TROJKA, EURO E PATRIMONI SVENDUTI. COME ABOLIRE I PRESTITI PREDATORI E LA SPECULAZIONE VALUTARIA.

Dal blog filosofia del debito

Durante l’applicazione dei programmi della trojka in Grecia la mortalità infantile è aumentata del 24%, il numero dei bambini nati sotto peso è aumentato del 19%, il numero dei bambini nati morti è aumentato del 20%. Un discorso a parte, poi, meriterebbe la svendita del patrimonio nazionale nell’inutile sforzo di rimpicciolire la mole del debito pubblico e privato.

Il caso Greco (qui un riassunto metaforico) è stato il più crudele nel quale l’essere umano sia stato trattato come una entità ALGEBRICA e non umana e dinamica. Non si può mettere in dubbio che le riforme greche abbiano avuto il ‘merito’ di rendere il debito sostenibile. Se lo scopo è accettare il sistema di circolazione finanziaria attuale e fare in modo che un popolo “spenda di meno” ciò è stato un successo. Peccato che lo scopo dell’esistenza non sia numericamente “spendere di meno” ma fare in modo che ci sia un qualcosa che convenzionalmente chiamiamo ‘moneta’ che riesca a stimolare il più possibile la creazione di beni e capitale umano di una comunità per renderla sempre meno parassitaria rispetto ad altre. I dati sopra mostrano invece una DISTRUZIONE del capitale umano potenziale.

Che fare allora, per operare in una visione in cui i mezzi sono in funzione dei fini?

Vogliamo proporre uno scenario utopico di rivoluzione monetaria radicale, radicale ma necessario per ottenere un progresso reale e minimizzando la dipendenza con le potenze estere in paesi come la Grecia. Poi si descriverà un esempio reale esistente in Italia – un esperimento di moneta complementare – che possiede in potenza delle caratteristiche molto simili a quelle sperate.

Iniziamo con l’abolizione di tutto il mercato mobiliare attuale. La sostituzione di esso con un sistema di criptovaluta di Stato che faccia credito a interessi reali nulli a governo e piccole e medie imprese in un’ottica, quindi, di evoluzione produttiva del sistema e non di valutazione rischi-benefici per il creditore. Una quota consistente di questa liquidità è da riservare soltanto ad una circolazione in investimenti e produzione di mezzi di produzione e non in consumi – creazione di fatto, quindi, di due sistemi monetari paralleli (ciò è stato per la verità sperimentato un tempo in Germania). Il metodo della criptovaluta non avrebbe una ragione sostanziale ma pratica in quanto faciliterebbe il controllo dei flussi di capitali nel sistema valutario nazionale.

Il sistema gestito dal Tesoro, infatti, dovrebbe prevedere dei conti correnti accreditabili a enti stranieri in cambio di valuta internazionale, utilizzabili solo per motivi strettamente commerciali verificabili (similmente a quanto accadeva durante Bretton Woods, in fondo), stesso criterio per i conti di cittadini domestici che necessitano di importazioni (nessun commercio indipendente della criptovaluta deve esistere, nessuna speculazione). Essendo la Grecia priva ormai di tessuto industriale, una serie deficit commerciali e di prestiti internazionali saranno inizialmente necessari come supporto, ma essi dovrebbero essere finalizzati all’acquisto di capitale industriale e conoscenze e privo di condizionalità crudeli come il taglio delle pensioni. La restituzione dovrebbe avvenire a lunghissimo termine e sotto forma di accreditamenti nel sistema criptovalutario suddetto, grazie al quale i creditori potranno usufruire dei beni e servizi Greci una volta che lo sviluppo sarà iniziato: solo a questa condizione avrà senso una restituzione. Questi stessi ‘crediti’ possono essere venduti un numero limitato di volte, per evitare “speculazioni sul debito”.

La cosa curiosa è che mentre con i criteri odierni nessun privato avrebbe il coraggio di prestare capitali ad una nazione a questi termini, dei governi saggi e solidaristici saprebbero che si tratterebbe del modo più efficace per creare ricchezza, ricchezza reale anche per i paesi prestatori ed il loro commercio e non di ottenimento immediato di rendimenti a creditori sulla pelle di esseri umani.

Tra i vari esperimenti di moneta complementare tentati in Italia e nel mondo Affari Senza Soldi, con epicentro in Toscana e fondato nel 2013, rappresenta sicuramente l’esempio migliore di razionalità macroeconomica applicata al sistema monetario. Esso presenta molti aspetti che potrebbero essere utilizzati per la messa in pratica delle istituzioni sopra descritte. Consiste attualmente in un circuito commerciale comprendente circa 350 aziende (si veda http://www.affarisenzasoldi.it/).

In Affari Senza Soldi le transazioni tra aziende a lavoratori iscritti al circuito sono saldate attraverso il conferimento o la detrazione di denaro ‘virtuale’ su o da il loro specifico conto corrente, in accordo al prezzo determinato dentro il mercato del circuito. Una piccola percentuale del pagamento è saldata in euro, per coprire le spese per tasse e per beni non acquistabili dentro il circuito, come la benzina. Al fine di essere coerente con la legge Italiana, la moneta virtuale è registrata formalmente come un credito commerciale nel bilancio degli agenti economici, mentre i trasferimenti sono gestiti dalla compagnia come cessioni incrociate di crediti commerciali. L’inserimento o la sottrazione di denaro dai conti correnti è operata da un software accessibile dal sito internet. Ogni proprietario di conto possiede un codice di carta di credito – che ha anche un formato materiale. Il venditore di un bene riceve il codice della carta del compratore, lo inserisce nel proprio conto e si accredita la somma. Dopodiché, un servizio di notifica manda una email di verifica ad entrambi.

Nella prassi, il “credito” erogato da Affari Senza Soldi – il fido iniziale che può essere accordato a un’azienda del circuito – consiste in moneta fiat ‘virtuale’ direttamente ‘prestata’ dalla compagnia che l’ente legalmente è. Giuridicamente è considerato un caso di dilazione di pagamento concesso dalla compagnia. Una volta erogato il credito, come “segno negativo” nel conto corrente, può essere azzerato ovviamente solo guadagnando denaro virtuale nel circuito. Ogni volta che un imprenditore vuole iscriversi al circuito o richiede una certa somma di credito per portare avanti un progetto, un comitato organizza una rigorosa valutazione. Esso prende in considerazione, soprattutto, la domanda potenziale che i prodotti saranno capaci di intercettare nel circuito locale e la necessità o la ridondanza della tipologia di progetto rispetto alle attività già presenti nella comunità. Esso valuta, ovviamente, la validità tecnica e la fattibilità del progetto in sé. La metodologia usata per portare avanti queste valutazioni è una indagine empirica mista alla creazione di sociogrammi. L’indagine empirica consiste in informazioni informali e personali circa ogni singolo lavoratore o imprenditore al quale corrisponde una “connessione neurale” all’interno del sociogramma di un’area locale. Il risultato è un diagramma che elenca la percentuale dei vari elementi che costituiscono il costo totale e il prezzo del prodotto (lavoro, energia, materie prime, eccetera), insieme a una lista dei differenti tipi di potenziali clienti disponibili nel contesto. Questo è integrato con informazioni addizionali come valutazioni reciproche e informazioni date dai membri del tessuto sociale, informazioni su congenialità o avversione reciproca e circa il livello di connessioni infrastrutturali sul territorio.

Oltre ad avere uno scopo materiale, queste procedure hanno anche uno scopo che investe la sfera psicologica dei membri del circuito. Essi sono fin dall’inizio consapevoli che saranno capaci di vendere i loro prodotti e soddisfare i loro bisogni con l’uso della moneta ‘virtuale’ ricavata – ciò conta molto visto che la produttività e gli investimenti sono sempre in funzione delle aspettative. Così, il carattere di creazione di fiducia che compete alla moneta complementare è evidente, e serve come deterrente agli effetti di fenomeni come il credit-crunch. I dati raccolti sono utilizzati per calcolare come usare l’aumento di liquidità e l’effetto di sostituzione delle importazioni prodotto dalla moneta virtuale. Come la rete economica diviene più ricca e autosufficiente, infatti, il comitato centrale può impostare diversi stratagemmi per prendere in prestito euro per investirli in materiali e tecnologie che non sono disponibili nell’area di rilascio – allo scopo, paradossalmente, di diventare il più indipendenti possibili dall’euro in futuro. Può essere ad esempio stabilito (opinione personale dell’autore) che i membri che “esportano” beni a individui che usano solo euro abbiano una parte di questa loro “riserva estera” (l’euro per Affari Senza Soldi) scambiata per una somma equivalente di denaro del circuito. Si costituirebbe così una riserva pubblica di Euro, utilizzabile per ripagare i prestiti. Una leggera tassa potrebbe essere imposta sugli altri agenti economici per bilanciare il contributo effettivo di tutti all’operazione e per prevenire un fenomeno inflattivo.

Il circuito Toscano di Affari Senza Soldi ha investito soldi in progetti ambiziosi che prevedevano l’obiettivo di raggiungere il 100% di denominazione in valuta virtuale per determinati beni. Tra le altre cose, si è studiato un investimento per produrre un’auto a idrogeno, per riaprire una cartiera funzionante a basso impatto ambientale, per produrre abiti di canapa, ortica e altre fibre disponibili nel perimetro del circuito, per riqualificare un villaggio disabitato. Anche se quelli descritti sono i soli strumenti dichiarati dai consulenti che lavorano nell’iniziativa, mezzi supplementari possono essere considerati. Ad esempio, database pubblicati dalla camera di Commercio o dall’Istat, oltre studi accademici circa le qualità non sfruttate dei territori. Pur essendo solo un esperimento sociale embrionale, la struttura attraverso la quale Affari Senza Soldi e i suoi consulenti conferiscono credito presenta alcuni caratteri orientati verso un concetto di credito che funziona come un riconoscimento collettivo che una comunità fa di se stessa e della sue potenzialità – diverso da un concetto di credito che funziona come una merce (scarsa) commerciata da imprenditori privati privi di visione d’insieme circa effetti e aspettative, e proni all’azzardo finalizzato al guadagno individuale senza interesse per le esternalità. In particolare, possiamo notare:

  • L’assenza di vincoli nelle riserve di liquidità dei prestatori, sia in senso legale che materiale. Siccome il comitato centrale utilizza moneta fiat virtuale, non può “finire la liquidità” o trovare non conveniente e difficile ottenere base monetaria per saldare le transazioni, come accade alle banche moderne.
  • L’abolizione di ogni data di maturazione dei debiti o degli interessi correlati, dato che questi hanno senso solo se tutto il rischio pesa su pochi individui privati, e consistono in una limitazione delle potenzialità produttive dell’imprenditore.
  • La divisione dei consulenti in diversi gruppi locali, al fine di giudicare rigorosamente un richiedente prestito secondo i suoi bisogni e le sue potenzialità contestuali. Non è considerato nessun criterio quantitativo – es. storia riguardo affidabilità nel ripagare i propri debiti, bilancio attuale – come quello dato dalle agenzie di rating. In esso sarebbe infatti implicato proprio il disagio congiunturale e le difficoltà di mercato che si vogliono superare tramite la rete di Affari Senza Soldi. Per ogni consulente è essenziale essere ben inserito nel tessuto produttivo e interpersonale della sua piccola area. Ad ognuno di essi è assegnata una lista precisa di clienti. In genere, ognuno non segue più di 30-50 membri, se il consulente è specializzato in un settore specifico (alberghiero, industria del legname) possono essere raggiunti gli 80-100 membri.

Come sottolinea Alessio Bini, il fondatore del circuito, «i consulenti creano fiducia reciproca all’interno della rete anche supervisionando gli scambi tra i clienti e tra questi ultimi e i clienti di un altro consulente, operando come una squadra». Ogni consulente, data la sua vocazione, tende a specializzarsi in una specifica catena di produzione. Al fine di non generare squilibri tra gruppi di imprenditori di diversi settori, è operativa un’ulteriore agenzia di consulenti basata sul lavoro dei consulenti locali. Prende il nome di “Gabella Minore”, a ricordo dell’originaria funzione del Gabellieri. Il suo compito è incentivare scambi tra aree di clienti specializzati in diversi tipi di produzione e, soprattutto, di mettere in pratica tutte le possibili strategie commerciali per armonizzare tali scambi, col fine ultimo della maggiore autonomia della comunità. La Gabella Minore ha una competenza territoriale che non corrisponde ai confini amministrativi di una provincia, coprendo bensì un’area che è economicamente e storicamente omogenea. Spesso quest’area è più piccola di una provincia. Per deciderne il perimetro di competenza è considerato quanto segue:

  • Studi circa la storia locale, tracciando dettagli su occupazioni straniere e invasori
  • La rete stradale locale
  • Abitudini attuali negli scambi commerciali tra vicini: alimenti, vestiario, beni di consumo quotidiano.

Il guadagno dei Gabellieri consiste in una percentuale delle commissioni che Affari Senza Soldi riceve – in moneta virtuale – per ogni transazione degli agenti economici seguiti. I consulenti ordinari ricevono anche un fisso mensile.

Nonostante lo sforzo per bilanciare le varie produzioni, nelle aree delle Gabelle Minori il particolare grado di specializzazione delle comunità locali può provocare ugualmente sovrabbondanza di alcuni prodotti. E’ il caso tipico della situazione, comune in Italia, dei distretti industriali dove interi quartieri e zone comprendenti città diverse sono specializzati nell’industria tessile, nella lavorazione del cuoio o nella creazione di calzature. Per questa ragione è prevista una struttura simile a quella descritta, coordinata da consulenti chiamati Gabella Maggiore, atta a coordinare il commercio tra aree supervisionate dalle Gabelle Minori – e, magari, tra diverse regioni Italiane in futuro. Da questo punto di vista si può trarre l’idea di come una valutazione ‘globale’ su cosa è necessario stimolare con l’investimento è in effetti una intersezione di rigorose analisi locali.

Alessio Bini spiega che il circuito è interessato soprattutto al vantaggio tecnico che le reti locali offrono nell’analizzare col contatto diretto i desideri economici dei partecipanti e le potenzialità specifiche di ognuno. La regola è massimizzare prima la realizzazione di queste nel settore locale e mettere poi i relativi “vantaggi comparati” in connessione. Si noti che questi due stadi non vanno intesi necessariamente in ordine cronologico bensì metodologico. Ci si risparmia, cioè, la difficoltà che un creditore direttamente macroscopico, globale o nazionale, senza mediatori, possiede nel valutare i più significativi desideri e necessità dei singoli senza che questa valutazione sia condizionata da una precedente inadeguata distribuzione di possibilità e ricchezza. Questa difficoltà porta ad una perdita di consapevolezza delle propensioni nascoste di ogni comunità.

In aggiunta a tutto ciò, è importante notare che:

  • Il credito elargito da Affari Senza Soldi rappresenta una forma di finanziamento per la quale la selezione delle aziende non è attuata secondo una logica di profitto individuale – in genere mirante al breve termine – di un singolo finanziatore, come avviene nel mercato dei capitali. Non si privilegiano le grosse società per azioni che producono enorme profitto individuale ma spesso creano squilibri nel mercato – grazie a una competitività improvvisa e troppo dura da sopportare per altre imprese. Un erogatore di credito “non commerciale” può permettersi di mettere in pole position attività più piccole che riequilibrano la comunità locale nel lungo termine e la fanno crescere gradualmente. Affari Senza Soldi in Toscana antepone ad esempio l’agricoltura e la manifattura industriale. Il fondatore dell’iniziativa dichiara: «Prendiamo anche in considerazione la forma legale dell’impresa al fine di favorire il fattore umano. Ditte individuali e a conduzione familiare sono favorite rispetto ad associazioni e società a responsabilità limitata. Queste ultime funzionano come un Leviatano che è potenzialmente immortale, ma capace di sparire appena ci sono problematiche in vista. I loro proprietari e investitori possono approfittare dell’elusione di responsabilità incentivata dalle legislazioni Occidentali». E’ interessante notare che una forma di grandi cooperative di lavoratori senza responsabilità limitata sembrano invece dotate, secondo questi criteri, del fattore che Bini chiama “umano”.
  • Infine, la speculazione finanziaria e in generale gli strumenti finanziari sono completamente aboliti, essendo semplicemente superflui e una forma di distorsione del valore entro un contesto del genere.

Quello che salta all’occhio da questa panoramica di Affari Senza Soldi è, insomma, l’assenza di caratteristiche tecniche che rendono il sistema finanziario attuale tendente al razionamento di credito (perlomeno di quello diretto alle piccole e medie imprese), che sono poi le stesse caratteristiche che provocano scenari come le bolle di credito: i giudizi convenzionali e a breve termine di investitori privati che non sono capaci o interessati a una visione d’insieme e delle esternalità di ogni allocazione di liquidità. Lo specifico metodo contestuale e qualitativo usato per valutare i singoli richiedenti prestito e i potenziali membri del circuito suggerisce che un metodo di finanziamento simile è capace di limitare gli effetti tipici del mercato dei capitali odierno, dove le compagnie che tagliano le spese e gli investimenti di lungo respiro allo scopo di ottenere aumenti di profitto rilevanti (anche se temporanei) attraggono gli azionisti, avidi di dividendi – e spesso legati attraverso vari canali ai manager e al consiglio d’amministrazione della compagnia. O dove, all’opposto, una compagnia che per anni non produce utili – come fu Amazon – è tenuta a galla dalla bolla azionaria che si forma attorno al suo brand, grazie all’aspettativa di un monopolio futuro del mercato (aspettativa che può divenire auto-avverantesi a causa di una sorta di dumping sui prezzi o salariale).

Affari Senza Soldi è emblematico di una possibilità di concepire la finanza non come un intreccio di scommesse individualistiche e cieche verso le proprie esternalità, operate facendo puntate tramite il valore oggettivato del denaro-merce al semplice fine di ottenere altro denaro-merce. Il modello rappresenta invece una situazione in cui il denaro è nient’altro che un segno inoggettivabile che è usato per creare aspettative di mutualità, aspettative di aumento di ricchezza in misura maggiore o minore a seconda di quanto l’individuo in questione sia giudicato – da un calcolo organico e non miope – utile a creare ulteriore incentivi alla comunità con il suo operato.

In tale sistema non è tecnicamente possibile un utilizzo speculativo della valuta interna e non è politicamente attuabile un prestito estero privo di finalità produttive o caratterizzato da condizioni contabili controproducenti. Ogni rapporto monetario con l’esterno si risolve in un’anticipazione di know-how ripagabile soltanto nel momento in cui questo abbia generato un progresso nel capitale umano del circuito.

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