L’Italia del vino rischia l’esclusione dai fondi Ocm per la promozione all’estero. I Consorzi: ‘danno incalcolabile’

Prima al mondo per produzione con 42,5 milioni di ettolitri nel 2017 e secondo Paese esportatore alle spalle della Francia con 6 miliardi di euro: l’Italia si conferma nell’Olimpo del vino, mettendo a segno anno dopo anno risultati positivi e crescite robuste. Ma all’orizzonte, sui vigneti italiani, si addensano nubi minacciose.

A preoccupare le 310 mila imprese agricole e le quasi 46mila aziende vinificatrici che compongono il tessuto produttivo italiano sono le recenti notizie che riguardano il bando per la promozione all’estero finanziato con soldi dell’Unione Europea. Secondo quanto denunciano i Consorzi, l’Italia rischia di essere esclusa dai fondi dell’Organizzazione Comune Mercato (Ocm) del vino e quindi dai programmi di promozione del vino italiano all’estero per i prossimi 5 anni.

In pratica – a causa di una interpretazione della norma Ue chiesta della Spagna – i produttori vinicoli europei, per la prossima programmazione, cioè quella per gli anni 2018-2023, non potranno godere dei finanziamenti per farsi pubblicità nei Paesi dove già hanno fatto promozione negli ultimi cinque anni. Tradotto: per l’Italia significa mettere a rischio la promozione in Paesi chiave come gli Stati Uniti e la Cina.

Secondo Giovanni Busi, presidente del Consorzio toscano del Vino Chianti si tratta di “una follia, di un’assurdità” e chiede a “tutti gli amministratori e i politici di alzare la voce e tutelare gli interessi del vino italiano perché non essere presenti nei mercati importanti ed emergenti nei prossimi anni significa perdere la possibilità di consolidare la presenza del made in Italy in aree dove ci stiamo affermando”. Per Busi sarebbe “un danno incalcolabile per il settore con conseguenze drammatiche per tutto il sistema economico nazionale”.

Ma cosa sono questi Ocm, così poco conosciuti, ma cruciali per il mondo del vino?

Sul sito dell’Unione Europea si legge che le “cosiddette organizzazioni comuni dei mercati (Ocm) sono state create nel contesto iniziale della politica agricola comune (Pac) per gestire la produzione e il commercio della maggior parte del settore agricolo dell’Ue”. Nel 2007 e nel 2013 la Pac ha subìto alcune modifiche che hanno portato al regolamento attuale che prevede “una rete di sicurezza per i mercati agricoli attraverso l’utilizzo di strumenti di sostegno al mercato, misure eccezionali e regimi di aiuto per alcuni settori, in particolare frutta, verdura e vino”.

I finanziamenti e i contributi dell’Ocm vino sono distribuiti dal ministero per le Politiche Agricole e dagli assessorati per l’agricoltura delle Regioni. In particolare il bando Ocm vino “Paesi Terzi” permette di finanziare con un contributo a fondo perduto, che va dal 50% all’80%, tutti i costi da sostenere per promuovere i prodotti fuori dall’Ue. Tra questi ci sono: le spese per la partecipazione alle fiere, le degustazioni nei ristoranti, le campagne pubblicitarie e l’incoming di potenziali clienti. In pratica il bando è una misura completa che copre tutti i costi necessari per sostenere l’export del vino, con un limite di spesa per ogni azienda pari al 20% del fatturato dell’anno precedente.

Il decreto ministeriale pubblicato il 10 agosto 2017 indica le modalità attuative della promozione sui mercati dei Paesi terzi e all’articolo 10 individua i criteri di priorità per i progetti ammissibili al finanziamento, tra cui: “Il progetto è rivolto ad un nuovo Paese terzo e a un nuovo mercato del Paese terzo, ovvero dove il soggetto proponente nel corso della programmazione 2014-2018 non ha realizzato azioni di promozione con il contributo comunitario”.

Ed eccoci al nodo della questione. La Spagna ha chiesto all’Ue che questo principio non sia considerato un criterio di priorità per fare la graduatoria dei progetti finanziabili, ma piuttosto un criterio di esclusione. E così l’Italia, che negli ultimi cinque anni ha puntato con forza sulla promozione, per esempio, in Usa e in Cina, non potrà farlo fino al 2023. La conferma del trabocchetto arriverà soltanto con la pubblicazione da parte del Ministero del prossimo bando Ocm vino che, atteso prima del Vinitaly (15-18 aprile), sembra essere ancora fermo sulla scrivania del ministro ad interim Paolo Gentiloni (che ha assunto l’incarico dopo le dimissioni, a marzo, di Maurizio Martina).

La doccia fredda sui viticoltori potrebbe quindi arrivare proprio nel momento d’oro dell’export italiano: nel 2017 le vendite all’estero hanno toccato il record storico di 6 miliardi (+6% sul 2016) con una ripresa anche delle esportazioni a volume, attestate a 21,5 milioni di ettolitri. Il comparto ha un fatturato di 13 miliardi e vale il 15% delle esportazioni agroalimentari italiane, che nel 2017 hanno superato i 41 miliardi.

Secondo l’ultimo rapporto di Ismea, l’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, a trainare le esportazioni sono stati gli spumanti che nel 2017 hanno segnato una crescita ben superiore alla media del settore (+9% a volume e +14% a valore). L’Italia – nonostante in assoluto risulti alle spalle della Francia in termini di valore dell’export e della Spagna in quanto a volume – è però il primo esportatore in volume in Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera e Canada e in valore verso Germania, Russia e Svizzera.

Il ruolo dei mercati extra Ue è molto cresciuto nel corso dell’ultimo decennio, passando dal 45% al 49% nel 2017 in valore e dal 27% al 34% nelle quantità. In questo inizio di 2018, l’Italia ha anche registrato uno storico sorpasso ai danni della Spagna, conquistando la quarta posizione nelle esportazioni di vino in Cina. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia Ice di Pechino, la quota italiana (+63% in termini di valore nel primo trimestre) è passata così dal 5% al 7% in meno di due anni, superando i 55,6 milioni di dollari.

L’area asiatica – come conferma l’indagine sul settore vinicolo italiano dell’Area studi di Mediobanca – è stata la più dinamica del 2017 (+21,1% di vendite sul 2016). Segno che l’azione di promozione dei vini italiani sul mercato orientale sta dando i suoi frutti.

Per questo il Consorzio del Chianti lancia l’allarme sullo stop ai fondi europei e chiede alla politica, ancora impantanata nelle sabbie mobili delle elezioni del 4 marzo, di darsi una mossa e ascoltare le istanze dei produttori di vino. Che non solo aspettano il bando Ocm vino, ma sono ancora in attesa dei decreti attuativi del Testo unico sullo schedario vinicolo, dei decreti sulla Riforma del sistema dei Consorzie di quelli attuativi della legge sull’Enoturismo. Tutti aspetti tecnici fondamentali per permettere alle cantine italiane di non perdere il loro posto nell’Olimpo del mercato internazionale del vino.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...