Recensione: Dolce Cara Audrina – V.C. ANDREWS

dal blog di Lettrice Assorta

 

Per gli amanti del thriller gotico Virginia Andrews è sicuramente una scelta obbligata. Come ho già avuto modo di sottolineare in numerose occasioni, mi piacciono  le atmosfere a cui da vita con la sua scrittura  fine, così fortemente caratterizzata, da delinearsi in uno stile tutto suo, facilmente identificabile, io lo chiamo “stile Andrews”.Diversamente da King, suo estimatore, l’autrice adotta una modalità scrittoria più sobria, pacata, introspettiva, ma non meno efficace nel creare situazioni e trame coinvolgenti. Se state cercando il brivido, amate le vecchie case decadenti, orologi a pendolo e  contingenze ambigue, questo libro fa per voi.

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Dolce, cara Audrina, è la storia di una ragazzina dall’età imprecisata che vive in una casa bella ma decadente assieme ai genitori, la zia e sua cugina Vera con cui ha un pessimo rapporto. Fin da subito appare chiaro che intorno ad Audrina siano avvenuti fatti piuttosto inquietanti. Alla ragazzina è vietato  andare a scuola, frequentare coetanei e perfino festeggiare il suo compleanno. Ella si aggira senza memoria  come un fantasma, strisciando tra le pareti  della sua casa immota, dove il tempo sembra essere irrilevante e con il pesante, triste fardello di una sorella che non ha mai conosciuto, deceduta in circostanze misteriose.

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La scrittura della Andrews è dolce, quasi ipnotica. Le descrizioni sono  rese in modo originale, altamente evocativo e contribuiscono ad ammantare la narrazione di un drappo cupo. Casa  Whitefern viene perfettamente palesata nella sua lugubre atmosfera: ombre aleggiano negli angoli, si sentono sussurri sulle scale ed il tempo è insignificante, come sospeso. I molti orologi sparsi lungo la dimora, coadiuvano la confusione: le pendole dei corridoi segnano ore diverse, i cucù nelle loro casette di legno fanno capolino dalle porticine decorate contraddicendosi l’un l’altro e un orologio cinese gira all’indietro. Questo esacerba in Audrina il disordine mentale, visto che non ha una chiara nozione del tempo e non ricorda nulla della sua prima infanzia. Come se non fosse abbastanza, la casa sorge maestosa e lontana da ogni città e i suoi abitanti danno vita a situazioni inquietanti e bizzarre. Per esempio, ogni martedì alle quattro si celebra il giorno della zia Mercy Marie. La cornice d’argento con la foto della defunta, viene collocata sul pianoforte. La mamma e la zia di Audrina attraverso lei, liberano tutto il veleno che si tengono dentro durante la settimana dando vita ad un raccapricciante psicodramma in cui simulando la voce della defunta, fanno emergere le loro frustrazioni più recondite sotto lo sguardo sbigottito della povera ragazzina, sempre più confusa. “Mi sentivo sempre in gabbia quando il fantasma dispettoso della zia Mercy Marie veniva a farci visita nel salotto buono. Lei era morta e irreale, ma chissà perché riusciva a far sentire me come un’ombra priva di sostanza…”

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Penso che in questo romanzo emerga prepotente l’esigenza malata da parte dei genitori di tutelare Audrina. La bambina è sotto una cupa e opprimente cappa di iperprotezione che rende la sua mente vaga, remota, blandita dalla volontà di negazione dei parenti che la sommergono con i loro bisogni che pretendono siano anche i suoi. Soprattutto il padre, figura piuttosto ambivalente, viene descritto a volte come premuroso e altre, meschino e indifferente. Altro tema caro all’autrice è quello religioso che permea tutti i suoi scritti. La religione viene vista non come rifugio, salvezza, ma come un’inquietante presenza inibitoria nella vita della protagonista. Essa permea la sua esistenza, incombe con le sue restrizioni e con i suoi divieti, ma quando viene invocato l’aiuto del cielo tutto rimane immobile, silente, contribuendo ad amplificare l’angoscia.

Una storia per nulla scontata, ricca di impressionanti colpi di scena dove nessuno è chi dice di essere.

Consiglio questo libro ai lettori coraggiosi, la Andrews è una scrittrice molto perspicace soprattutto quando si tratta di analizzare i contesti  e le persone. E’ abilissima nel creare atmosfere in cui una grigia foschia ottenebra e ammanta. Alla fine del libro mi sento anche io vagamente disorientata…

Buona lettura

La Lettrice Assorta

 

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