IL PIANO ‘A’ DI SAVONA E’ UNA CATASTROFE DI SOTTOMISSIONE ALL’EUROPA. E LUI VI MENTE

di paolopolitiblog

paolobarnard.info 27.7.18

L’esecutivo giallo-verde ha un solo pregio: ci ha messo due mesi per far capire agli euroscettici italiani chi davvero sono, almeno hanno fatto alla svelta. E sono dei dilettanti, degli arraffa Poltrone e dei bugiardi.

La bordata che affonda questo losco teatro nelle speranze di milioni d’italiani la cui vita, lavoro, futuro dei figli sono stati ammorbati dal progetto Neoliberale e Neomercantile franco-tedesco chiamato Moneta Unica, è il Piano ‘A’ del Ministro Savona, che vado a smontare pezzo su pezzo nelle righe che seguono. Ma alcune brevi parole prima.

Chi ha votato Lega e 5 Stelle il 4 di marzo sperando in una boccata d’aria fuori dall’euro si vede oggi governato da un esecutivo che ha:

1) Un Premier e un Ministro del Tesoro di fede giurata al progetto Eurozona nonostante la comunità macroeconomica internazionale abbia sentenziato da almeno 20 anni (Wynne Godley dal 1998 e di seguito) che la moneta unica progettata sui parametri di Maastricht è meccanismo automatico d’impoverimento delle aziende, di deflazione dei salari, di depauperamento dei risparmi privati, e di soffocamento della crescita. E’ infatti evidenza conclamata nel mondo che senza i trucchi monetari per 2.600 miliardi di euro della BCE l’Eurozona sarebbe implosa nel 2015-6 perché già allora morta nella crescita e nelle sue maggiori banche. Ma no, Conte e Tria sono uomini euro.

2) Un Presidente della Repubblica e un Governatore della Banca d’Italia che apertamente e volgarmente violano il loro mandato d’imparzialità sancito dalla Costituzione e dalla giurisprudenza italiane per minare ogni vagito nazionale di ribellione all’Economicidio dell’euro.

3) Il primo partito di maggioranza, il 5 Stelle, che in linea con gli ordini della Casaleggio Associati dal 2011 scientemente annacqua qualsiasi sua presa di posizione sulla catastrofe italiana nell’Eurozona. Il secondo partito di maggioranza, Lega, che inscena boutade macho anti euro, si rifiuta di rendere nota agli elettori una sua strategia competente per davvero contrastare le soverchianti armi che Bruxelles e i Mercati posseggono per schiacciare il Paese nell’obbedienza, e sta, di fatto, lavorando alla costruzione di un quinquennio dove l’Italia di Conte rafforzerà appieno la stabilità della Moneta Unica.

Al presente governo è possibile sdoganare questo volgare inganno perché purtroppo gli elettori italiani, spiace dirlo, sono cittadini formati più al tifo calcistico che alla consapevolezza di cosa servirebbe all’Italia per riscattarsi, e oggi tutti costoro, pur a fronte di evidenze scandalose già alla luce del sole, campano nella triste ma tenace autoillusione di quelli che “W i nostri! Comunque sia!”.

Per chi sa pensare e per chi ancora intelligentemente tiene all’Italia delle prossime generazioni, è bene ricordare i fondamentali di uno Stato dedito all’Interesse Pubblico Nazionale:

L’Eurozona è per l’Italia ciò che Seveso fu nel ’76 per la Brianza. L’Eurozona è ‘diossina’ per qualsiasi cosa esista sul territorio nazionale e che debba crescere – lavoro, produzione, servizi, figli – perché ha radicalmente sottratto a Roma il potere costituzionale sovrano di emettere la propria moneta.

La sovranità dell’emissione di moneta a Deficit rappresenta l’indiscutibile discrezionalità per lo Stato italiano di poter spendere per noi più di quanto ci tassadunque di lasciare crediti nei portafogli di cittadini e aziende così da raggiungere la Piena Occupazione, i Pieni Servizi Sociali, le Piene Pensioni, le Piene infrastrutture per le aziende, i Pieni salari e un adeguato risparmio. E’ macroeconomicamente impossibile che questi goal vitali possono essere raggiunti dal solo settore privato, poiché esso possiede il potere di generare economia solo nei cicli economici positivi, mentre è costretto e distruggere economia nei cicli economici negativi. Lo Stato sovrano nella moneta non ha questo vincolo in nessun caso, ed è l’unico garante esistente in qualsiasi ciclo economico per la Piena Occupazione, Pieni Servizi Sociali, Piene Pensioni, Piene infrastrutture per le aziende, Pieni salari e adeguato risparmio.

Ma togliere allo Stato il potere costituzionale sovrano di emettere la propria moneta significa di fatto cancellare la sua esclusiva capacità di garantire la crescita e l’economia come sopra spiegato. L’Eurozona ha tolto del tutto allo Stato italiano il potere costituzionale sovrano di emettere la propria moneta. Di conseguenza abbiamo avuto 18 anni di automatico impoverimento delle aziende, di deflazione dei salari, di depauperamento dei risparmi privati, e di soffocamento della crescita. Questo è successo all’Italia che ha aderito alla Moneta Unica emessa esclusivamente da un’entità sovrana straniera, la Banca Centrale Europea. La prova delle colpe dell’euro sopra ad altri fattori sta nel fatto che ’Italia degli anni ’90 dotata della moneta sovrana era a detta delle Agenzie di Rating internazionali, nonostante alto debito e deficit, alta inflazione e grande corruzione, una delle economie di punta in Europa. Poi è arrivato l’euro, e oggi siamo i PIIGS.

Da quanto sopra si evince per pura matematica contabile che alla ‘diossina dell’economia’ che è l’assenza di sovranità monetaria, cioè all’euro, si può solo fuggire, ogni altra discussione e tentativo di mediazione dall’interno sono totali mistificazioni, sono persino un insulto alla nostra dignità costituzionale sancita nel 1948.

ECCO LA REALTA’ DEL PIANO ‘A’ DI PAOLO SAVONA.

(in grassetto i passaggi chiave delle sue affermazioni sul piano ‘A’, al seguito le mie repliche)

L’Italia da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera. Tale avanzo non può essere attivato, cioè non possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei. L’avanzo sull’estero di quest’anno è al 2,7% del PIL, per un valore complessivo di circa 50 miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna”.

Affermazione senza alcun senso economico. Savona parla del surplus che le aziende e i servizi italiani hanno accumulato esportando più di quanto importano. Primo, si tratta di ricchezza privata, e quindi di nessuna rilevanza per la facoltà dello Stato d’investire con fondi pubblici. Essa contribuisce allo Stato come gettito fiscale ed eventualmente alle riserve della Banca d’Italia come introito di valute estere, ma considerarla un ‘bottino’ che il governo italiano può gestire, anche di rimbalzo, per riempire le mancanze della domanda interna è assurdo e falso come dimostro più sotto.

“Se l’Ue lo accetta, meglio ancora se propone essa stessa, nel reciproco interesse, un piano di investimenti di tale importo, la crescita del PIL nominale che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di Flat Tax, salario di cittadinanza e revisione della Legge Fornero senza aumentare né il disavanzo pubblico né il rapporto debito pubblico/PIL su base annua”.

Primo, è risibile ipotizzare che Bruxelles accetti di permettere lo sforamento dei ben noti limiti di Pareggio di Bilancio e dei limiti di Deficit imposti a tutta l’Eurozona a fronte di buoni risultati dell’export di un Paese membro. Come ha saggiamente ricordato Luigi Pandolfi, a quel punto “la Germania potrebbe chiedere il via libera ad un programma di investimenti di 250 miliardi di euro, pari all’ammontare dei suoi surplus commerciali”, quindi Savona parla di una cosa assurda che sarà scartata dalla Commissione UE nel ridicolo, altro che l’altrettanto ridicolo “meglio ancora se propone essa stessa, nel reciproco interesse” del medesimo.

Ma assai più grave è la parte sul “gettito fiscale”. Il Ministro dice questo in pratica: fare investimenti per 50 miliardi dallo Stato verso il settore di cittadini e aziende; aspettare una crescita della ricchezza del settore di cittadini e aziende; poi però tassare il settore di cittadini e aziende per finanziare le spese previste dalla Flat Tax, salario di cittadinanza e revisione della Legge Fornero. Questa è una truffa, è niente meno che il gioco di tre bussolotti in puro stile Renziano, ed è inoltre un pericolosissimo azzardo.

La truffa dei tre bussolotti: ti do 50, aspetto una crescita di X, e poi tasso quella preziosa crescita per finanziare altro. Cioè, se investo 10 per mantenere le promesse elettorali è perché ho sottratto 10 dai tuoi primi guadagni tassandoti, che è precisamente quello che pretende Bruxelles. Dove sta la novità Ministro ‘sovranista’? Ed è anche una manovra da totali incoscienti, perché cosa accade se per motivi di congiuntura imprevista la crescita del PIL di Savona si materializza in una somma minore del 10 con cui ci deve poi tassareo se non si materializza affatto? Tutto il mondo sa, meno il Ministro, che la guerra dei dazi di Trump sta già minacciando recessioni che i Mercati danno ormai per scontate. Le prime vittime saranno le economie stagnanti, cioè noi. Che farà a quel punto Paolo Savona? Ci tasserà per finanziare il Contratto mentre siamo di nuovo agli stracci e la sua magica crescita X è minima o neppure si è materializzata?

Ma ciò che è gravissimo è che il ‘sovranista’ Savona sposa qui appieno il devastante diktat Neoliberale, anti-Keynesiano, e soprattutto europeista secondo cui è il gettito fiscale asservito ai parametri di Bruxelles che permette allo Stato d’investire per cittadini e aziende. Questa non è altro che quella ‘chemiotassazione’ per mandare avanti le riforme tipica di Monti, Letta, Renzi, Cottarelli e Gentiloni e che io denunciai per anni a La7 e Mediaset. Serve citare al Ministro i nomi di Hyman Minsky, Abba Lerner o persino Federico Caffè per ricordare a tutti che il balletto “spendo dopo che ti ho tassato altrettanto” distrugge il virtuoso dogma macroeconomico secondo cui la spesa pubblica è SOLO quella che si trasforma in crediti al netto per cittadini e aziende perché tassata molto di meno di quanto è stato speso? Questo è un ministro che parla di Milton Friedman, di Alesina, di Weidmann e Visco, non di Keynes, meno che meno di sovranismo.

“Dicevo “nel reciproco interesse”: occorre infatti che l’ Ue riconquisti la fiducia dell’ opinione pubblica, non solo italiana, prima delle prossime elezioni europee, la cui data incombe. In ogni caso, una semplice accettazione della logica di una politica di domanda, cioè più spesa per investimenti, non basta per risolvere le radici del calo dei consensi: occorre rafforzare le istituzioni europee a cominciare dalla Bce, per garantire una “politeia”, ovvero una gestione del bene comune, e non appena una governance, che considero un fatto prevalentemente tecnico”.

Pie illusioni di Savona, infatti i consensi pro Bruxelles in Europa stanno benissimo. Secondo Eurobarometer (affidabile anche perché predisse i consensi anti euro in Italia con precisione pre 4 marzo) il gradimento dell’Unione Europea da parte dei suoi cittadini è ai massimi da 35 anni, con un 67% a favore, e in più con insistenti richieste esterne di adesione. Non solo: persino sul tema dei migranti solo 8 nazioni su 29 interrogate denunciano un pericolo ‘preponderanza di immigrati illegali’. E secondo Savona l’Europa ha disperato bisogno di creare consensi? Non proprio. Ma di più. Mario Draghi ha di nuovo annusato il pericolo di recessione in Eurozona nel momento in cui la sua BCE terminerà a fine anno il Quantitative Easing, e ha già in cantiere la contromisura per oliare di nuovo tutte le economie dell’euro: è il Bond Recycling Programme di cui stanno discutendo i dettagli in queste ore, per cui alla maturazione della colossale mole di titoli di Stato da loro acquistati dal 2015, la BCE reinvestirà la colossale mole di liquidi di nuovo nelle casse dei medesimi Stati. Il blocco Europa, e aggiungiamo qui il suo ruolo di moderatore con Trump, è destinato a galleggiare e non teme nessuno scossone economico, ripeto, come blocco, mentre singole nazioni come l’Italia o la Grecia continueranno a soffrire ma a Bruxelles poco importa. Savona parla di fantasie.

Savona va poi nell’incommentabile ridicolo quando sogna una “politeia” a Francoforte, come se un’istituzione nata da oltre 80 anni di progettazione franco-germanica e di fatto sempre sotto la minaccia di fuoco della Bundesbank e della Corte Costituzionale tedesca possa persino sognare un simile cambiamento. E ancora in tono di assenza dalla realtà, cioè delusional, sono tutti gli altri commenti del Ministro su epocali e radicali mutamenti della governance dell’Unione e del mandato della BCE, cose talmente infantili da far pensare che quest’uomo non abbia letto una riga di Storia europea dalla Francia di Jean Monnet e Francois Perroux a Maastricht. Purtroppo le verità è che sa tutto, e vende propaganda al suo elettorato.

“Poi viene la necessità di integrare la politica dell’offerta europea, centrata sulle riforme e i vincoli fiscali, con la politica della domanda, distinguendo quella destinata alla crescita in generale da quella specifica, volta alla crescita di singole aree arretrate. La seconda serve per garantire gli stessi diritti di cittadinanza alla popolazione europea, e maggiore efficacia all’euro, oggi limitata dal fatto che opera in un’area monetaria non ottimale”.

La prima parte del paragrafo è di nuovo parte del fumo da vendere su un’Europa che diverrà magicamente buona. Interessante invece la seconda parte. Qui Paolo Savona dimostra di essere una vecchia volpe che sa benissimo di cosa parla, e quindi di come inganna. Il suo riferimento è all’Optimal Currency Area, che è il termine usato per definire zone di Stati e popolazioni non omogenee che vengono però raggruppati forzosamente sotto un’unica moneta. Da noi questa fu la storia dell’Eurozona. Ciò che suggerisce il Ministro è di fatto ciò che davvero cementerebbe l’euro nell’eternità delle sue politiche Neoliberiste: trasformare una non-Optimal Currency Area come è la zona euro oggi, in una Optimal Currency Area come sono gli Stati Uniti, nell’ennesima utopia (propaganda) che in questo modo una Washington europea possa avere la discrezionalità di spendere a favore di Stati o aree svantaggiate.

Peccato per due cose: primo, che neppure negli USA questo accade, poiché anche là dove potrebbero impera il terrore del Deficit e il “Socialismo per i ricchi” (citaz. Chomsky) che sono i salvataggi pubblici dei mostri privati, banche ecc., sempre a scapito delle aree svantaggiate d’America, e nulla fa pensare che l’Europa si comporterebbe diversamente vista l’ideologia economica imperante. Secondo, perché la natura profonda della Optimal Currency Areainvocata dal Savona richiede come priorità la flessibilità dei salari estrema, la selvaggia mobilità dei lavoratori, e proprio l’opposto di ciò che cita il Ministro, cioè economie omogenee. Di nuovo: chimere vendute da un economista dotto ma disonesto per consensi di governo.

Mi sembra sufficiente, e gravissimo peraltro. Ma ovviamente nulla intaccherà il tifo elettoral-calcistico di quelli che “W i nostri! Comunque sia!”.

SAVONA E LA TRAPPOLA U.E. DI RIMANERE AL GOVERNO PER 5 ANNI.

Ho descritto qui nei dettagli le soverchiati armi della UE e dei Mercati per soffocare qualsiasi tentativo italiano sistemico (cioè non i ‘cerottini cosmetici’ alla Decreto Dignità né le false proposte di Savona) di concretizzare il Contratto del Governo del Cambiamento. Ho descritto qui l’inconsistenza delle speranze di questo governo di cambiare le cose dall’interno del ‘carcere’ Eurozona. Ne consegue che la permanenza dell’esecutivo giallo-verde in carica per 5 anni sarà di cero sinonimo di annacquamenti, continue posticipazioni, parziali concretizzazioni e goffe ritirate fino a sfigurare il Contratto. Ergo, ciò che arriverà (se ci arriverà) alla prossima scadenza elettorale sarà una coalizione sbiadita, litigiosa, ammorbata da defezioni e polemiche, cioè irriconoscibile rispetto al fulgore promesso del #governodelcambiamento, con al seguito un elettorato indurito dal cinismo, coi 5 Stelle nella posizione di gran lunga peggiore.

Non occorre un genio politico per comprendere che questo è precisamente ciò che sognano la UE a Bruxelles e i loro fetidi baciapile nel PD in Italia. Cinque anni di #governodelmegliodiniente, perché lo ribadisco sarà costretto da forze maggiori a esserlo, sono la miglior polizza europea per la rivincita elettorale dei loro alleati a Palazzo Chigi e nel Parlamento romano, e per scrivere l’epitaffio all’esperimento Populista italiano che sognò la rinascita della spesa pubblica e la fuga dell’Italia dall’euro. Il Ministro Paolo Savona oggi lavora precisamente in questa direzione, ma non gli importa evidentemente (assieme ai colleghi).

E’ impossibile che un veterano dell’Unione Europa, un insider prima nella sua creazione, e poi nel Populismo che ne è scaturito, non sappia a memoria quanto ho esposto in questo articolo, e cioè l’inganno del suo piano ‘A’. Savona è un opportunista che ha trovato una nuova vita a Palazzo dopo quella in tempi ‘euroinfami’, e vi mente pur di rimanere dove sta. Come Borghi, Bagnai e ogni singolo pentastellato che capisca l’abc dell’economia nell’Interesse Pubblico.

Questo vi devo. Molto altro da dire non c’è.

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