Picasso, l’illusione della corrispondenza tra arte e realtà

angelacalderan dal suo Blog WordPress

L’obiettivo di Picasso, artista cardine del primo novecento, è dipingere “un equivalente della natura”. Questa intenzione, secondo l’artista spagnolo, si realizza nelle tele di Cezanne, il quale utilizza un linguaggio autentico, capace di riflettere la realtà in maniera perfetta. Picasso riconosce nell’opera del collega segni in grado di corrispondere il reale senza generare fraintendimenti. Come la parola, l’arte definisce, ed in questo modo crea.

68a8fb7187420a1d6f3d85fb084bfa0159cb677e.jpgIl proposito di creare una “pittura onesta” che delinei autonomamente i suoi segni è già evidente, prima dell’incontro con l’arte di Cezanne, nel quadro “Les demoiselles d’Avignon”. L’artista in questa notissima tela decide di rappresentare la scena prescindendo dalle regole accademiche. Queste ultime, infatti, imporrebbero di imitare la realtà secondo precisi canoni, con conseguente generalizzazione e fraintendimento della realtà stessa. Per riprodurre la scena così come essa si presenta ai suoi occhi, Picasso ricerca un linguaggio che sia adeguato alla bidimensionalità della tela, che sia proprio della sfera artistica, ma che permetta anche l’immediato riconoscimento del corrispondente reale. Così io spiego il ricco citazionismo di questo quadro: l’artista spagnolo, attraverso numerosi rimandi ad altri artisti, esprime la volontà di creare un linguaggio che sia essenzialmente artistico e che tragga le sue componenti dallo stesso mondo dell’arte.

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Dal confronto con Cezanne nascono le tele “scomposte”. In queste opere il volume è rappresentato da un incontro di piani, tali da rendere, pur nella bidimensionalità della tela, un’efficace riproduzione del reale. Saper leggere queste composizioni significa ritrovare la realtà concreta, l’oggetto del nostro vedere quotidiano. Lo sguardo si orienta così nella molteplicità delle forme, ne coglie l’esistenza e di questa si sazia abbandonando la pretesa di estrapolarne significati più profondi.

Picasso vuole “riprodurre gli oggetti per ciò che sono e non per ciò che vogliono dire”, questa volontà tautologica emerge anche nella poetica dell’artista. Quest’ultimo accosta le parole al fine di evocare sensazioni, plasmare realtà, ricreare la bellezza trasmessa dalla visione unitaria degli elementi che compongono il mondo. Da “Infanzia” (una poesia scritta dal pittore stesso):

[…]”bianco orla nei suoi azzurrissimi occhi / e pezzo d’indaco di cielo d’argento / gli sguardi bianchi attraversano cobalto / il bianco foglio che l’inchiostro blu strappa / bluastro il suo oltremare scende / e bianco gode del riposo azzurro”[…]

 

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L’entusiasmo dell’artista, però, è costretto presto a placarsi. Egli non è più soddisfatto delle traduzioni realizzate, la tela genera malintesi, la corrispondenza con la realtà diviene sempre più difficile. La mano dell’artista ricerca affannosamente una soluzione: l’arte deve essere capace di collimare la realtà.

Nelle tele compare la parola. Quest’ultima, però, può racchiudere una moltitudine di significati: può generare fraintendimenti. Picasso decide di ricorrere al collage, tracce di realtà prelevate direttamente dal mondo concreto che ora trovano posto sulla superficie della tela. Deluso, l’artista scopre che anche la realtà stessa all’interno del mondo dell’arte genera equivoci, è incapace di richiamare la sua stessa identità.

02-picasso-testaditoroNel 1942 Picasso realizza la testa di toro.  l ready-made di Duchamp erano già da tempo comparsi sulla scena artistica, sottolineando, appunto, come l’arte possa giocare con la realtà proprio perché non ha nulla a che fare con questa.  Voltaire descrive il ritorno di  Candido al proprio giardino dopo aver scoperto l’inconsistenza del mondo come la scelta di vivere il migliore dei mondi possibili, così l’artista torna a sviluppare la sua opera nell’astrazione della dimensione artistica dopo aver sperimentato l’incapacità di quest’ultima di rapportarsi in modo efficace alla realtà. Anche Picasso, attraverso la testa di toro afferma brutalmente le sue disillusioni: l’istallazione dell’artista rappresenta l’estrema attestazione dell’inganno generato dall’arte. Si tratta di un gioco amaro che sottolinea come la rappresentazione del reale nel campo artistico non possa che incorrere in un grandissimo fraintendimento.

Angela Calderan

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