Velelle, “una regata davvero particolare…”: il commento del direttore dell’Area Marina Protetta di Bergeggi

Le parole di Simone Bava sullo spiaggiamento delle piccole meduse Da IVG.IT blog

Bergeggi. “Anche quest’anno, un po’ in anticipo rispetto al solito, si è svolta la più singolare delle regate. Dopo aver percorso centinaia di miglia in mare aperto, in un crescendo di trepidazione, la flotta è stata più volte avvistata in prossimità della costa da acuti osservatori: dapprima è apparsa lungo le coste toscane, poi lungo quelle liguri, dove ha attraversato le Cinque Terre, poi Portofino, Genova e finalmente il 3 di aprile ha raggiunto le acque bergeggine”. Così il direttore dell’Area Marina Protetta di Bergeggi Simone Bava commenta il massiccio arrivo sulle coste e le spiagge savonesi delle velelle, le piccole meduse che ogni inizio primavera arrivano con la loro marea blu per poi spiaggiarsi sui nostri litorali.
Questa mattina l’arrivo proprio a Bergeggi, così come in molti altri comuni della riviera dove si è verificato lo spiaggiamento. E il direttore dell’Area Marina Protetta prosegue: “All’improvviso il mare si è riempito di migliaia di vele trasparenti issate su piccoli scafi di colore blu elettrico che, addossati gli uni agli altri, sono infine giunti a riva. Stremate dal lungo viaggio, le barchette sono inesorabilmente spiaggiate sospinte dai venti dei quadranti meridionali, imperlando la candida sabbia di minuscoli e coloratissimi relitti color cobalto.

velelle

“È la regata delle barchette di San Pietro, Velella velella, traversata altamente ecocompatibile: il vento le ha spinte in giro per il Mediterraneo, mentre il sole ha continuamente caricato le loro batterie; per sfamarsi hanno invece catturato alcuni animali lungo il tragitto. Normalmente si conoscono le meduse costituite da individui singoli, la Rizostoma pulmo, la Cotyloriza tubercolata, la Pelagia noctiluca. La barchetta di San Pietro, invece, è una piccola colonia di polipi ascritta al gruppo degli idrozoi, facente parte del pleuston, quella frazione del plancton che viene portata in giro dal vento”.
“Medusa e polipo sono rispettivamente parte del ciclo di vita (metagenesi) di gran parte degli antozoi: la medusa, individuo sessuato, dà origine attraverso l’unione di uova e spermi al polipo, che per riproduzione asessuata (strobilazione) origina di nuovo la medusa”.
“Al di sotto della vela proteica, deputata alla propulsione, si trova un robusto polipo (gastrozoide) adibito alla nutrizione, che si basa sulla cattura di piccoli animali planctonici (uova e larve) ad opera di polipi allungati (dattilozoidi), carichi di cellule urticanti (non abbastanza da causare dolore all’uomo). Tra la bocca del gastrozoide e la fitta cintura di dattilozoidi si trovano i gonozoidi, piccoli polipi adibiti alla riproduzione: sono loro infatti a produrre per riproduzione asessuata centinaia di meduse grandi quanto una capocchia di spillo che vengono rilasciate nell’acqua”.

E il direttore aggiunge: “Le meduse si accrescono al di sotto della colonia “madre”, grazie all’energia fornita loro da microalghe simbionti che albergano nei loro tessuti: la luce solare permette alle alghe di svolgere la fotosintesi, tramite la quale producono zuccheri che vengono in parte rilasciati direttamente all’interno del corpo delle meduse stesse in cambio di concime (i prodotti azotati generati dal metabolismo delle proteine). Le meduse hanno sessi separati, esistono cioè meduse maschio e meduse femmina, che, producendo uova e spermi, danno luogo a nuovi polipi fondatori che, a loro volta, attraverso la riproduzione asessuata origineranno nuove colonie di barchette di S. Pietro. Per questo, il naufragio delle barchette è qualcosa di assolutamente naturale: dopo aver prodotto le giovani meduse ed essersi così garantite la prosecuzione della specie, le velelle giungono alla fine del loro ciclo vitale e della lunga veleggiata che le ha portate a navigare per centinaia di miglia”.
“Le velelle non urticano l’uomo, spiaggiano all’inizio dell’estate, creando un fastidio ai fruitori delle spiagge, per colpa dell’odore forte generato dalla decomposizione, ma trasferiscono molta energia dall’ecosistema del largo, a quello costiero. Almeno 15 specie di pesci costieri si nutrono di meduse, per non parlare dei macro invertebrati del bagnasciuga”.

“Non perdete l’occasione di osservare questo singolare spiaggiamento di massa, poiché insieme alle velelle, sarà possibile osservare altri singolari organismi animali, come i granchi pelagici (Planes minutus) che vivono anche su tronchi e sulle tartarughe marine e le conchiglie parassite del genere Janthina, che in questo periodo presentano anche imponenti aggregati gelatinosi (le uova)” conclude Simone Bava.

 

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