Qualche considerazione su una storia politica. Dalla psicologia comportamentale di gruppo si può capire l’attualità di un dibattito politico necessario, diverso e aperto ad ogni contributo

Non ho altro modo che partire dalla mia esperienza personale per descrivere la situazione politica vista da dietro le “quinte”, da attore attento, ma non attivo se non con parole .
Quando ero militante del movimento tutte le discussioni nel bene e nel male le portavo dentro al movimento , un circolo chiuso , dove chiunque dava un giudizio o provava a parlare in modo differente dalla tesi del gruppo era visto con sospetto, nel migliore dei casi se non era un commento osteggiante lo si lasciava correre . Però l’argomento era chiuso fra pochi anche perchè senza mezzi l’iniziativa politica era scarsa nel senso pubblico, e nasconi nuovi nomi che identificano figure troll, dissidente, amico di ….
Poi ci fu il periodo durato qualche anno, dei gruppi di studio tematici (energia, lavoro, sanità, sos indebitamento, ambiente , ecc). Difficile coniugare incompetenza specifica e ricerca di soluzioni politiche con lavoro aperto anche a competenti(ingegneri, commercialisti, avvocati, ecc). La poca attrattività delle conclusioni a volte impossibili da realizzare perchè essere minoranza senza potere non aiutava a tenere legate persone . Ragionare socialmente è una fatica , uno stress anche per persone professionalmente capaci , ma senza volonta della battaglia quotidiana per affermare idee giuste. Infine dopo l’inattività di gruppi col tempo nonostante lo sbattimento, venne il periodo della ricerca di relazioni con associazioni ambientaliste e di volontariato, ma in cui non c’èra vero desiderio di collaborazione, ognuno seguiva un proprio progetto e il mantenere minimi rapporti interpersonali era un modo per avere un pò di visibilità. Qui mi sono scontrato con il fatto reale che, chi stava al vertice delle varie associazioni o comitati aveva in concreto mire diverse personali, con legami partitici che spingevano ad inciuci, più che a sviluppare opposizione .
Potrei parlane per ore nei dettagli ma non è utile . Cosa voglio dire ?
Quando stai in un movimento senti la necessità del confronto a 360° di idee ed azioni, ma la lenta trasformazione per ragioni elettorali del movimento che in parte capisco ma non giustifico in un partito con un vertice e una struttura come quella attuale, ha vanificato in sordina questo desiderio di rapporti , di collegamenti sociali. Quello che non esce dal movimento è considerato con alcune varianti : da combattere, le nostre ragioni sono sempre migliori, sviluppiamo tutto all’interno (in senso culturale ) per non essere contaminati, temi come l’onesta contro i ladri dei partiti o dei rimborsi dei tagli agli stipendi hanno dominato come principali aspetti la politica del movimento, mentre la maggioranza della genteaveva problemi diversi come prioritari. Dato che convegni nazionali , anche specifici su temi per cui discutere e decidere non ce ne sono stati, anzi ogni tipologia di gruppo , di meetup , di rete nazionale era silenziosamente osteggiata, non sviluppata (ne so qualcosa in Liguria, dei problemi per mettere insieme una decina di meetup sul tema formazione ). Così siamo passati saltando certamente meccanismi più sottili e complessi, alla negazione del modo genuino , semplificato, aperto del primo movimento, dove tutti avevano la parola , dove si andava proprio a cercare ” altre parrocchie politiche” coscienti dell’utilità di convolgere più gente possibile in questa opposizione difficile .
D’altra parte chi è stato eletto nei consigli comunali, spesso in assoluta buonafede e per una buona dose di non competenza, senza colpa personale, lavorava indirettamente appunto nel chiuso di istituzioni per cui i cittadini avevano già da tempo perso ogni interesse, gridando alla luna e diventando marziani, perchè le loro mozioni sacrosante anche se spesso ingenue e non da protocollo erano cassate, non discusse, rese inefficaci, ecc dai partiti di maggioranza di turno.
In questo clima si sono svolte alcune giravolte di cui ho già parlato e non mi ripeto , ma ricordo dalla questione Alde, al tema elezioni a Genova , fino ad oggi in cui una nuova associazione ha eliminato di fatto militanti lasciando marcire la vecchia , con artifici da gioco delle tre carte . Certo è meglio cancellare una storia che iniziare un confronto non semplice, a cui ci si è disabituati e il tempo poi non basta perchè questa nuova aggregazione politica ha mire alte nazionali , anche con la complicità indiretta di una base poco educata al ragionamento politico sotituito da categorie morali.
Gli stessi media pur dando risalto per loro interesse, alle mille contraddizioni appunto di non dialogo, di battaglie interne, hanno omologato di fatto quello sviluppo politico cancellando come entità aggregata l’idea politica del primo movimento aperto e solidale , dove ci si confrontava su ogni aspetto e si decideva per alzata di mano la soluzione migliore.
Così si è arrivati alle elezioni nazionali, ancora con mille problemi non risolti di programma e organizzazione, l’ultima riunione fatta a Pescara (tre gg di convegno ad un mese dalle lezioni) è servita solo per spiegare come dovevano essere descritti i punti del programma, in una collaborazione fra pochi eletti e alcuni esperti esterni, non con un vero dibattito sui temi per arrivare all’evento e decidere. Anzi quell’elenco di buone idee difficili da praticare non sono inquadrate in un vero piano di sviluppo alternativo di questa Italia moribonda,con i suoi debiti ed il rapporto aperto con l’Eu calato nella realtà specifica e con una visione d’insieme ed obiettivi temporali . Non c’è una proposta seria da votare fra militanti per descrivere gli scenari possibili post voto( che non ha modificato molto le previsioni ante 4 marzo) Tutto è demandato a pochi al vertice che gestiscono soldi e piccole posizioni di potere oggettivo. Pazienza se la maggioranza degli eletti sono persone appunto rielette o loro collaboratori con un disastro di personaggi dell’ultima ora benedetti dal gruppo che gestisce Rousseau . Se la prima ondata nel 2013 era composta da persone oneste, molte con laurea, ma nessuna efficace competenza, ora siamo ad una piccola guerra fra poveri perchè fra diseredati (anche con lauree si può esserlo)con sgomitamento per mettersi in evidenza anche di chi del territorio se ne era praticamente dimenticato contando le comparsate annuali locali , gli interventi dirimenti alla gestione delle varie zone sulla punta delle dita. La posizione parlamentare per chi non ha un buon lavoro è attrattiva !
Si parte quindi per le elezioni nazionali con un apparente sfoggio di democrazia in cui si permette a chiunque di proporsi candidato (15.000) anche senza aver mai frequentato un meetup o con gente che se ne era già allontanata . Poi la mannaia decisionista di giggino e pochi intimi, dove vengono cassati senza nessun rispetto militanti ed accettati estranei o volti noti (Falco, Paragone,ecc), dove “sfuggono ” così lucidi massoni, persone indagate, imprenditori che riciclano denaro e cose da vergogna utili a Berlusconi e altri per l’acquisto
La militanza in pratica è dichiarata indirettamente inutile e con la questione < l’importante sono le idee, non le persone>, anche il singolo militante può fottersi e nessuno lo fa sentire in una “comunità”. Ecco aperto il mercato delle vacche dove chiunque sia un buon parlatore può arrivare ad essere eletto.
Il buon esito del voto non è un fatto ideologico o morale, ma dipende in larga parte dall’Italia a pezzi, dove non c’è futuro e gli italiani per motivi magari differenti dal sud al nord però vivono il sistema dei partiti con un odio che ha superato anche barriere appunto ideologiche . Esplode il voto come protesta, una conquista facile che però non ha molti sbocchi nel gioco delle composizioni di un eventuale governo, dove le regole per amministrare sono fatte al momento, non preparate e discusse trasversalmente anche se tutto era prevedibile !
Questo è un pezzo della storia del movimento cui ho dedicato 7 anni , non in seconda fila e per cui mi sono battuto . Ma questa è anche la storia di come non ci sia un riscontro storico in una situazione politica così. Questi risultati elettorali non capitano due volte, il potere ha mille volti intercambiabili e mille strumenti dalla corruzione , alla mistificazione della realtà , i voltagabbana sono appesi ad un filo, in ansia per vedere le offerte su quel mercato delle vacche del parlamento che le faccia il cdx o gli avanzi della sx . Vedremo .
La morale è che serve un pò staccarsi a mio modesto giudizio per guardare le cose da vari punti di vista . La colpa non ce l’ha solo un gruppo che pian piano “alla democristiana” ha preso il potere di decidere , cassando ogni formula collettiva o spacciando il voto farlocco su Rousseau per la democrazia on line. c’è uno strato di gente onesta, ma incapace di uscire da schemi morali, di uscire dalla definizione di chiesa chiusa, di guardare nella società cosa c’è di buono per ripartire a creare ancora opposizione,soprattutto di guardare non nell’immediato ma oltre l’orizzonte progettando non improvvisando, per far un salto di cultura, cercando argomenti e strutturandosi per avere una vera collaborazione politica trasversale .
Tutte le rivoluzioni sono state sconfitte o rese senza sbocchi non tanto dal centro dei vari poteri decisionali, ma da una classe di supporto decisiva di tecnici, burocrati,amministratori esperti, collaboratori, finanzieri che costituiscono l’ossatura indispensabile per ogni possibile governo . Mentre si criticava ad esempio per il Tav e Terzo Valico Del Rio ministro dei trasporti, gli Incalza di turno nascosti lavoravano nascosti a rubare, vanificare, fare interessi lobbistici, costruendo relazioni, rispondendo a poteri nascosti e per uno scoperto cento ne rimangono. Un tessuto tutto da purificare e rigenerare .
Se non c’è un ritorno a culture di discussione partendo dai temi non dalle ideologie, non si cambia un paese per arrivare a capire quale futuro serve, bisogna parlarne, non darlo per scontato. Tipico esempio è la questione Olimpiadi a Torino, dove non entro nel merito specifico in una discussione su cui i militanti si stanno dividendo fra favorevoli o contrari con la solita semplificazione ancora ideologica . Nessuna delle “fazioni” pro o contro le Olimpiadi ha portato avanti qualcosa in più che non siano punti generici con tesi opposte e contrarie, senza un progetto con numeri, grafici, con un piano convincente e obiettivi praticabili, proprio a partire da cosa serve per lo sport e il benessere fisico a Torino.
Così la guerra è senza un frame come si dice, senza contesto vero, possibile in un senso o nell’altro. Chi è a favore delle Olimpiadi abbraccia come una possibilità d’uso della macchina rodata dei furbi dello sport dove girano miliardi, la sfida da raccogliere in un ottica manageriale di business, di gestire denaro senza sporcarsi le mani (pur non avendo nessuna struttura per attuare gestione e controllo ad oggi). Chi invece si oppone cavalca tesi ancora ambientaliste, parziali o comunque specificità, che non fanno inquadrare il tema dentro a questo sistema dello sport come finanziamento politico, con un idea davvero alternativa della città vivibile senza essere talebani estremisti della decrescita . Non che sia sbagliato ma non ho appunto sentito come , perchè e chi può costruire una alternativa per realizzare una città diversa . La visione d’insieme non c’è , quale futuro è ancora uno slogan ma non si traduce in lotta politica e soprattutto in un piano fattibile e tangibile
Da qualche parte serve ricominciare, senza farlo da zero, ma deve essere diverso dai modi attuali in voga , questa la mia provocazione !

Gianni Gatti

Savona 14/3/2018

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