La vignetta razzista del 1888 e la strage di italiani del 1890

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Il pregiudizio contro gli italiani, anche detto antitalianismo, fu un fenomeno di discriminazione etnica contro gli italiani e l’Italia. Il fenomeno si attestò, ed in alcuni casi si attesta, soprattutto nei paesi del Nord America, dell’Europa centro-settentrionale e della Scandinavia. Le cause possono essere attribuite all’emigrazione italiana di massa di fine XIX secolo ed inizio XX secolo, ad alcuni eventi storici di natura bellica ed alle ostilità nazionalistiche e/o etniche.

Ultimamente è tornata sugli scudi una vignetta razzista e, palesemente, anti-italiana pubblicata originariamente dal quotidiano di New Orleans The Mascot nel lontano 1888. l’illustrazione s’intitola per quanto riguarda gli italiani e mostra scene di vita dell’immigrazione italiana in Lousiana ed alcuni consigli su come liberarsi dell’ingombrante presenza, tra cui spiccano l’arresto e l’uccisione.
Perché è importante New Orleans nel quadro dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti?
New Orleans fu la prima città americana ad accogliere un grande numero di emigranti italiani, ancora prima che l’Italia fosse realmente una nazione. In questo contesto di povertà estrema, gli italiani spesso prendevano il lavoro dagli afroamericani che venivano liberati dalle catene dell’orrenda schiavitù cui furono soggetti per molti secoli. Durante la seconda metà del XIX secolo, a New Orleans si recarono molti siciliani grazie ad una rotta che collegava Palermo e New Orleans. Le comunità di emigranti italiani erano chiuse, e particolarmente isolate, perché la maggior parte di loro presumeva di lavorare qualche anno negli Stati Uniti prima di fare ritorno nell’amata isola. A New Orleans si sistemarono in un quartiere specifico della città che prese il nome di Little Palermo.
In questo ambiente prese vita la vignetta del quotidiano The Mascot, probabilmente come espressione di un’intolleranza verso l’emigrante italiano.
Analizzando la vignetta possiamo notare che si divide in tre immagini con altrettante didascalie. Nella prima parte si notato delle persone sedute su un marciapiede, definite come una seccatura per i pedoni, delle persone che dormono in una stanza affollata, definita come la loro camera da letto, ed un gruppo di uomini che litigano con coltelli e bastoni, analizzato come un passatempo pomeridiano.
La prima parte inferiore della vignetta disegna degli uomini in gabbia che altre persone stanno cercando di calare in mare da un molo, descritta come il modo di liberarsi di loro.
La seconda parte inferiore riporta dei poliziotti armati di manganello che arrestano gli italiani, definita come il modo di arrestarli.
La vignetta è un lampante esempio del sentimento anti-italiano che scorreva nelle vie di New Orleans. Purtroppo negli anni che seguirono la pubblicazione della vignetta accaddero importanti fatti di sangue nella città della Lousiana.
Uno dei primi fatti è noto con il termine di linciaggio di New Orleans. L’evento si verificò il 14 marzo del 1891, tre anni dopo la pubblicazione della vignetta razzista.
Cosa avvenne quel maledetto giorno di marzo?
Nel 1890 a New Orleans si trovava un cospicuo numero di italiani: su una popolazione totale della città di quasi 275.000 persone ben 30.000 (circa) erano italiani, e la maggior parte di loro erano siciliani. Purtroppo con gli onesti si spostarono anche i criminali. Sulle sponde del Golfo giunsero la mafia e la criminalità quotidiana. Non bastasse la delinquenza, a rendere ancora più forte il disprezzo degli americani verso gli immigrati furono le affermazioni di alcuni antropologi, Giuseppe Sergi, criminologi, Cesare Lombroso, e sociologi, Alfredo Niceforo. Questi studiosi diedero un’immagine arretrata del popolo italiano, soprattutto dei meridionali della penisola.
Nell’ambito della criminalità organizzata vi erano due famiglie che si contendevano il controllo della città: i Provenzano e i Matranga.
In questo contesto una scintilla fu sufficiente a scatenare l’incendio.

A seguito di un agguato ai danni dei Matranga da parte della famiglia rivale, iniziarono una serie di violenti scontri in città. Il sovraintendente della Polizia, Hennesey, decise di arrestare 2 membri della famiglia Matranga annunciando la propria intenzione di testimoniare a favore dei Provenzano durante un processo. Hennesey era personalmente legato alla stessa famiglia. La notte del 15 ottobre 1890 Hennesey fu raggiunto da alcuni colpi di fucili da caccia mentre tornava alla propria abitazione. Il poliziotto cercò di reagire sparando in direzione degli assalitori. Alcuni conoscenti, attirati dal rumore degli spari, cercarono di prestare aiuto e soccorso a Hennesey. Non ci fu nulla da fare. La polizia nei giorni seguenti interrogò quasi esclusivamente appartenenti alle famiglie italiane. Molti di loro furono arrestate malgrado fossero completamente estranee ai fatti di sangue. Alla fine della retata gli arrestati erano 19, tutti italiani. Undici di loro furono accusati di aver ricoperto un ruolo diretto nell’omicidio del sovraintendente. La stampa locale, già indirizzata nella direzione del razzismo verso gli italiani, e gli amministratori locali decretarono la colpevolezza degli arrestati ancora prima che un regolare processo fosse iniziato. Nel marzo dell’anno successivo, 1891, otto degli undici imputati furono giudicati non colpevoli, malgrado i biechi tentativi di costruire prove inesistenti. Gli imputati furono tenuti agli arresti in attesa di un verdetto che avrebbe ribaltato la sentenza precedente.
Il popolo di New Orleans si sentì tradito dall’esito del procedimento che fu giudicato come un processo-farsa. Il malcontento sfociò rapidamente nella violenza. Il sindaco della città, dal cognome illustre ovvero Shakespeare, definì gli italiani come “individui abbietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi”.
Fu come versare benzina sul fuoco della rabbia popolare.

Un gruppo di manifestanti si riunì in una piazza di New Orleans. Alla guida della folla vi era un avvocato, William Parkerson. La folla, armata e surriscaldata, si avviò verso la locale prigione dove erano trattenuti gli italiani. La polizia cercò d’impedire l’assalto alle celle utilizzando la diplomazia. Purtroppo il grande numero di persone e l’agitazione delle stesse comportò l’assedio degli emigranti italiani. Due furono impiccati sul posto, gli altri uccisi a colpi di fucile.
Le conseguenze politiche non si fecero attendere. L’ambasciatore italiano fu richiamato dal presidente del Consiglio, allora Antonio Starabba. A porre rimedio alla difficile situazione fu il presidente degli Stati Uniti, all’epoca dei fatti Benjamin Harrison, che decise per un risarcimento alle famiglie delle vittime italiane.
La cifra della vita di undici persone?
125.000 franchi.
Questo triste episodio non rimase isolato. Sempre in Lousiana, a Tallulah, nel 1899 furono linciati 5 italiani, tra cui tre fratelli, accusati di aver ferito il dottore del paese dopo che l’uomo aveva ucciso una capra appartenente ai fratelli.
Tra folla e follia l’unica differenza è una vocale.

Fabio Casalini

Bibliografia
Il Post, La vignetta razzista anti-italiana del 1888, 15 giugno 2015
Il Post, I linciaggi degli italiani in Lousiana, 26 giugno 2015
America Oggi, Frank Maselli parla dell’emigrazione italiana a New Orleans, 16 agosto 2013
Daniele Fiorentino, Gli Stati Uniti e il risorgimento d’Italia, Gangemi.2013
Stefano Luconi, La rappresentazione degli italiani nell’immaginario statunitense, 2010
Patrizia Salvietti, Corda e sapone, Donzelli editore

 

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