Cosa significa smart city ?

Eccedere nell’entusiasmo è sintomo di emozioni vive, quindi…lo sono .
Cazzeggio, per introdurre con piacere un libro di cui ho già parlato ed ancora lo farò, acquistato al festival della Comunicazione di Camogli dello scorso week end.
Si intitola : RIPENSARE LE SMART CITY di Francesca Bria( capo del digitale devise del comune di Barcellona e coordinatrice del progetto D-CENT(bit.ly/2shqwK6) Europeo per la democrazia diretta e di Evgeny Morozov accademico e scrittore.
Con toni differenti pessimista Evgeny, carica e lanciata Francesca .
Cosa sostengono molto molto in sintesi con molti esempi e proposte di sguardi sulla realtà ?
La battaglia delle grandi major Amazon, Google, Cisco, Uber, Airbnb e via dicendo per accaparrarsi l’oro del presente e del futuro cioè i dati sensibili dei cittadini, ma non solo compreso dati di esperienza acquisita, è assolutamente aperta.
In ogni contesto nazionale territoriale la contrattazione con istituzioni di grandi città, ma anche di nazioni, è aperta .
Pensate alla quantità di alloggi utilizzati da Airbnb nel mondo per turismo o scambio di case o altro, ai dati legati al trasporto, al traffico che accumula Uber, ai dati dei privati che Google è in grado di raccogliere per commercio e per formazione orientativa di mercati in generale solo come accenno per far capire . Ovvio che parlo di guerra perché dove le istituzioni, siano governi o comuni non sono in grado di contrattare e scambiare concessioni con dati sensibili e diventarne proprietari …beh lo fanno appunto questi colossi e una volta gettata la rete è dura fargli mollare l’osso.
Vuol dire che il prodotto del futuro sono informazioni e se le mantiene il “pubblico” c’è più possibilità di gestire in forma democratica i servizi( trasporto, energia, sanità, ecc).
Quindi il merito del libro è intanto parlarci di questa cosa un pò sottotraccia, per addetti ai lavori soprattutto in un Italia dove si parla di accesso digitale ma le infrastrutture di rete sono davvero scarse o ancora di tipo lento, obsoleto.
Questo mercato dipende da velocità di applicazione ed elaborazione costante.
Nel libro vi sono accenni concreti di decine di esempi qui e là nel mondo in USA come in Europa, come in Australia o in Giappone.
La Cina fa a sè: è tutto in mano, guarda caso, al partito di governo che recentemente ha fatto un colossale investimento in telecamere e sensori in ogni dove delle sue città con software avanzati di riconoscimento facciale . Praticamente da quando esci di casa sanno dove vai, chi frequenti e come ti comporti arrivando appunto ad assegnare al tuo modo da cittadino punteggi, se non superi certi canoni non avrai modo di accedere a certi posti di lavoro o altri benefit (patente, passaporto,ecc)
Nel resto del mondo ce n’è per tutti i gusti. Il concetto è semplice: nell’era del Keinianesimo se il “pubblico ” non è in grado di prendersi cura di servizi c’è sempre una megasocietà che arriva con mezzi finanziari imponenti e capacità organizzative e se li prende semplicemente o si propone dietro mazzette come problem solving
Pensate ad UBER sul tema mobilità che con algoritmi con costi ridicoli e ripetuti controlli mette in moto uno strato di disperati che non avendo modo di campare accetta di entrare in questo business a punteggi che se sgarri sei eliminato, non lavori più . La paura di perdere questa opportunità fa da filtro e autogestione di chi fa il taxista ad ore a basso costo con la propria auto, non potresti farlo come individuo, non avresti il mercato. Funziona così.
I dirigenti di Uber parlano di creare una “corsa perpetua” e possono farlo attraverso la enorme quantità di dati e la capacità di proporsi in modo che gli “uberisti” nelle grandi città non stanno mai ferme!
Chi coadiuva in quest’operazione Uber sono la Goldaman Sachs e l’Arabia Saudita che permette loro basse tariffe che uccidono la concorrenza e anche i taxisti regolarmente iscritti.
In alcune città come Washington DC la usano poi con contratti regolari come trasporto dei disabili, nessuna associazione di volontari può fare questi prezzi in definitiva di questa multinazionale.
Non tutti sono “scemi” e si prostituiscono: il sindaco di Mosca ha contrattato sul problema della mobilità e del trasporto dato che non aveva chiaro come fare ed ha concesso a UBER di installare la sua rete a condizione di scambiarla con i dati che diventano proprietà del comune stesso, che può elaborare i flussi e le linee che servono, inoltre ha imposto che siano usati (in cambio della concessione ) solo taxisti russi certificati !
Ancora un solo esempio . < Nel 2016, cito dal libro testualmente, la città di Copenhagen ha lanciato il City Data Exchange, il primo mercato di dati al mondo promosso da una città, servendosi dell’appoggio della Hitachi Consulting, un attore emergente sul mercato delle smart city . Al momento del varo, il marketplace in questione finanziato dal comune di Copenhagen e dalla regione amministrativa di Hovesdstaden, è partito contando su un pacchetto di sessantacinque fonti diverse di dati, alcune delle quali disponibili solo a pagamento.
Il presupposto implicito è che ora , grazie alla monetizzazione, i detentori di dati(soprattutto nel settore imprese) hanno maggiori incentivi a raccogliere e condividere quelli più rilevanti per migliorare le capacità di problem solving di soggetti terzi.>
Un ultimo esempio è il comune di Barcellona che ha promosso una rete urbana poi estesa ai comuni vicini e della regione per fare rete con la possibilità di gestione delle reti elettriche ed energetiche,per mettere a disposizione dati e specialisti di progetto fondando addirittura una società apposita municipale al riguardo.
Quindi vari tentativi e alcune vittorie dicono che si può con un pò di capacità contrastare le multinazionali, pirati di dati e che si può stravolgere il paradigma del guadagno della singola azienda a favore di servizi diffusi e utili al pubblico.
Certo ci vanno amministratori e tecnici con le palle, ma mentre invito ad acquistare il libro che è una miniera di dati di per sè, c’è una buona notizia ed è che è possibile cambiare l’andazzo e proprio il fare rete cercando esempi virtuosi in ogni dove è la dimostrazione che la tecnologia si può usare a favore del bene comune .
Serve prima di tutto saperlo e poi approfondire , partendo dalle università dove nella comunicazione sono ancora legati a schemi obsoleti e non in grado di creare tecnici specializzati in queste operazioni.
La battaglia di formazione del bene pubblico parte da qui, dalla scuola, dall’Università, mentre le aziende coltivano in proprio i manager con l’unico fine di arrichhire se stessi.
Scelte politiche, appunto. Mi fa star bene sapere come la tecnologia può non essere il “male”, anzi può trasformare il corso degli eventi in modo epocale, proprio attraverso lo scambio di informazioni, di progetti, di piani di approfondimento, di algoritmi utili, ma ce ne corre ancora soprattutto in Italia per il circolo virtuoso delle monete parallele(tipo Sardes), per diffondere i pochi esempi di reddito di cittadinanza come esperimento, ecc , ecc, da cui dedurre linee di intervento. per ridistribuire un sapere che non è proprietario ma viene da uno sviluppo dell’umana sperimentazione giorno dopo giorno
N.B.- Ripensare alle smrt city di Francesca Bria e Evgeny Morozov edizioni codice (16 euro)
Gianni Gatti
13/09/2018

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