Gli stati UE rinnovano i sussidi alle centrali a carbone e a gas.

Greenpeace: “Regalo di Natale alle lobby del fossile” „Gli Stati D’Europa rinnovano i sussidi alle centrali a carbone e a gas.

Gli Stati Ue rinnovano i sussidi alle centrali a carbone e a gas. Greenpeace: “Regalo di Natale alle lobby del fossile”
„Si chiama Pacchetto energia pulita, ma secondo gli ambientalisti è uno schiaffo alla lotta ai cambiamenti climatici e alla promozione delle rinnovabili. Oggi a Bruxelles i 28 paesi membri hanno raggiunto l’accordo, che accoglie le richieste dei governi dell’Est, ma anche di Germania e Italia. Niente aumento del target per solare ed eolico“

Il nome, “Pacchetto energia pulita”, potrebbe fare storcere il naso a molti. Perché le misure sulla governance energetica e climatica dell’Europa, su cui i 28 Stati membri, dopo un vero e proprio tour de force negoziale, hanno trovato oggi un accordo, vanno in direzione opposta non solo a quanto richiesto dagli ambientalisti, ma anche alle stesse proposte della Commissione Ue: niente aumento dei target per le rinnovabili e rinnovo dei sussidi alle centrali a carbone e a gas. “Per l’industria dei combustibili fossili il Natale è arrivato in anticipo”, denuncia Greenpeace.

Le centrali a carbone

Ma vediamo nel dettaglio le misure varate dagli Stati membri. Innanzitutto, le centrali a carbone: in barba ai propositi di decarbonizzazione rapida del Continente, i 28 hanno deciso di mantenere  gli aiuti alle centrali elettriche a carbone, ossia le compensazioni economiche agli operatori per tenere gli impianti in stand by quando la loro energia non è necessaria. La Commissione aveva chiesto di eliminare i sussidi per tutte quelle centrali più inquinanti con emissioni superiori ai 550 grammi di Co2 per kilowattora. Dopo un duro negoziato, il compromesso raggiunto consente i sussidi alle centrali a carbone esistenti sino al 2030, con una riduzione progressiva a partire dal 2025, e anche a quelle nuove sino al 2025. Dopo il 2025 i sussidi per le nuove centrali saranno consentiti solo per quelle che emettono meno di 550 grammi per kilowattora oppure meno di 700 chilogrammi in media di Co2 per anno per kilowattora.

Con la decisione di oggi, lamenta il Wwf, i 28 hanno concordato di “permettere anche agli impianti a carbone più inquinanti di continuare a funzionare usando denaro pubblico”. Secondo i dati raccolti nel sito coalmap.eu al momento nell’Unione europea sono in funzione circa 280 centrali di carbone e più di duecento di queste sono vecchie di trent’anni o più, il che significa che sono più inquinanti e obsolete. Il carbone in Europa è soprattutto un affare tedesco e polacco: Germania e Polonia sono responsabili per otre la metà delle emissioni da questo tipo di centrali, seguite a stretto giro dal Regno Unito. Ogni anno la Germania rilascia nell’atmosfera 256 milioni di tonnellate di Co2, la Polonia 129 e il Regno Unito 87. L’Italia con i suoi 5 impianti ancora attivi si ferma a 39.

L’Italia, il gas e le rinnovaili

Quello dell’Italia è “un comportamento incomprensibile, visto che abbandonerà il carbone entro il 2025 e ha tutte le possibilità per diventare leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili”, ha attaccato Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. In realtà, se l’Italia ha dato il suo assenso alle nuove misure è soprattutto perché ha ottenuto l’ok alle sue richieste sui sussidi alle centrali a gas a ciclo aperto, una fonte di energia su cui il paese sta investendo non poco.

L’Italia, come la Germania, è anche leader delle rinnovabili. Ma su questo fronte l’accordo tra i paesi Ue, per usare le parole della Commissione, ha raggiunto un “livello di ambizione chiaramente insufficiente”: se Bruxelles chiedeva un target di produzione energetica da fonti rinnovabili di almeno il 30% entro il 2030. Gli Stati Ue lo hanno lasciato al 27%.

Ma non è solo questo: nel pacchetto, sono state eliminate forme di sostagno alla “produzione rinnovabile per i cittadini, le cooperative e i comuni”, denuncia sempre Greenpeace, che se la prende con il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda: “Assente a Bruxelles, ha appoggiato tutte le richieste delle grandi aziende legate all’uso di carbone, petrolio e gas”.

 

 

 

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