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29 Maggio 2026 Dario Lucisano
11.642 soldati, 6.521 unità a disposizione, 1 miliardo e 800 milioni di euro. Sono i numeri relativi alle missioni militari dell’Italia all’estero, presentati dal governo al parlamento negli scorsi giorni. Le disposizioni sono state inserite nella relazione analitica sulle missioni internazionali dell’Italia, un corposo documento di oltre 800 pagine che elenca i teatri in cui nel 2025 sono state dispiegate le forze armate tricolore e quelli in cui l’esecutivo intende mobilitarle nel 2026. Per l’anno corrente, il governo intende prorogare tutte le missioni attive nel 2025, e introdurre tre nuovi programmi in Iraq, Somalia e Tunisia. Sebbene il numero di truppe dispiegate sia leggermente diminuito, non si può dire lo stesso delle Forze ad alta e altissima prontezza, il contingente a disposizione per eventuali dispiegamenti immediati, che nel corso dell’ultimo anno è più che raddoppiato.
Le delibere del governo sono arrivate lo scorso 14 maggio e sono state trasmesse al parlamento il 19 maggio. Gli interventi in materia di missioni internazionali sono due: la proroga di tutte le missioni del 2025 e la creazione di tre nuovi missioni. In totale, il governo intende dispiegare 11.642 soldati, anche se si prevede una consistenza media di 7.459 unità. A tali cifre si aggiungono le 6.521 unità afferenti alle Forze ad alta e altissima prontezza che per quest’anno sono più che raddoppiate: nel 2025, si contavano 2.867 truppe, 359 mezzi terrestri, 4 mezzi navali e 15 mezzi aerei; oggi, agli oltre 6.000 soldati, si aggiungerebbero 1.024 mezzi terrestri, 5 mezzi navali e 29 mezzi aerei. Le missioni internazionali non impegnano solo soldati, ma anche membri delle forze di polizia e della guardia di finanza, rispettivamente per un totale di 82 unità e 69 unità, un membro della magistratura e i membri dell’AISE – i servizi segreti italiani all’estero – di cui per ovvie ragioni non viene quantificato il personale.
Le missioni del 2025 per cui il governo intende ottenere una proroga sono in totale 41: 13 in Africa, 11 in Europa, 8 in Asia, 5 sul Mediterraneo e sull’Atlantico e 4 sul Mar Rosso e l’Oceano Indiano. A esse si aggiungono i vari programmi generali come quello di sminamento, interventi di sostegno ai processi di pace, missioni di stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza, partecipazioni alle iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace, e misure per rafforzare le sedi diplomatiche e consolari. Vi sono poi le tre nuove missioni proposte: una prevede il dispiegamento di 196 unità di personale e 5 mezzi aerei in Iraq con lo scopo di «garantire la continuità del supporto italiano alle forze di sicurezza irachene, consolidando al contempo la stabilità e la sicurezza dell’area»; un’altra prevede l’impiego di un contingente di massimo 45 unità e 2 mezzi terrestri in Somalia, con lo scopo di addestrare le forze armate del Paese e fornire supporto alla cybersicurezza; un’ultima riguarda il personale della guardia di finanza e contempla la mobilitazione di 22 unità di personale e di diversi mezzi e materiali terrestri in Tunisia per fornire assistenza al mantenimento delle navi e addestrare la guardia marittima del Paese. In totale le nuove missioni costeranno 21.696.855 di euro, che aggiunti agli oltre 1,78 miliardi delle missioni prorogate, arrivano a superare gli 1,8 miliardi di euro complessivi.

Dario Lucisano
Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024