8 premi Nobel considerano l’Euro una moneta sbagliata: ecco perché

di paolopolitiblog

Informarexresistere.fr 27.6.18

Se lo dicono Claudio Borghi, Paolo Savona e Marine Le Pen forse non ci credereste. Ma se ve lo facessimo ripetere chiaro e tondo da otto premi Nobel per l’economia?

Euro. Se lo conosci lo eviti, se ce l’hai ti uccide – di Rodolfo Casadei – Alberto Bagnai e Claudio Borghi Aquilini, economisti di punta della Lega, non dicono balle:

i più grandi economisti del mondo biasimano l’euro come una moneta profondamente sbagliata.

Fior di premi Nobel per l’economia hanno espresso il loro dissenso nei confronti della valuta comune di 19 paesi dell’Unione Europea:

Paul Krugman, Milton Friedman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, James Mirrlees, Christopher Pissarides, Christopher Sims. Da ultimo Oliver Hart, che all’indomani dell’assegnazione del premio nel dicembre 2016 dichiarò:

«L’euro è stato un errore (…) non sarei affatto triste se in futuro l’Europa si liberasse dell’euro».

Tanti e di tante opinioni sono gli economisti al mondo, che non è per niente difficile trovarne 150 euroentusiasti oppure 150 euroscettici.

Appelli e liste in passato si sono sprecati. Elencare però senza tema di smentita otto premi Nobel che in momenti diversi hanno definito l’euro un errore, o un progetto fallimentare, o una bella idea realizzata nel modo sbagliato, o un progetto ambizioso che non si è dato gli strumenti necessari per riuscire, è qualcosa che fa la differenza in una discussione.

Non bisogna tuttavia allargarsi troppo. Se dagli scuotimenti di capo di 8 premi Nobel per l’economia di fronte alla stralunata architettura dell’euro si pretende di far discendere l’opportunità che un paese – l’Italia, o la Grecia, o la Francia – abbandoni la valuta unica, allora si passa dalla parte del torto.

Euro: uscirne si può? Ecco cosa pensano i premi Nobel

Infatti gli otto nomi sopra citati li si ritrova fra le firme della lettera con la quale 25 economisti internazionali alla vigilia delle presidenziali francesi dell’anno scorso prendevano le distanze dal programma di Marine Le Pen, che nel corso della campagna elettorale aveva citato le loro critiche all’euro e ai meccanismi di gestione finanziaria ed economica dell’Unione Europea a conforto delle proprie tesi euroscettiche.

In quella lettera a proposito dell’euro si leggeva: «C’è una grande differenza fra la scelta previa di non aderire all’euro e quella di uscirne dopo averlo adottato».

Che è come dire che quando il dentifricio è uscito dal tubetto, candidarsi a rimettercelo dentro è promessa irrealizzabile e antieconomica.

Il padre del neoliberismo. Che però l’euro sia pasta dentifricia uscita maldestramente dal contenitore – cioè danno al quale non si può porre più riparo – è verità che i grandi economisti hanno cercato di spiegare prima e durante l’esperimento.

Uno che ha cercato di spiegarla prima è Milton Friedman, da molti considerato il padre del neoliberismo, premio Nobel nel 1976.

Scriveva nel 1998, alla vigilia dell’introduzione della valuta: «La spinta per l’euro è stata motivata dalla politica, non dall’economia.

Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d’Europa.

Io credo che l’adozione dell’euro avrà l’effetto opposto. Esacerberà le tensioni politiche convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni.

Un’unità politica può aprire la strada per un’unità monetaria. Un’unità monetaria imposta sotto condizioni sfavorevoli si dimostrerà una barriera per il raggiungimento dell’unità politica».

Intervista al Corriere della Sera di Milton Friedman

Altre parole profetiche le consegnò a un’intervista al Corriere della Sera«Non vedo la flessibilità dell’economia e dei salari e l’omogeneità necessaria tra i diversi paesi perché l’euro sia un successo.

Se l’Europa sarà fortunata e per un lungo periodo non subirà shock esterni, (…) allora tra 15 o 20 anni raccoglieremo i frutti dati dalla benedizione di un fatto positivo.

Altrimenti sarà una fonte di guai. (…) Finora, le economie, come quella italiana, avevano una serie di libertà, fino a quella di lasciar muovere il tasso di cambio della moneta.

Ora, non avranno più quell’opzione. L’unica opzione che resta è quella di fare pressione sull’Unione Europea a Bruxelles perché fornisca assistenza di bilancio e sulla Banca centrale europea a Francoforte perché faccia una politica monetaria favorevole».

E alla domanda se la Bce sarebbe stata capace di controllare la massa monetaria dell’eurozona, cioè l’inflazione, rispose:

«No, non c’è dubbio, non possono partire con un obiettivo monetario in un’area così ampia e non conosciuta.

Si daranno un target di inflazione e per di più non esplicito: non stabiliranno un meccanismo automatico ma manterranno una grande discrezionalità di scelte».

Infatti la Bce, pur dandosi l’obiettivo di un’inflazione attorno al 2 per cento, non è stata in grado di farlo rispettare agli stati dell’eurozona:

la Germania negli anni a cavallo della nascita dell’euro praticò la politica dell’inflazione zero, che consolidò il suo vantaggio sulle altre economie. continua a leggere su Tempi.it

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.