Ginevra, il quadrilatero delle spie. Così è stato sconfitto il segreto bancario svizzero

Rue des Noirettes, quartiere Carouge, Ginevra. Palazzi moderni, aiuole curate, uomini in cravatta e abito blu. Una strada tranquilla di periferia. Nel grande edificio di marmo e acciaio al numero 35 non ci sono più tracce di ciò che è accaduto dieci anni fa. Ma se c’è un luogo che identifica la fine del segreto bancario svizzero è questo palazzo. Nel 2008 qui c’era la sede della più grande banca del mondo, la Hong Kong & Shanghai Banking Corporation, meglio conosciuta come Hsbc. All’epoca il maggior conglomerato del credito sulla faccia della terra. E qui, dieci anni fa, una decina di persone cominciarono a risucchiare dai suoi archivi ciò che c’è di più prezioso per una banca dopo i soldi. Risucchiarono informazioni, dati, stringhe alfanumeriche, codici cifrati. La vita e il cuore della Hsbc, aspirati e sepolti nel buio del deep web, lì dove i motori di ricerca non arrivano. Fu la più grande rapina in banca della storia. E da lì nacque la “lista Falciani”.

Hervè Falciani, 46 anni, ingegnere informatico nato a Montecarlo ma con passaporto francese e italiano fu il volto di quell’operazione, i cui contorni saranno forse svelati tra molti anni, quando gli archivi delle agenzie di intelligence americane ed europee cancelleranno la scritta “top secret” dai loro documenti. Dietro quello che è conosciuto come l’affaire SwissLeaks” c’erano infatti equilibri geopolitici che si modificavano e che come tali erano destinati a lasciare sullo scenario del conflitto vincitori e sconfitti: Stati Uniti da una parte, Svizzera dall’altra.

Intrigo internazionale
Fu un intrigo internazionale quello che si svolse tra il 2004 e il 2008 nella città di Calvino. Una partita sotterranea giocata prevalentemente all’interno di un quadrilatero di un chilometro quadrato i cui punti estremi erano il 35 di Rue des Noirettes, quartier generale della Hsbc, il numero 9 di Rues des Mouettes, abitazione privata di Falciani, il Parc des Bastiones e la Piscine des Vernets. Quattro punti distanti tra loro fra 700 metri e un chilometro e mezzo. Basta un’ora di cammino, oggi, per percorrere il quadrilatero e rivivere il film che portò alla fine del segreto bancario svizzero.

L’altro fronte: Birkenfeld e l’Ubs
Le immagini di Ginevra si intrecciano in quegli anni con un’altra battaglia combattuta sul territorio americano. Un’operazione che ha come vittima la più importante banca svizzera, l’Ubs. Alla fine del 2007 Bradley Birkenfeld, un americano di Boston, fino al 2006 brillante gestore di Ubs, viene convocato a Washington davanti alla Sottocommissione permanente d’inchiesta del Senato Usa presieduta dal senatore Carl Levin e rivela i sistemi utilizzati dal colosso bancario elvetico per consentire a migliaia di contribuenti americani di evadere il fisco.

Come altre 7mila istituzioni straniere, anche Ubs aveva firmato nel 2001 con le autorità fiscali statunitensi l’accordo sullo statuto di Qualified Intermediary (Qi), che obbligava i firmatari (banche e altri intermediari) a comunicare agli Stati Uniti la presenza di conti offshore intestati a contribuenti Usa. Ma nonostante questo impegno, Ubs aveva continuato a proteggere gli evasori fiscali americani.

In quei mesi del 2007 agli Stati Uniti proprio non va di essere presi in giro. E dichiarano guerra (in senso figurato) alla Svizzera.
Il 7 maggio 2008 Birkenfeld viene arrestato e decide di collaborare con la giustizia Usa. È un arresto che infliggerà, come vedremo, un colpo decisivo al segreto bancario svizzero. L’ex gestore di Ubs si farà due anni e mezzo di carcere e verrà ricompensato, dopo aver ricevuto dalla Sec lo status di whistleblower, con 104 milioni di dollari, il 30% di quanto avrà fatto incassare agli 007 dell’Internal revenue service americano, il Fisco Usa.

Con la confessione di Birkenfeld, gli Stati Uniti partono all’attacco di Ubs, che il 18 febbraio 2009 accetta di pagare un’ammenda di 780 milioni di dollari e di trasmettere i primi 225 nomi di clienti americani alle autorità degli Stati Uniti. Poche settimane dopo, il 13 marzo 2009, la Svizzera comunica che aderirà agli standard dell’Ocse sullo scambio di informazioni fiscali a richiesta.

La banca violata
Il 2008 è dunque un anno di svolta. È l’anno in cui le autorità svizzere scoprono che una banca presente sul loro territorio è stata infiltrata e i suoi segreti violati. Per la Confederazione è un affronto senza precedenti. Mai si era arrivati a tanto.
Cosa è davvero successo quell’anno lo chiariranno solo in parte le indagini svolte successivamente dal magistrato di Nizza, Eric de Montgolfier, e poi dal giudice del pool finanziario di Parigi, Renaud Van Ruymbeke.

Dopo che i dati sono stati prelevati dalla banca nel corso del 2007 e dei primi due mesi del 2008, Falciani compie un misterioso viaggio in Libano, sotto il falso nome di Ruben Al-Chidiak, con l’obiettivo di far scattare l’allarme delle autorità svizzere su una possibile violazione del segreto bancario.
Il piano elaborato dalla “rete” di agenti che da anni lavora all’operazione è quello di far fuggire Falciani in Francia con i dati e aspettare che la magistratura elvetica chieda alle autorità francesi di sequestrarli. A questo punto i file saranno in possesso ufficialmente anche della procura di Nizza, che avvierà un’inchiesta in Francia. E i dati della Hsbc potranno diventare pubblici.

I magistrati svizzeri arrivano quasi subito sulle tracce di Falciani e la mattina del 22 dicembre 2008 fanno irruzione nella sede della Hsbc, lo fermano e lo interrogano. Lo rilasciano la sera con la promessa di riprendere l’interrogatorio il giorno seguente. Ma le cose non andranno così.

La fuga da Ginevra
«Appena rientrato cercai il telefono, un apparecchio speciale che mi era stato consegnato dagli uomini dei servizi segreti – scrive Falciani nel suo libro-confessione “La cassaforte degli evasori” (Chiarelettere), tradotto recentemente anche a Pechino dalla China Renmin University Press -. Era un dispositivo di emergenza bianco, dalle dimensioni di una carta di credito, tanto sottile da poter essere nascosto in un libro e privo di tastiera. Mi avevano spiegato che era un cellulare “pulito”: non lasciava tracce e sfuggiva alle intercettazioni(…). Alle quattro del mattino, quando arrivò la chiamata, la voce dall’altra parte dell’apparecchio confermò che era tutto sotto controllo e che c’erano due macchine pronte in un parcheggio poco lontano da casa (…). Stavo lasciando Ginevra per sfidare una delle banche più grandi e più potenti del mondo».

La casa al numero 9 di Rue de Mouettes è un edificio di cinque piani di intonaco grigio in gran parte annerito dal tempo, all’angolo con Rue Caroline. Un ferramenta-calzolaio al piano terra, un ingresso anonimo, il parcheggio della fuga quasi di fronte. Quartiere tranquillo e ordinato con alcuni ristoranti italiani. Poco traffico. Un buon posto per viverci.

In questo edificio ogni sera, quando tornato dal lavoro Falciani collegava il suo computer alla rete, accadeva qualcosa di stupefacente. Migliaia di piccoli frammenti di file nascosti in altrettanti computer sparsi in tutto il mondo, si ricomponevano e apparivano sullo schermo. Erano i dati prelevati dalla Hsbc, sminuzzati da un software sofisticato e immagazzinati nei pc di ignari internauti, in base alle regole del peer-to-peer. Anche noi potremmo avere, ancora oggi e senza saperlo, nei nostri computer alcuni pezzi degli archivi segreti della Hsbc. Falciani li analizzava e doveva verificarne la veridicità. Un lavoro portato avanti per tutto il 2007 e per i primi mesi del 2008, prima del viaggio in Libano.

Snowden, la piscina e l’intelligence
Da Rue des Mouettes si supera il Parc des Acacias, si oltrepassano le caserme des Vernets e in dieci minuti di cammino si arriva al complesso sportivo dove sorgono le piscine, la pista di pattinaggio e lo stadio di hockey. Dall’altra parte del piazzale ci sono gli edifici in vetro verde del quartier generale della Rolex sormontati dalla corona gialla, simbolo del più rinomato brand di orologi del mondo.

In questa piazza Falciani ha incontrato per la prima volta gli uomini dei servizi di intelligence (presumibilmente) francesi e poi quelli (presumibilmente) americani che preparavano l’operazione destinata a scardinare il segreto bancario e a mettere la Svizzera sotto pressione. In quegli anni a Ginevra c’era anche Edward Snowden, l’informatico che nel giugno 2013 ha rivelato le informazioni su programmi dell’intelligence americana segretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti e Unione europea. Riparato in Russia, Snowden ha raccontato che in quegli anni lavorava per la Cia nella città svizzera e sapeva che gli agenti dell’intelligence lavoravano per infiltrare alcune banche e per convincere alcuni dipendenti ad aiutarli. Il sistema di software utilizzato per prelevare e conservare i file della Hsbc, attraverso un cloud e servendosi del deep web, era un sistema sofisticato che richiese anni per essere realizzato e fu terminato nel 2007. Pronto per essere utilizzato all’interno della Hsbc.
Calvino e il Parc des Bastions
Poco più di un chilometro separa le piscine des Vernets dal Parc des Bastions, proprio sotto la città vecchia. Alberi secolari, un edificio dove sorge la facoltà di lettere dell’università di Ginevra e l’imponente monumento di marmo ocra dedicato ai padri della Riforma protestante. Al centro, le statue alte cinque metri di Guglielmo Farel, Giovanni Calvino, Teodoro di Beza e John Knox incutono un certo timore. Poco lontano, all’ingresso del parco ecco le grandi scacchiere dipinte di bianco e nero sull’asfalto dove si gioca a dama e a scacchi con le pedine giganti. Era uno dei luoghi di incontro dove gli uomini della “rete” si incontravano senza dare nell’occhio per scambiarsi informazioni e preparare l’operazione. In piedi, davanti a quelle scacchiere, un altro pezzo del segreto veniva sbriciolato.

Nascita e morte del segreto bancario
Si torna indietro superando il ponte sul fiume Arve, di nuovo a Carouge, di nuovo davanti all’edificio dove sorgeva la Hsbc Private Bank. Oggi qui ci sono le insegne dell’Ubs. Di fronte c’è ancora la sede della Banque Pictet, storica e blasonata banca privata ginevrina. Una banca con una storia e con clienti importanti.

Nel 1713 il Gran consiglio di Ginevra approvò un regolamento in cui si stabiliva che i banchieri dovevano conservare un registro della loro clientela e delle operazioni effettuate ma gli era fatto assoluto divieto di diffondere queste informazioni. È uno dei primi documenti che attesta la nascita del segreto bancario già prima della nascita della Confederazione. Ma gli scherzi della storia hanno voluto che proprio a Ginevra una banca fosse pesantemente violata. Qui è nato e qui è morto il segreto bancario.

Uomini in abito scuro camminano veloci nel grande atrio dominato da una gigantesca scala a chiocciola. L’attività ferve come sempre a Ginevra, incurante degli avvenimenti di dieci anni fa.

Il mistero dei dati mai emersi
Falciani è stato accusato dalla magistratura svizzera di aver sottratto dalla memoria della banca – così recita l’atto di accusa – «almeno 13.619 file per un totale di 67 gigabyte, pari al 75% dei conti aperti presso la Hsbc Private Bank (Suisse) alla fine del 2006». Nel novembre 2015 è stato condannato a cinque anni di reclusione per spionaggio economico ma è stato assolto dall’accusa di aver sottratto i dati. Ancora oggi i magistrati svizzeri ammettono di non aver capito chi prelevò materialmente i file e soprattutto in che modo i conti cifrati e le altre informazioni sono state portate fuori dalla Hsbc. Un mistero destinato a rimanere tale.

Nel 2015 il Consorzio internazionale giornalisti investigativi ha ottenuto e ha diffuso sui giornali di tutto il mondo 3,3 gigabyte di dati provenienti dalla Hsbc, con i nomi di politici e uomini d’affari che hanno evaso le tasse. Falciani ha però affermato che dalla banca sono stati sottratti ben 800 gigabyte di file. Dove sono finiti gli altri 796,7 gigabyte? È un altro grande mistero.

Cosa resta del segreto bancario
Secondo i dati del Dipartimento federale delle Finanze svizzero, nel 2006 nella Confederazione erano presenti 331 banche. Alla fine del 2016 il loro numero era sceso a 261, con un calo del 21%. I dipendenti del settore finanziario erano 195.600 dieci anni fa. Nel 2016 erano scesi a 144mila, il 26% in meno. Secondo una stima della società di consulenza PwC, dal 2008 al 2014 sono defluiti dalla Svizzera 350 miliardi di franchi gestiti dagli istituti bancari elvetici.
Ginevra, Zurigo, Lugano e le altre piazze finanziarie della Svizzera hanno accusato il colpo. L’adesione della confederazione agli standard Ocse sullo scambio automatico di informazioni fiscali, ha certamente allontanato dal paese una parte dei capitali che vi erano affluiti ma non ha intaccato il primato della Svizzera.

Gli Stati Uniti hanno vinto la loro battaglia. Dopo la maximulta pagata da Ubs nel 2009, un’altra dozzina di istituti bancari svizzeri sono stati messi sotto accusa e hanno pagato sanzioni milionarie. La Banca Wegelin, l’istituto più antico della Svizzera, ha dichiarato fallimento e il suo nome è stato cancellato. Decine di migliaia di contribuenti americani hanno aderito al programma di voluntary disclosure portando oltre 4,4 miliardi di dollari nelle casse del Fisco americano.

Ma il traffico della sera e i negozi di lusso di Rue du Rhone sembrano non conservare nessuna memoria degli echi di questa guerra. Jimmy Choo, Prada, Zegna, gioiellerie, orologi di lusso, banche, società finanziarie, studi di avvocati e di fiduciari. A Ginevra i soldi scorrono come fiumi. Il segreto bancario è morto. Viva il segreto bancario.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...