Metacomunicazione: le regole a cui ubbidisci senza saperlo

dal blog https://www.dolcevitaonline.it/

in Riflette-Re  20 settembre 2018

Se devo definire un campo di mia competenza, più che la criminologia applicata, che ne è stata solo una interessante applicazione, credo sia corretto parlare di metacomunicazione. Ma che cos’è la Metacomunicazione? Persino sui dizionari si trovano spesso definizioni parziali, talvolta persino errate. La Metacomunicazione è quella disciplina che studia i livelli di comunicazione gerarchicamente superiori. A cosa, direte voi? Al livello che percepiamo, per così dire, “in chiaro”.

Suona complicato, vero? Diventa più comprensibile facendo un esempio. Poniamo chiediate a qualcuno: “che ore sono”. Voi credete di aver chiesto soltanto “che ore sono”. Eppure, avete affermato moltissime altre cose, di cui solo parzialmente siete consapevoli. Questi messaggi “invisibili” in metacomunicazione sono definiti “metamessaggi”. Ecco, ora state probabilmente pensando ai “messaggi non verbali” o più specificamente al “linguaggio del corpo”. Non che non c’entrino: c’entrano anche loro, ma gli uni e l’altro sono soltanto una parte, e una parte in effetti decisamente minoritaria, dei metamessaggi.

Eccovi un esempio piuttosto semplice di metamessaggio, quello che viene definito “messaggio di relazione”. Quando chiedete “che ore sono” a qualcuno, state anche mandando questo messaggio di relazione: «ritengo che la relazione tra noi due renda adeguato per me chiederti “che ore sono”».

Potrà sembrarvi una sciocchezza, ma ogni osservazione in ambito metacomunicativo possiede decisive ricadute pragmatiche. Provate a chiedere “che ore sono” al Papa, a un carabiniere che vi ferma per eccesso di velocità oppure a un terrorista in cerca di ostaggi, per sperimentare alcune tra le mille diverse possibili “ricadute pragmatiche”.

In metacomunicazione, quel “che ore sono” viene definito “messaggio di livello oggetto”.

Un elemento essenziale per comprendere la metacomunicazione è che i metamessaggi sono tutti *gerarchicamente superiori* al livello oggetto. Questo significa che qualsiasi metamessaggio cambierà il senso del messaggio di livello oggetto. Ecco perché lo stesso “ciao” significa cose molto diverse se detto alla persona che amate mentre vi sta lasciando per sempre piuttosto che nel rincontrarla, dopo dieci anni. Cambia significato se pronunciato con voce tremante di emozione o invece distrattamente, se gridato con rabbia o balbettato in mezzo alle lacrime. E significa cose diverse se lo dice l’ex partner che vi stalkera insopportabilmente da mesi o invece un perfetto sconosciuto molto attraente.

Non ho spazio qui per approfondire come ciò avvenga, ma i metamessaggi definiscono anche gli eventi in ogni tipo di interazione. Sono loro a stabilire se venite assunti o licenziati, se finite a letto insieme oppure no, se i genitori del vostro partner vi apprezzeranno o invece odieranno, se l’ubriaco al bar vi mollerà un cazzotto o invece vorrà offrirvi una pinta. In contesti più ampi, sanciscono se due ditte si fonderanno oppure no, se il tal governo cadrà o resterà in carica, se scoppierà una guerra atomica.

In sostanza i metamessaggi decidono tutto, i messaggi oggetto non contano niente. Eppure, quelli che tutti vedono e sentono, quelli su cui tutti pensano di discutere e decidere sono quasi invariabilmente messaggi oggetto. Litigano sulla tazzina di caffè lasciata sporca nel lavandino, ma si sono lasciati settimane o mesi prima su ben altri livelli: semplicemente non lo sanno ancora. Non ottiene l’aumento che crede di meritarsi e protesta sul motivo che gli viene dichiarato, ma ha deciso di non ottenerlo settimane prima, davanti alla macchinetta del caffè, mentre credeva di stare parlando di calcio. Pensa di trovare sempre ostilità, non si accorge di cercarla o addirittura crearla.

Chi inizia ad approfondire i meccanismi di metacomunicazione, scopre ben presto quanto diverso sia tutto ciò che lo circonda da come lo vedeva prima. Scopre ad esempio che la maggior parte delle persone invia metamessaggi del tutto incoerenti con quello che crede, o spera, di stare affermando. Insomma, quasi tutti vanno in giro dicendo cose che non sanno di stare dicendo e facendo accadere eventi che non desideravano far accadere.

Per questo affermo spesso che quasi tutti subiscono la vita invece di viverla: compiono in ogni momento dei gesti senza sapere perché li stiano compiendo. Certo, si dichiarano delle ragioni a livello oggetto, ne sono anche convinti, ma non hanno la minima idea dei processi che davvero motivano i loro atti. Ubbidiscono costantemente a regole che non conoscono, regole che applicano senza nemmeno sapere che esistano. Ecco, io studio e insegno ad osservare, decodificare, gestire e modificare queste regole: questo è il mio campo.

Io so perché sto scrivendo questo articolo. Voi sapete perché lo state leggendo?

 

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