Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore su dati del Registro di commercio del Cantone dei Grigioni
Una cantonale intasata di società
La strada cantonale che attraversa i Grigioni italiani (Mesolcina e Calanca) è tappezzata di cassette per le lettere con i nomi di ben 3.700 società, in gran parte di proprietà di italiani, anche se basta un’occhiata per capire che sono tanti i titolari provenienti dai paesi dell’Est europeo e dal Sudamerica. Secondo il Registro di commercio del Canton Grigioni, nei 39 chilometri che separano San Vittore – primo comune della valle – dal passo di San Bernardino sono però attive soltanto 1.581 società, vale a dire il 43% del totale.
La caccia ai fantasmi
Risalendo la via Cantonale si arriva a Grono, 1.340 abitanti e una società ogni tre residenti. Le società spuntano come funghi soprattutto in edifici che sembrano essere nati apposta per ospitare le “bucalettere”. Cinquantasette società erano ospitate in un ex asilo, la Ca’ Rossa, dove avrebbe dovuto sorgere un polo tecnologico. I fiduciari girovaghi non hanno paura di arrampicarsi neppure per zone impervie come Leggia, una frazione di Grono, dove sorge un edificio dall’intonaco beige chiamato Casa Olga, dove sono registrate alcune società compresa quella di Rosanna Papalia, figlia del boss di ‘ndrangheta Rocco, tornato a Buccinasco (Milano) dopo 28 anni di carcere.
Numero di società operanti nel Cantone Grigioni e provenienti dal Canton Ticino, suddiviso per tipologia ed anno (alcune società hanno nello scopo sociale più di una attività) (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)
Numero di società operanti nel Canton Ticino e proveniti dal Canton Grigioni suddiviso per tipologia e anno (alcune società hanno nello scopo sociale più di una attività) (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)
Trasferimenti di sede: partenza per il Canton Grigioni (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)
Trasferimenti di sede: partenza per il Canton Grigioni (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)
Un caso politico
La rivolta contro le società “bucalettere” è partita nel 2003 con la denuncia del sindaco di San Vittore, Nicoletta Noi Togni. Di recente però la questione è stata rilanciata con forza dal granconsigliere del Parlamento dei Grigioni, Peter Hans Wellig, albergatore di San Bernardino.
Parola all’ex procuratore pubblico di Lugano
Di cimitero degli elefanti parla anche Paolo Bernasconi, avvocato ed ex procuratore pubblico di Lugano, che paragona la valle Moesa ai paradisi fiscali dei Caraibi definendola «una splendida isoletta tra i monti». Da molti anni, incalza Bernasconi, si assiste all’esodo di società da tutta la Svizzera verso i Grigioni italiani con l’obiettivo di farle fallire proprio in Mesolcina perché l’ufficio dedicato a seguire le pratiche è oberato di lavoro.
Le indagini di un ex agente sotto copertura
Ad aprire gli occhi sulla facilità con la quale è possibile creare società “bucalettere” in Mesolcina, in tempi non sospetti è stato anche Fausto Tato Cattaneo, ex commissario dell’antidroga ticinese, assurto agli onori della cronaca negli anni Ottanta per le sue operazioni sotto copertura per la lotta al traffico di stupefacenti e autore del volume “Come ho infiltrato i cartelli della droga”, pubblicato nel 2001.
