L’Italia che nessuno racconta: Casa all’asta con cadavere: sul divano

di paolopolitiblog

corrieredelveneto.corriere.it 13 aprile 2018

 

DRAMMA DELLA SOLITUDINE

Dicono che Walter amasse guardare il cielo. Si sdraiava sopra un’asse di legno, a fianco della sua casetta, una struttura al grezzo in una contrada della montagna vicentina costeggiata da un corso d’acqua, e guardava verso l’alto per ore. I paesani lo descrivono come un uomo solitario, strano, comunque abbastanza gentile. Di certo, era senza amici: a 42 anni Walter Dal Zotto è morto nella sua casa di Valli del Pasubio in un momento imprecisato fra giugno e luglio scorso. Nei mesi successivi la casetta è stata messa all’asta ma nessuno era andato a guardare che fine avesse fatto l’uomo: mercoledì mattina l’ufficiale giudiziario è entrato dalla porta con un aspirante acquirente. Walter era sul divano, le gambe accavallate, semi-mummificato.

I timori di una vicina

«Me lo sentivo che c’era qualcosa di strano. In paese dicevano che era sparito perché era andato in comunità, e invece no, era là dentro. Povero ragazzo». Patrizia Gasparoni, una residente di via Molin Maso che abita con la famiglia molto vicino all’abitazione dell’uomo trovato morto, l’anno scorso ha chiamato più volte i servizi sociali del Comune. Era preoccupata perché vedeva quello strano vicino, solitario e di poche parole, sempre più magro ed emaciato. E poi perché da giugno in poi nelle vie della contrada non lo si è più visto. «Walter era un tipo solitario, certo, ma si vedeva che stava male, non mangiava abbastanza. Ho chiamato gli assistenti sociali d’intesa con gli altri residenti della frazione per tre volte: a giugno, luglio e a settembre scorso. Alla fine mi hanno detto di non occuparmene più», spiega Gasparoni.

L’inchiesta

Sulla vicenda farà degli accertamenti la procura di Vicenza, anche se l’impressione è che sia soprattutto un dramma della solitudine: per le forze dell’ordine si è trattato di una morte per cause naturali o, ma è meno probabile, di un suicidio. Comunque una tragedia, tanto più vistosa perché il destino della casa – che a un certo punto è finita all’asta, quindi destinata a qualcosa e qualcuno – era ben più definito e concreto rispetto alla sorte dell’uomo che lì abitava, e che è morto dentro senza che per nove mesi qualcuno lo cercasse. Mercoledì mattina, dopo il macabro ritrovamento, gli ufficiali giudiziari hanno chiamato i carabinieri della stazione di Valli. Un po’ alla volta, è venuta a galla la vicenda dello sfortunato ex proprietario. Dal Zotto aveva comprato la casetta con la famiglia tempo fa e si era trasferito da Schio, ma a un certo punto aveva perso il lavoro e non era più riuscito a pagare le rate. Con il padre e il fratello – residenti tutt’ora a Schio – c’era un brutto rapporto, nessun contatto. Walter era senza denaro e le bollette non pagate hanno fatto sì che dalla casetta montana di via Molin Maso venisse staccata anche la corrente. Le rate del mutuo della casa sono rimaste in sospeso, cosa che un po’ alla volta ha portato alla vendita all’asta per 27mila euro, con gara fissata per il 24 aprile.

Luce solo dal camino

«Il fuoco nel caminetto, alimentato dalla legna del bosco qui vicino – riprende Patrizia col marito, Giuseppe Tisato – era l’unica luce della sua casa. Era molto solitario, c’erano giorni in cui sapevamo che c’era, solo perché si notava il fumo uscire dal camino. Avevamo provato a offrirgli qualcosa, un panino o una pasta, ma non voleva. Fino alla fine del 2016 andava spesso giù a Schio, sua madre gli comprava un po’ di spesa». Ma a Natale 2016 la mamma è morta e Walter non ha avuto più nessuno: in pochi mesi il 42enne è deperito ed è morto. «Ci dispiace tantissimo che una persona sia morta in quelle condizioni – osserva l’assessore al Sociale di Valli, Paolo Pianegonda – c’erano state delle segnalazioni ed era stato avvertito il servizio sociale del Comune di residenza, che aveva provato a contattare la famiglia». Walter Dal Zotto formalmente infatti risiedeva ancora a Schio. E questo ha rappresentato un limite legale per l’intervento: «È stata seguita la prassi del caso, correttamente. Ma farò un approfondimento interno con i servizi sociali. Mi dispiace si pensi che ci sia stato disinteresse», conclude l’amministratore.

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