Sette cose che una volta erano gratis e ora si pagano

Tutto costa? No. Un sacco di cose, negli anni, hanno assunto dimensione così ampia e capillare da renderne inconcepibile il pagamento. E’ il caso, per esempio, degli smsun tempo a pagamento ora quasi sempre flat (cioè compresi nella tariffa mensile) o offerti dalle compagnie telefoniche o sostituiti dai servizi delle mille app di messaggistica gratuita tipo WhatsApp. Oppure la connettività alla rete: un tempo lusso solo postmeridiano di pochi nerd (le prime connessioni, negli anni ‘90, occupavano il telefono di casa e costavano circa 2000 lire l’ora) mentre ora sono a flat a un prezzo spesso molto basso. Oppure la musica e i film, buona parte dei quali, oggi non ha più niente a che fare con un costoso e ingombrante supporto fisico, ma si ascolta e vede in streaming, pagando un abbonamento mensile di pochi euro per un consumo illimitato.

 Tutto molto bello. Ma se servizi del genere sono divenuti quasi o del tutto gratuiti, altri, dopo essere stati per decenni  gratis, hanno preso a essere a pagamento.
 Quasi tutto, sugli aerei

David Goldman/AP Photo

Chiunque vola si sarà accorto del fatto che negli ultimi 15 anni i prezzi dei biglietti aerei si sono molto ridotti, tanto che se prima volare era un lusso per pochi, oggi è spesso la soluzione più economica per spostarsi da una città all’altra. Allo stesso modo però, sono cambiati i prezzi degli extra. Anzi, sono proprio cambiati gli extra. Se fino alla fine degli anni ‘90 una volta saliti a bordo tutto era compreso nel prezzo, dal pranzo, al caffè, al carico del bagaglio in stiva, ora tutto viene considerato un optional a parte e, a parte, si paga: le consumazioni, la scelta del posto, la possibilità di imbarcarsi prima degli altri e, persino, in alcuni casi, il check in fatto in aeroporto e non on line.

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L’acqua al bar

iStock

“Semplice come bere un bicchier d’acqua’. No, in realtà bere un bicchier d’acqua è tutto fuorché semplice. Per una questione igienica i bar non possono più versare l’acqua direttamente dai bottiglioni da litro e mezzo e quindi, a meno che non chiediate esplicitamente di ricevere dell’acqua di rubinetto, chiedendo dell’acqua vi vedrete portare una bottiglietta da mezzo litro. Che in genere non costa mai meno di un euro e cinquanta.

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Gli extra negli hotel

Hotel Rome Cavalieri Waldorf Astoria. Hilton

Room service, minibar, piscina, sauna: servizi che non sono mai stati del tutto gratuiti, ma che un tempo erano compresi nella tariffa della camera. Ora invece, spesso, si pagano a parte, e di gratis negli alberghi, sono rimaste solo le boccette di shampoo. Finché non diveranno a pagamento, of course.

La consegna a domicilio

Foodora

Un tempo la consegna a domicilio (della spesa o della cena che fosse) dipendevano soprattutto dal buon cuore dell’esercente che decideva se inviare o meno un garzone a casa nostra. Allo stesso modo, dal buon cuore del cliente dipendeva il pagamento del servizio, che spesso si risolveva in una mancia di pochi spiccioli. Ora no: è tutto diverso. Il servizio a domicilio è istituzionalizzato (lo offrono praticamente tutti i principali supermercati e nelle grandi città hanno preso capillarmente piede le reti tipo UberEats, Deliveroo e Foodora) ma si paga.

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I sacchetti di plastica

Milano 06/01/2018 Sacchetti di plastica biodegradabili per frutta e verdura. AGF

La polemica (tanto violenta quanto vacua) sui sacchetti per la frutta e la verdura ha riempito le colonne dei social per i primi giorni del 2018. Poi, per fortuna, è tornata all’oblio che merita. A dare tanto fuoco alle polveri era stata la decisione, figlia di una direttiva europea, di far pagare un centesimo ogni sacchetto di plastica usa e getta al reparto frutta e verdura. Una spesa impercettibile fatta con la ratio di risparmiare in termini di consumo di risorse e di inquinamento, spingendo a un uso più consapevole di quei sacchetti che, si sa, se gratuiti si tende a credere non valgano niente.

La loro (men che minima) quotazione ha però scatenato un putiferio, carico di una vis polemica che meglio avrebbe calzato ai temi dell’ambiente e dello spreco. Sarà per un’altra volta. Intanto del prezzo dei sacchetti non si parla (per fortuna) più.

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Il parcheggio

Un tempo i parcheggi a pagamento erano un’eccezione riservata alle vie più centrali delle città, e spesso solo in determinate fasce orarie. Ora, al contrario, sono gli stalli gratuiti, quelli con le righe bianche, a essere rari e ricercatissimi. Per tutto il resto, le righe per terra si pagano. Sia quando le si paga davvero, con i parchimetri, sia quando si prova a fare i furbi e si prova a non pagare. In quel caso, arriva, implacabile, una multa

I giornali

Le prime pagine dei giornali inglesi il 9 giugno 2017. Daniel Sorabji/AFP/Getty Images

cavallo tra il XX e il XXI secolo c’è e stato un (breve) periodo in cui i giornali erano gratis. Si è trattato della manciata di anni in cui la free press la faceva da padrona alle fermate delle metropolitane e dei treni (a Milano, a un certo punto, si  arrivò a contare fino a 6 quotidiani gratuiti). Erano anni di vacche grasse, immediatamente precedenti la crisi del 2008, che tra i suoi effetti, ha portato a un drastico taglio delle pubblicità sui periodici (sino ad allora molto generose) e, di conseguenza, dei soldi per la stampa.

Finita quell’epoca (ed esplosa l’informazione mordi e fuggi dei social) ai giornali non è rimasto che giocare, con poco successo la carta dell’on line e della gratuità. Una strada senza sbocco che ha prosciugato le casse degli editori e le idee dei giornalisti. Ragion per cui, da qualche anno, alcuni giornali on line (come il New York Times, il Los Angeles Times, il Wall Street Journal….) hanno ripreso a essere a pagamento, guadagnandone, a dire il vero, più in qualità che in denaro.

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