavoro e il tetto agli alunni stranieri per classe.
Alle rivendicazioni sulla scuola si sono unite quelle contro il carovita e l’aumento delle spese militari, con la richiesta di destinare maggiori risorse ai servizi pubblici. Il 30 ottobre gli studenti sono tornati nelle piazze insieme ai lavoratori per lo sciopero generale, con manifestazioni e cortei in oltre 60 città dello Stivale.
In Francia, dove le proteste hanno denunciato fra l’altro la mancanza di insegnanti, il governo ha annunciato l’8 ottobre l’impiego di circa 3.000 supplenti già disponibili ma non ancora assegnati. Il 26 ottobre è arrivato un ulteriore impegno: annullare le soppressioni di posti previste nella scuola secondaria e creare altri 500 posti di insegnante nel progetto di bilancio 2027.
Anche oltralpe ci sono stati scontri e contestazioni per l’uso della forza, mentre studenti e sindacati hanno giudicato insufficienti le misure annunciate. In Italia il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha promesso maggiori fondi per l’edilizia e convocato per la prossima settimana le consulte studentesche, annunciando un tavolo sulle problematiche giovanili.
Resta però una differenza sostanziale nelle scelte sul personale: alle richieste provenienti dalle scuole il governo francese ha risposto proponendo di fermare i tagli e aggiungere posti; quello italiano, invece, si prepara a ridurre ulteriormente gli organici.
Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.
