acque, aria, clima: il futuro della resilienza

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acaricida (contro acari e altri aracnidi);
battericida (contro i batteri);
fungicida o anticrittogamico (contro malattie e/o alterazioni da funghi);
diserbante o erbicida (contro le malerbe o vegetali infestanti);
insetticida (contro insetti dannosi, quali afidi o cocciniglie);
molluschicida (contro le lumache o altri molluschi);
nematocida (contro i nematodi infestanti del terreno);
rodenticida (contro topi e roditori dannosi);
fitoregolatore (sostanze influenti i processi vitali dei vegetali quali il diradamento o l’allegagione);
repellente;
semiochimico;
alghicida (contro le alghe);
talpicida (contro le talpe);
virucida (contro i virus);
altre categorie…

tutti insieme li chiamano pesticidi, perche` l’idea di uccidere la peste e` attraente; pero` meglio vengono chiamati biocidi molti di loro, perche` in effetti uccidono forme di vita.

molti di loro sono sostanze pericolose, oppure inquinanti organici persistenti.

e fino a che punto e` possibile uccidere forme di vita tanto o poco diverse dalla nostra, senza fare danno anche a noi stessi?

. . .

ma ecco uno spunto di riflessione importante, anzi decisivo, sul nostro futuro (sempre che ci interessi ancora e che riteniamo possibile averne ancora uno, o meglio che ne abbiano uno le generazioni che ci seguiranno.

il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, edizione 2018, presentato ieri, mostra dati decisamente allarmanti per l’Italia: da quasi 2 milioni di analisi realizzate nel biennio 2015-2016 su 35.353 campionirisulta che i pesticidi in Italia sono presenti nel 67% delle acque superficiali e nel 33% delle acque sotterranee e che superano i limiti rispettivamente nel 23,9% e nell’8,3% dei casi.

il famigerato glifosato è l’erbicida che presenta il maggior numero di casi di superamento dei limiti: nel 24,5% dei siti monitorati; la percentuale sale al 47,8% per il suo metabolita Ampa, cioe` per questa sostanza che viene prodotta dopo l’assimilazione da parte degli organismi.

Perche` famigerato il glifosato?  l’Agenzia di protezione dell’ambiente negli Stati Uniti e in Europa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) lo hanno dichiarato non cancerogeno, o meglio: che non ci sono evidenze scientifiche che sia cancerogeno nell’uomo.

Pero` nel marzo 2015, lo IARC, International Agency for Research on Cancer, l’ha classificato come“probabile cancerogeno per l’uomo” nella categoria 2A, la stessa del DDT e degli steroidi anabolizzanti, delle emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, delle carni rosse, delle bevande assunte a temperature molto alte, delle emissioni per la combustione di legna da ardere e biomasse nei camini domestici: per le quali risulta una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo, ma una sufficiente prova di cancerogenicità nei test clinici su animali.

Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di carcinogenicità sull’uomo e sugli animali sono limitate, ma studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo.

insomma, dati contrastanti parzialmente: ma le agenzie si sono basate sui dati forniti dalla Monsanto, che lo produce, e in linea con le forti pressioni esercitate da questa azienda (i Monsanto papers), mentre l’Iarc non ha avuto accesso a quei dati: in altre parole, la decisione favorevole al glifosato è per lo più basata sulle conclusioni dell’azienda statunitense.

e anche se il rischio di cancerogenicita` e` obiettivamente basso, anche per chi lo ha individuato, la recente decisione europea di novembre di autorizzarlo per altri 5 anni e` stata molto criticata: tra l’altro e` stata presa col voto determinante della Germania, in particolare del ministro dell’agricoltura, che tuttavia ha votato in modo opposto a quanto era stato concordato dal governo, e la stessa Merkel ha definito quel voto un errore.

in ogni caso, questa sostanza ha superato i limiti ammessi in Italia in quasi un quarto della acque superficiali e un suo metabolita in quasi la meta`.

ma l’indagine rivela altre criticita`: in molti campioni sono stati trovati neonicotinoidi, erbicidi con una grandissima persistenza recentemente vietati dall’Unione europea perché letali per le api; e ancora, a 25 anni dalla proibizione, l’atrazina e i suoi metaboliti”.

pericolose sono anche le miscele di diverse sostanze che si formano in modo del tutto casuale nei fiumi e nelle falde; in un singolo campionesono state isolate ben 50 pesticidi diversi; gli effetti della loro combinazione non sono sempre prevedibili.

la situazione e` particolarmente grave in alcune regioni: in Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Bolzano, in Piemonte e nel Veneto la presenza di pesticidi riguarda oltre il 90% dei punti delle acque superficiali; in Emilia Romagna e Toscana più dell’80%; oltre il 70% in Lombardia e nella provincia di Trento; nelle acque sotterranee il dato è particolarmente elevato in Friuli Venezia Giulia (81%), Piemonte (66%) e Sicilia (60%). 

e ora vogliamo aggiungere a questa situazione di criticita` delle acque (per non parlare delle microparticelle di plastica che vi si stanno diffondendo) ​la stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanita` sull’aria?

nel 2016 nove persone su dieci al mondo respiravano aria inquinata, soprattutto per la combustione al chiuso delle case.

esagerazioni? qualcuno scrolla le spalle e accetta; del resto, che altro fare?

penso a queste cose, di ritorno da un incontro col climatologo Luca Mercalli all’Istituto Polivalente di Idro qui in Val Sabbia sulle trasformazioni climatiche, il terzo incomodo a fianco del degrado progressivo delle condizioni dell’acqua e dell’aria del pianeta.

Luca-Mercalli

lui qui ha parlato soprattutto di resilienza e di effetto serra, nel quadro di un progetto chiamato“le valli resilienti” e ha messo con decisione il dito sulla sovrappopolazione umana, il grande tabu` (come penso anche io) della discussione sul tema.

perche` non dire che la causa principale ed ultima di inquinamento ed effetto serra e` la sovrappopolazione umana e` un modo per non scontrarsi non soltanto con le religioni e in particolare con quella cattolica, che ora santifica l’ecologia nel nome di Francesco, inteso come frate di Assisi, ma non rinunciano a imporre il crescete e moltiplicatevi come legge morale universale (e non particolare per gli ebrei soltanto, come era in origine), ma anche con le leggi dell’economia attuale del profitto che reclamano la crescita come condizione del benessere, cioe` la premessa della nostra autodistruzione.

ma come e` possibile una riduzione indolore della popolazione umana a due miliardi che e`, piu` o meno, la misura effettivamente sostenibile in condizioni di vita dignitose, da parte del pianeta?

e quanto e` compatibile (domanda che mercalli non si e` posto) un sistema politico democratico con un prgetto di riduzione soft della popolazione umana stessa?

resilienza come modello?

resilienza e` meglio che resistenza: e` la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, e` la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà senza collassare psicologicamente.

si resiste fino a che si puo`, ma poi ci si spezza; ma con la resilienza ci si adatta gradualmente e si costruisce contemporaneamente una risposta.

ma anche Mercalli mi e` sembrato pessimista sulla possibilita` che vi sia un progetto politico globale di resilienza contro l’autoavvelenamento e l’autodistruzione in corso, e, pur rifiutando il catastrofismo, vede la possibilita` che quel 10% di popolazione che le ricerche dicono sensibile al tema, costruisca almeno progetti di resilienza locali, se non proprio individuali.

l’andamento del clima e` tale che fra qualche decennio, dice, la popolazione in fuga dalle pianure con temperature irachene o pakistane, che saranno la regola anche in Val Padana, cerchera` rifugio provvisorio su questi monti.

qui anche le acque, che provengono direttamente da monti non irrorati di pesticidi, dovrebbero essere meno contaminate.

ma e` una prospettiva realistica cercare di salvarsi da una catastrofe umana generale? non ne  sono sicuro, ma che cos’altro resta da fare, se il 90% della popolazione non e` neppure consapevole del problema e neppure vuole esserlo?

forse soltanto scommettere che da tante individuali scelte di resilienza, da tante fughe e rifiuti almeno degli aspetti piu` esasperati dell’attuale modello di vita, si costruisca, per aggregazione quasi molecolare, un modello di vita diverso, da lasciare in eredita` alle sfortunate generazioni future?

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