L’Impero suicida

Dal blog ComeDonChisciotte

Dmitri Orlov

Ci sono molti comportamenti eterogenei e stravaganti tra quelli esibiti da coloro che occupano posizioni di potere negli Stati Uniti. Vediamo ad esempio Trump imporre sanzioni ad un paese dopo l’altro, inseguendo il sogno di sradicare il deficit commerciale strutturale del suo paese verso il resto del mondo. Vediamo praticamente tutti i deputati del Congresso degli Stati Uniti fare a gara tra di loro nel tentativo di imporre le sanzioni più severe possibili contro la Russia. In Turchia, paese chiave della NATO, la gente brucia letteralmente dollari USA e distrugge iPhone in preda ad attacchi di collera. Di fronte alla serie di nuovi sistemi d’arma russi e cinesi in grado di neutralizzare per buona parte la capacità americana di dominare militarmente il mondo, gli Stati Uniti stabiliscono nuovi record per la dimensione, già oscenamente gonfiata, della sua visibilmente inefficace spesa per la Difesa. Sullo sfondo di questa frenesia nell’alimentare gli appalti militari, i Talebani fanno continue conquiste in Afghanistan: ora controllano più della metà del territorio, e si preparano ad apporre l’ “annullo ufficiale”, come fu per il Vietnam, sulla guerra più lunga dell’America. Un elenco crescente di paesi è determinato ad ignorare o controbilanciare le sanzioni statunitensi, in particolare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano. In un momento significativo, il ministro delle finanze russo ha recentemente dichiarato “inaffidabile” il dollaro USA. Nel frattempo, il debito americano continua a galoppare verso l’alto ed il suo più grande finanziatore, indicato nei bilanci come un misterioso soggetto “Altro”, forse è del tutto inventato.

Sebbene queste possano sembrare espressioni di tendenze diverse presenti oggi nel mondo, io credo che esprimano in verità una sola cosa: gli Stati Uniti – l’impero sovrano del mondo – si sta sporgendo da un davanzale e minaccia di saltare giù, mentre i vassalli imperiali – troppi per elencarli – guardano da sotto e gridano “Per favore, non saltare!”. Di sicuro, la maggior parte di loro sarebbe felicissima di vedere l’imperatore precipitare e spiaccicarsi sul marciapiede. Ma ecco il punto chiave: se ciò dovesse accadere oggi, questo causerebbe danni collaterali politici ed economici di livello inaccettabile in tutto il mondo. Questo significa che gli Stati Uniti sono indispensabili? No, sicuramente no, nessuno lo è. Ma per liberarsene ci vorrà tempo ed energia, e nel mentre quel processo svolgerà il suo corso, il resto del mondo è costretto a tenerlo in vita artificialmente, indipendentemente da quanto controproducente, stupido e umiliante questo sia.

Ciò che il mondo deve fare, il più rapidamente possibile, è smantellare il cuore dell’impero, situato a Washington politicamente e militarmente e a New York e Londra finanziariamente. Cercando di salvare allo stesso tempo in qualche modo il concetto di impero. “Come?!” potreste esclamare: “Ma l’imperialismo non è il male?”. Be’, sicuramente lo è, ma gli imperi rendono possibili manifatture produttive e specializzate, e scambi commerciali liberi da ostacoli ed efficienti anche su grandi distanze. Gli imperi compiono ogni sorta di malvagità – compreso il genocidio – ma garantiscono anche condizioni di parità per tutti e impediscono sistematicamente che le piccole lagnanze si trasformino in conflitti tribali.

L’Impero Romano, l’Impero Bizantino, il Khanato dell’Orda D’Oro Tataro/Mongolo e poi la Sublime Porta Ottomana, provvedevano essenzialmente questi due servizi: davano libero commercio e sicurezza al posto di una costante esposizione a rapine, saccheggi e a saltuari, ma memorabili, episodi di genocidio. L’Impero Tataro/Mongolo era di gran lunga il più semplificato: richiedeva semplicemente il tributo delle yarlyk [in inglese, lettere patenti] ed eliminava chiunque tentasse di salire oltre il livello in cui era facilmente eliminabile. L’impero americano è un po‘ più sfumato: usa il dollaro come un’arma per espropriare periodicamente i risparmi di tutto il mondo esportando inflazione, ed elimina chiunque tenti di divincolarsi dal suo sistema monetario.

Tutti gli imperi seguono la stessa traiettoria. Col passare del tempo diventano corrotti, decadenti, deboli ed infine collassano. Quando crollano, si possono prospettare due percorsi. Uno è quello di passare attraverso un’epoca buia millenaria, come fece l’Europa occidentale dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, e l’ altro invece conduce alla presa del potere per mano di un impero diverso o di un insieme di imperi cooperanti, come è successo dopo il crollo dell’Impero Ottomano. Potreste pensare che esista anche una terza via, ovvero l’unione di piccole nazioni cooperanti e collaboranti armonicamente e con successo a progetti infrastrutturali internazionali e al servizio del bene comune: un tale schema potrebbe certo essere possibile, ma io propendo per una visione tendenzialmente conflittuale della nostra natura scimmiesca.

Siamo dotati di un CervelloScimmia2.0, che integra alcune funzioni molto utili per l’imperialismo e in più possiede altri supporti ausiliari per il nazionalismo e la religione organizzata. Queste sono le sole cose su cui possiamo fare affidamento: qualsiasi altra sarebbe la ripetizione di un esperimento fallito o un’innovazione non testata. Certo, possiamo innovare, ma l’innovazione richiede tempo e risorse e queste sono esattamente le due cose che attualmente mancano. Ciò che abbiamo permanentemente e in abbondanza sono i rivoluzionari, ma se troveranno la loro strada, arriverà un Regno del Terrore che sarà seguito a ruota dall’ascesa di un Bonaparte. Questo è quello che succede ogni volta.

Per togliere ogni dubbio che gli Stati Uniti non siano un impero – e uno collassante – considerate quanto segue. Il budget per la difesa degli Stati Uniti è più ampio di quello dei dieci paesi successivi per ordine di grandezza messi insieme, eppure gli USA non riescono a prevalere nemmeno in un Afghanistan militarmente inconsistente (questo perché gran parte del suo budget per la difesa viene semplicemente rubato). Gli Stati Uniti dispongono di qualcosa come mille basi militari presidianti praticamente l’intero pianeta, ma la la loro efficacia reale è sconosciuta. Rivendicano l’intero pianeta come loro dominio: non importa dove tu vada, dovrai comunque pagare tasse statunitensi e sarai soggetto a leggi statunitensi. Controlla e manipola i governi di numerosi paesi in tutto il mondo, puntando sempre a trasformarli in satrapie governate dall’interno del recinto delle ambasciate statunitensi, ma i risultati sono o non redditizi, o imbarazzanti, o letali. Attualmente stanno fallendo praticamente in tutte queste cose, minacciando l’intero pianeta in caso di prematura scomparsa.

Quello che stiamo osservando, ad ogni livello, è una sorta di intimidazione: “Fate come diciamo, o non ci sarà più l’impero per voi!” Il dollaro americano svanirà, il commercio internazionale si fermerà e arriverà un’era buia che costringerà tutti a lavorare duramente nel fango per un millennio, impantanati anche in inutili, interminabili conflitti con le tribù vicine. Nessuno dei vecchi metodi per mantenere il dominio imperiale sta funzionando; tutto quel che resta è la minaccia di cadere e lasciare il resto del mondo ad affrontare l’enorme caos derivante. Per cui il resto del mondo ha ora il compito di creare rapidamente le condizioni in cui l’impero degli Stati Uniti vada incontro al suo colpo di grazia senza causare danni collaterali agli altri, e questo è un compito enorme, quindi tutti sono costretti a giocare per guadagnare tempo.

Assistiamo in continuazione a svariati atteggiamenti militaristi e provocazioni politiche, ma queste rappresentazioni stanno diventando un lusso insostenibile: non c’è niente da guadagnare con questi metodi e molto da perdere. In sostanza, tutti gli argomenti vertono sul denaro. C’è il rischio che tantissimo ne vada perso. L’avanzo commerciale totale dei paesi BRICS con l’Occidente (USA + UE, in sostanza) è di oltre un mille miliardi di dollari l’anno. L’SCO, un altro gruppo di paesi non occidentali, ha quasi gli stessi numeri. Questo è il valore dei prodotti che questi paesi producono e per i quali attualmente non hanno un mercato interno. Se l’Occidente dovesse scomparire in una notte, nessuno acquisterà più questi prodotti. La Russia da sola ha registrato un disavanzo commerciale nel 2017 di 116 miliardi di dollari e nel 2018 è cresciuto del 28,5%. Anche la Cina, solo nel suo commercio con gli Stati Uniti, ha generato 275 miliardi di dollari di disavanzo a cui vanno aggiunti altri 16 miliardi per il suo commercio con l’UE.

Sicuramente sono grandi numeri, ma non sono neanche lontanamente sufficienti per il progetto di costruire un impero globale chiavi in ​​mano in grado di sostituire gli USA e l’UE in modo tempestivo. Inoltre, non ci sono acquirenti. La Russia è sicuramente contenta di essersi separata dai suoi ex satelliti sovietici, e ora sta investendo nella costruzione di un sistema multilaterale di governance basato su istituzioni internazionali come SCO, BRICS e EAEU. Numerosi altri paesi sono molto interessati ad aderire a tali organizzazioni: recentemente, la Turchia ha espresso interesse a trasformare i BRICS in BRICTS. Praticamente, tutte le nazioni post-coloniali del mondo sono ora costrette a rinunciare ad una parte della loro indipendenza di recente acquisizione ritrovandosi con una sconfitta dell’ultimo momento al posto della vittoria. È improbabile che la latenza del Supremo Imperatore Globale attragga candidati qualificati.

Quello che tutti sembrano volere è un modesto impero globale cooperativo, a basso costo, esente da tutta la corruzione e con molte meno minacce militariste letali. Ci vorrà del tempo per costruirlo, e le risorse per farlo possono venire solo da un posto: dal progressivo dissanguamento totale di USA e UE. Per fare questo, le ruote del commercio internazionale devono continuare a girare. Ma questo è esattamente ciò che tutte le nuove tariffe e sanzioni, i colpi di sciabola e le provocazioni politiche, stanno tentando di impedire: una nave carica di soia ora sta girando a vuoto nel Pacifico al largo delle coste della Cina; travi in ​​acciaio arrugginiscono sui moli in Turchia …

Ma è dubbio che questi tentativi funzioneranno. L’UE è stata troppo lenta nell’accorgersi di quanto sia diventata perniciosa la sua dipendenza da Washington, e avrà bisogno di ancora più tempo per trovare il modo di liberarsene, ma il processo è chiaramente iniziato. Da parte sua, Washington usa il denaro, e dal momento che le sue attuali buffonate tenderanno a far diminuire il denaro ancora più rapidamente di quanto sarebbe altrimenti, coloro che rischiano di perdere di più faranno sentire agli americani il loro dolore e costringeranno Washington a cambiare rotta. Di conseguenza, tutti spingeranno verso la stessa direzione: verso un collasso imperiale lento, costante e controllabile. Tutto ciò che possiamo sperare è che il resto del mondo riesca ad riunirsi e a costruire almeno l’impalcatura di una sostituzione imperiale funzionante in tempo, per evitare di precipitare in una nuova era oscura post-imperiale.

1 Comment

  1. Dato che è di una logica e di una chiarezza inoppugnabile questo lungo articolo serve approfondire un pò. Gli americani comunque si chiami il loro condottiero Bush , Clinton,Obama, Trump fanno scuola con la loro permanente condizione di guerra minacciata o eseguita in tutto il mondo quindi se ne deduce che la loro è una conseguente idea di fondo dove legalità e rispetto sono un gioco semantico .
    Non è importante vincere, ma tenere altre situazioni sotto minaccia e alimentare al loro interno lobby potentissime delle armi, del commercio, dell’energia, della finanza, ecc . La loro immensa potenza militare se si misura il loro stazionamento in Afganistan da 10 anni con la collaborazione gentile del governo nuovo italiano con 4.000 soldati sotto comando USA fa davvero ridere, vincono pian piano quelli che …dovevano perdere !
    La Cina, la Russia e ovvio l’Unione Europea cercano strade autonome, ma sono troppo legate ai vincoli autoimposti e cioè : crisi di sovraproduzione nazionali!
    Tutti producono in casa più di quello che il mercato interno è in grado di assimilare agevolmente, la follia della rincorsa uno sull’altro e dove non si può, aizzando fazioni armate e demolendo stati (come Francia Inghilterra e Italia hanno fatto con la Libia ad es.).
    Come si ferma tutto ciò ? La mia depressione parte dalla consapevolezza che al momento non c’è neppure la percezione della maggioranza delle persone di questa semplice situazione messa in luce dall’articolo di Dimitri con anche qualche numero di supporto e quindi nessuna contromisura è possibile attuare .
    Però parlarne serve , per chiarezza di idee. La corsa alla finanza creativa ed al commercio globalizzato sono la dimostrazione che la maggioranza delle popolazioni vive senza sovranità e con dipendenza secca dai padroni del mondo . Per alimentare una minoranza aggressiva che “deve” arricchirsi sempre più siamo trascinati in un buco senza fine . Per l’italia il senso di fare guerra in Afganistan, in molti altri luoghi (Iraq, Libano,Niger ,ecc) con costi astronomici pagati dalle nostre tasse come si sposa con il dover accettare gas dalla Russia, petrolio dagli Emirati, frutta dal sud america, merci a basso costo dai cinesi ?
    Nel senso… se davvero ci servissero per la normale vita, ma non è così . E’ per questo poi che queste situazioni planetarie al di là delle agitazioni regionali (Venezuela, Brasile, ecc) si ripercuotono sulla vita quotidiana anche in Italia in un futuro imposto cui oggi non c’è modo di opporsi perchè siamo tutti (quelli che contano davvero e decidono) lanciati in una corsa al business, alla tecnologia finanziaria sempre più astratta in un certo senso, ma concreta negli effetti.
    Quale mondo vorrei è la domanda che ogni persona di buon senso dovrebbe farsi ogni mattino alzandosi, se abbiamo supermercati con merci sovrabondanti ma che è sempre più difficile acquistare ed in cambio ho una sanità che peggiora, un welfare inesistente, cosa davvero serve, quali valori incorporati in questi prodotti posso decidere di modificare per avere non un buon PIL, ma una vita felice ?
    Ogni prodotto contiene oltre al valore sempre più ridotto dei costi di produzione manodopera+materiale, una quota alta per il commercio, la penetrazione del prodotto stesso che è assorbita in parte dal lavoro dei governi che usano diplomaticamente questa quota per indirizzarla .
    A km zero penso ai circa 450 milioni di euro dati dallo stato italiano (Del Rio) per costruire la piattaforma Maersk a Vado L. per far arrivare merci cinesi e frutta dall’estero che distruggeranno parte dei nostri stessi commercianti e produttori agricoli oltre ai mille problemi che pone questa costruzione.
    Non ci servono davvero per l’uso quotidiano, è una forma endemica di distruzione della capacità individuale e locale a favore del dominio di altri stati e soprattutto di altri strati molto piccoli di popolazione, un gioco di dominio con regole scritte da altri e di cui non vedo anche nel nuovo governo un dibattito serio ed articolato. Se mai c’è un tentativo di scrivere nuove regole, ma senza cambiare la causa originale del tutto. Per cui alla fine la discussione diventa rendere sopportabile il dominio finanziario capitalistico con il centro del mondo che non è più unico ma che ha attori diversi che vivono lo stesso problema :uscire dai confini con merci e prodotti che al proprio interno non si vendono più …all’infinito!
    Gianni Gatti

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