l’otturatore sulla vita ( poesia e qualche cenno sul fotografo che l’ha ispirata…)

di Daniela dal blog il CantodelleMuse

Accarezzano il tepore del vento
le affusolate dita di seta
che  disegnate e tinte svolazzano
come piume d’uccello del paradiso,
riposano fibre stanche d’elaborato intriso
e sollevano ringraziamenti al cielo
prima di poter adornare un grazioso viso.
L’anima che colse il fruscio e perenne lo rese
volò anch’essa in alto tra le celesti intese,
chiudendo per sempre l’otturatore della vita.
E come seta bruisce la sua alma alleggerita.

– Daniela Cerrato

Note: questi versi sono nati osservando una delle fotografie  di Werner Bischof, esattamente quella intitolata  “Soie séchant au vent”  che mostro qui di seguito

documentandomi sull’autore sono rimasta affascinata dalla vicenda umana e artistica
di Bischof, che purtroppo interruppe la sua carriera a soli 38 anni. Ecco un sunto della sua biografia:
Werner Bischof (1916 – 1954) zurighese di nascita, visse dall’età di nove anni a Waldshut, in Germania, dove suo padre gestiva una fabbrica farmaceutica.
Nel 1939 si trasferì a Zurigo-Leimbach dove aprì un laboratorio fotografico e collaborò con la rivista Graphis e con la casa editrice Amstutz e Herdeg per la quale realizzò manifesti ed immagini di moda. A parte una parentesi parigina in cui avrebbe tentato di diventare pittore, tentativo interrotto dalla richiamata nell esercito svizzero, il suo interesse si stabilizzò sulla fotografia di reportage, in particolare legata alla guerra. Tra il ’44 e il ’45 intraprese un viaggio in bicicletta attraverso la Germania meridionale e poi attraverso l’Europa. Molto famose sono le fotografie, insieme a quelle del suo compagno di viaggio Emil Schultness, scattate nelle disastrate Francia, Germania e Olanda;la sua attenzione si posò sugli aspetti drammatici della guerra conclusa evidenziando non solo la tragedia ma anche la speranza di rinascita tramite gli occhi della popolazione. Visitò inoltre paesi quali Ungheria, Romania, Cecoslovacchia, Polonia e Finlandia.
Dal 1949 entrò a far parte dell’agenzia Magnum, insieme a Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour. Documentò la carestia in Bihar attraverso scatti che lo portarono al successo internazionale.
Scoprì il Giappone, la Corea del Sud, con cui approfondì il suo stile artistico e poi divenne corrispondente di guerra in Indocina per Paris Match. Nel 1954 fu in Messico per poi andare a Lima e a Santiago del Cile. Da lì si recò a Cuzco, in Perù, e visitò il sito Inca di Machu Picchu; fu proprio in quell’anno che morì tragicamente in un incidente, la sua auto cadde finendo in un burrone a San Miguel nelle Ande, pochi giorni prima della nascita de suo secondo figlio. L’ultimo suo scatto che è divenuto l’icona della sua breve carriera è l’immagine che ritrae un ragazzo che suona il flauto.
Werner Bischof (eutica..jpg

e qui, un ritratto di Werner Bischofwerner.jpg

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