terminatela con i contratti a termine

di bortocal15

devo scrivere un bis di un post gia scritto tempo fa sul Decreto Dignita​: questo e`​ piu` documentato, ma non nuovo nei giudizi.

​ho trovato solo una analisi seria sui contratti a termine, razzolando in un sistema dell’informazione che si e` oramai omologato sul livello dei bambini deficienti, e pare con successo, dato che il livello reale probabilmente e` questo.

ve la indico:

I contratti a termine italiani erano tra i peggiori d’Europa (e il “Decreto Dignità” prova a metterci una pezza)

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/07/06/i-contratti-a-termine-italiani-erano-tra-i-peggiori-deuropa-e-il-decre/38703/

e mi fido perche` l’articolo riassume i dati prodotti dall’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ha analizzato la situazione dei paesi europei,

http://www.ilo.org/dyn/eplex/termdisplay.empContracts?p_lang=en&p_expandcomments=Y&p_checkbox=Y&p_region=4

e anche perche` viene da una testata online decisamente critica, in genere, verso questo governo.

rileggersi questi dati mi pare un buon antidoto mentale all’ondata di propaganda interessata e prezzolata che tendono a presentare come una catastrofe imminente i modesti ritocchi portati dal governo alla precedente pessima riforma renzina.

. . .

il punto centrale delle critiche al cosiddetto Decreto Dignita` sta nel fatto che per il primo rinnovo (a non per la prima stipula di un contratto a termine) sono richieste delle esplicite motivazioni o causali, come da gergo inventato per l’occasione.

l’eliminazione totale dell’obbligo delle causali aveva effettivamente ridotto il contenzioso legale, che e` passato da 8.000 casi a 490, ma questo significa in poche parole che aveva lasciato quasi completa mano libera alle aziende, che avevano fatto ricorso amplissimo a questo tipo di contratto.

ma l’assenza completa dell’obbligo di causali, come nell’Italia renzia, si verificava in Europa in questi paesi dell’Unione Europea: Regno Unito, Svezia, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Cipro; e, fuori dall’Unione Europea, inMacedonia, Norvegia, Svizzera.

la reintroduzione della causale prevista dal Decreto e` peraltro parziale, e comunque accomunera`, se confermata, l’Italia a questi paesi: Germania, Francia, Lussemburgo, Austria, Danimarca, Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Croazia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Grecia, Malta, Irlanda, Spagna, Portogallo.

possibile che i datori di lavoro italiani non possano soravvivere a questa misura che avvicina solo parzialmente l’Italia alle grandi democrazie europee?

. . .

ma si dice che la causali italiane siano particolarmente rigide.

bene, allora discutiamo nel merito della loro formulazione, ma non sul principio, per favore.

ah gia, ma sono proprio le discussioni sul merito dei problemi, invece, che sono cosi` difficili in Italia.

comunque io mi ostino a provarci…

. . .

ma, si dice, il Decreto Dignità riduce la durata da 36 a 24 mesi, e le proroghe da cinque a quattro.

ma la durata massima dei contratti a tempo indeterminato e` di 24 mesi anche in Francia, Spagna, Germania, Grecia, Olanda, Lussemburgo.

la durata massima di 36 mesi esiste solo in Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria, ma con un numero di proroghe sempre inferiore.

cosi` come tuttora e` quasi sempre inferiore il numero di proroghe ammesse anche rispetto a quelle previste dal Decreto Dignita`.

e del resto, nella vituperata riforma Fornero, udite udite, la durata massima del rapporto a tempo determinato era di 12 mesi, non di 24 come nel vituperato decreto Di Maio, ne` tanto meno di 36 mesi, come nei provvedimenti di Renzi.

. . .

insomma, detto in poche parole, l’Italia era diventata con Renzi il paese che in Europa aveva  liberalizzato al massimo i contratti a tempo determinato.

con questo governo si e` attuato qualche correttivo parziale e molto modesto, confermo il mio primo giudizio.

. . .

ma basteranno questi ritocchi, tutto sommato perfino quasi insignificanti, a ridurre i posti di lavoro in Italia di 8.000 l’anno? cifra che sarebbe comunque modestissima…

alcuni tecnici dicono di si`, lo hanno messo nero su bianco, Di Maio non ha neppure letto i rapporti trasmessigli per mail e si e` messo a sclerare di manine occulte e a minacciare Boeri per avere detto quel che pensava.

e poi a dare anche i numeri sui voucher, peraltro utilissimi in determinate situazioni, anche se da tenere bene sotto controllo.

ma non e` piu` comodo spaccarsi su voucher si`, voucher no, e altri simili ideologismi di comodo per gli incompetenti, anziche` parlare dei controlli?

poveri noi, in che mani siamo.

pero` questo non ci impedisca, per favore, di restare con i piedi per terra, di ridere degli isterismi delle opposte propagande, e di comuoverci poco per i portafogli dei datori di lavoro.

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be’, alla fine anche loro se ne faranno una ragione.

e io non credo che le assunzioni a tempo determinate dipendano tanto dalle condizioni di legge dei contratti, quanto dall’effettivo fabbisogno.

alla legge, ancora in discussione peraltro, possono essere mosse altre critiche; e ben vengano le osservazioni precise.

ma la propaganda ufficiale cerca di convincerci che solo se ridotti al rango di schiavi precari i nostri giovani possono sperare di essere assunti e poi buttati via…

contratto-a-termine

indegni! – confermo.

. . .

anche il mio giudizio sta diventando a tempo indeterminato! 🙂

 

N.di R. – Mi pare utile considerare che esistono due aspetti separati anche se ovviamente influenzati reciprocamente nel decreto , a cui mi associo chiamarlo avanzamento e dignità mi pare quanto meno affrettato e non vero. Si potrà dire questo è quello che riusciamo a fare , ma non chiamiamolo cambiamento ! Gli aspetti cui mi riferivo sono appunto le condizioni di precarietà (che rimangono anche se minori) e il lavoro che NON C’E’ di fatto . Cioè non essendo per adesso nessun vero piano per creare lavoro, non perché non sia possibile, ma per le risorse che costerebbe per investimenti che non si trovano. Il che va di pari passo con la non sovranità monetaria e con il pareggio dei bilanci voluto dalla UE . Il passo lungo, quello dell’intelligenza sociale, del vero cambiamento, non è stato fatto e neppure si hanno annunci ne di medio, ne di lungo periodo e di conseguenza è rimandata ogni scelta . Se si parla di dare lavoro ed un reddito di cittadinanza a chi è alla soglia della povertà in un paese che era la settima potenza industriale del mondo o si fa come “sistema ” o non c’è novità, solo continuità con qualche piccola diversità

 

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