Quei millennial indottrinati

dal blog https://www.matteobrandi.it/

Mi ritengo un tipo ottimista. Nonostante tenda ad infervorarmi nei dibattiti politici, sono guidato da un pensiero fisso: le cose miglioreranno. Anche se sarà dura, anche se dovremo soffrire, l’armonia tornerà a sedere sul trono del nostro tempo. Questa mia filosofia di vita ha un’anima di acciaio ed è quasi inattaccabile.

Quasi.

Perché esiste una cosa in grado di farla vacillare in maniera paurosa, tanto da far affiorare crepe profonde nella sua struttura. Di cosa sto parlando? Dei millennial indottrinati.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Sono nato nel 1986, dunque sto parlando della mia generazione. E so benissimo che non tutti i miei coetanei rispecchiano il tipo di individuo che andrò a descrivere.

A differenza di quanto pensino in molti, per “millennials” (o “generazione Y“) non si indicano coloro che sono nati dopo il 2000, bensì coloro che hanno raggiunto la maggiore età agli sgoccioli del secolo scorso.

Ebbene, in questi giorni tribolati per l’Italia, non è raro imbattersi nei pensieri dei miei coetanei, impegnati come tutti a dire la propria sugli ultimi accadimenti. Ed è qui che la temperatura del mio sangue si avvicina rapidamente allo zero.

L’indottrinamento liberal è stato in molti casi talmente efficace da aver trasformato parecchi millennial nei perfetti anticorpi del sistema. Il fenomeno è conosciuto, analizzato e schernito in tutto l’occidente. Per questi giovani soldatini inconsapevoli, l’universo di internet ha trovato una delle più efficaci definizioni: NPC (Non Player Character). In pratica, costoro agiscono come i personaggi dei videogame non controllati dal giocatore, bensì guidati dall’intelligenza artificiale del gioco, incapaci di prendere decisioni che escano fuori dagli schemi della programmazione, anche quando essa li costringe a ripetere azioni senza senso. Il meme a loro dedicato è un viso grigio inespressivo che ne racchiude l’assenza di spirito critico.

Cercherò di riassumere le colonne portanti del pensiero (o meglio, del non-pensiero) che alberga nelle menti dei NPC italici.

La fede cieca nel sistema

La prima caratteristica a saltare all’occhio è la loro fanatica convinzione che il sistema in cui stiamo vivendo, per quanto imperfetto e palesemente iniquo, sia l’unico possibile. L’Euro? Imprescindibile. L’Unione Europea? Indiscutibile. La dottrina liberista e la visione globalista del mondo? Inevitabili, inarrestabili, inattaccabili.

Qui è facile scorgere il lavoro quotidiano e martellante delle maggiori testate giornalistiche, coadiuvate da talk-show, programmi di intrattenimento, radio e influencers, sulle menti dei millennial. Tale lavoro propagandistico non ha tanto lo scopo di convincere della bontà di ogni decisione che vada verso il consolidamento del sistema, quanto dell’assenza di qualsiasi alternativa credibile.

Il resto, tutto il resto, non va ascoltato né preso in considerazione. Per le voci dissonanti esistono etichette prestabilite, atte a screditarne ogni argomento: fascismorazzismosessismopopulismo… Non importa quale sia il significato originario di queste parole e quanto siano avulse dal contesto, inappropriate nel migliore dei casi, quando non totalmente fuorvianti. Esse vengono utilizzate per identificare, senza alcun’ombra di dubbio, chiunque osi dissentire dal racconto unico.

Credi nel ruolo dello Stato, nelle identità, nel primato della politica sulla finanza? Fascista!
Pensi che il femminismo odierno demonizzi l’uomo più che difendere le donne? Sessista!
Non sei a favore di qualsiasi richiesta provenga dal mondo LGBT? Omofobo!
Sei contro l’immigrazione di massa e la cancellazione degli stati nazionali? Razzista!

Dogmi. Dogmi scolpiti nella pietra. Scolpiti da chi? Ma da mani esperte, preparate, titolate e scevre da qualsiasi possibile errore o secondo fine. Sarai mica un complottista?

Un esempio lampante è ciò che è accaduto dopo le elezioni nazionali del 4 Marzo 2018. Le urne hanno premiato il M5S e dato ampio consenso alla Lega. Solo questo è bastato a scatenare una valanga di bile nei fegati dei millennial sostenitori convinti dello status quo. I social sono stati inondati di insulti verso i vincitori delle elezioni, descritti come nuove SS in marcia sull’Europa, e verso chiunque avesse dato loro fiducia. Quando poi, il 1 Giugno, è nato il governo Conte (proprio dall’unione di pentastellati e leghisti) l’esplosione della loro rabbia è stata… visibile dalla Luna.

Da quel giorno, infatti, al potere si trovano i simboli viventi di tutto ciò che i nostri NPC odiano dal profondo dell’animo. O meglio, di tutto ciò che è stato insegnato loro ad odiare come il male assoluto: partiti e movimenti che professano un modo diverso di intendere l’economia, la società, la politica. E se non bastasse questa eresia, vi si aggiunge la peggiore di tutte: si tratta di forze vicine al popolo.

La demofobia

Qui siamo di fronte all’espetto più disturbante di tutto lo spettro mentale del millennial indottrinato: il disprezzo per il popolo.

Innanzitutto, la maggior parte di questi ragazzi è di famiglia benestante e vive distante dagli effetti di tutto ciò che esalta. Si tratta spesso di studenti fuori corso con le terga al caldo, fan dell’eterno Erasmus e della movida senza limiti, o semplicemente di radical chic con parecchia puzza sotto il naso. Perciò l’immigrazione di massa, letale per molti lavoratori italiani e dagli effetti nefasti sulle periferie già degradate, raramente li tocca in prima persona. La disoccupazione galoppante, la crisi delle aziende, i suicidi per debiti, sono per loro fastidiosi ronzii in lontananza a cui dare poco credito. Quasi una giusta punizione per quel popolo rozzo e ignorante che non ha saputo adattarsi ai cambiamenti, inevitabili e giusti.

Già, il popolo. L’NPC odia il popolo. Egli ha sviluppato un disprezzo atavico per qualsiasi istanza provenga da quella massa indistinta così recalcitrante, così rumorosa, così lontana dai toni tranquillizzanti delle tante superstar del pensiero unico. E che ultimamente prende regolarmente a pedate i partiti che il nostro NPC sostiene a spada tratta. Se il sistema è eterno (e non può che essere così), se la strada è già tracciata (e non può che essere così), se chiunque dica il contrario è un incompetente (e non può che essere così), cosa si lamenta a fare il popolo? Perché dice di stare male?

Tale domanda rischierebbe di far spuntare il barlume del dubbio: il nemico numero uno di qualsiasi pensiero totalitario. Ed è quindi stroncata sul nascere con la granitica certezza che il sistema, in quanto giusto e immutabile, premia chi vi si adatta. Chi ha la preparazione, il cervello e le doti giuste per abbracciarne le opportunità. Se il popolo asserisce di soffire è perchè, sotto sotto, se lo merita. O, data la sua disgustosa “ignoranza”, sarà stato traviato e ingannato da qualche populista.

Si sviluppa così nel millennial indottrinato un profondo elitismo sfoggiato come la giusta rivendicazione di una superiorità morale ed intellettiva. Perciò ad essere premiati dal nostro soggetto saranno tutti coloro che mostreranno altezzosità e nausea nei confronti della “plebe”, siano essi giornalisti o intellettuali, youtubers o pagine Facebook. Ogni loro risposta sprezzante, ogni loro attacco contro il suffragio universale, sarà celebrato come una sacrosanta sentenza. Uno degli insulti preferiti rivolti verso la plebaglia è “analfabeti funzionali” (l’analfabeta funzionale sa leggere ma non capisce il significato di ciò che legge), a rimarcare la convinzione che chiunque dissenta dal pensiero unico non può che soffrire di deficit mentali e culturali.

Insomma, vada al diavolo il popolo. Soprattutto il proprio. Ed ecco la terza, imbarazzante caratteristica degli individui che stiamo analizzando.

L’autorazzismo

Alla base dell’ideologia globalista c’è l’odio atavico nei confronti della propria cultura, delle proprie radici, della propria identità (o meglio, di qualsiasi identità, ma ne parlerò un’altra volta). Gli NPC italici, al pari dei loro corrispettivi europei e americani, partono dunque da questa base di distacco da ogni forma di amor patrio. Il tutto spacciato, ovviamente, come grande conquista civile e umana.

L’ipotesi che la cancellazione delle nazioni e delle frontiere, con annessa scomparsa dello stato a beneficio del potere privato e sovranazionale, possa favorire solamente chi vuole sbarazzarsi di ogni regola, costituzione o limite, non li sfiora minimamente. Fa sorridere vederli ripetere slogan spacciati per “giovanili”, come “No Borders!” o “Nessun essere umano è illegale!“, quando questi rispondono alle esigenze di vecchi bacucchi, speculatori e miliardari.

Il futuro è un mondo globalizzato, punto. I paesi e le bandiere devono sparire, punto. Il resto è “ritorno al passato”, punto. Parole d’ordine senza appello, omelie giornaliere che troveranno conferma nelle parole del TG serale, nei servizi del talk-show preferito, nelle righe dell’adorato quotidiano il mattino seguente.

A tutto questo va aggiunto un tassello in più, purtroppo tutto italiano: l’autorazzismo.

Il cosiddetto “sogno europeo” è stato venduto e propagandato agli italiani non come l’opportunità di esaltazione dell’Italia in un contesto più ampio, bensì come l’irripetibile occasione di redimersi. Una specie di espiazione.

Il messaggio mefitico, ripetuto ad oltranza ogni giorno al cittadino del Bel Paese, è stato in sintesi questo: sei italiano, quindi corrotto di natura e inferiore ai tuoi coetanei europei. Sei in debito per colpa dei tuoi genitori e dei tuoi nonni, che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Ma grazie all’Europa, guidata da popoli nordici incorruttibili ed efficienti, oltre a tecnici di indubbia capacità, potrai puntare a lavorare per qualcosa di più grande, serio e dignitoso del tuo misero paese.

Un lavaggio del cervello orribile, basato su menzogne indicibili, ripetuto fanaticamente da una classe giornalistica ed intellettuale indecorosa. Un tradimento vero e proprio ai danni degli italiani, perpetrato da chi avrebbe dovuto proteggerli ed informarli.

Neanche a dirlo, tale orrenda propaganda è stata bevuta fino all’ultima goccia dal nostro millennial indottrinato. Il quale non solo è allergico a qualsivoglia forma di identità, in quantoglobalista perso, ma è convinto di avere la sfortuna vivere in un paese inutile, retrogrado, incivile, incapace e bisognoso di essere messo in riga per i suoi difetti congeniti.

Alla luce dei credi finora elencati, l’idea che una forza sovranazionale schiacci il popolo italiano e lo pieghi alla sua volontà, non può che provocare un brivido di piacere nel Non Player Character nostrano. Ecco dunque il tifo per lo Spread e le agenzie di rating, le invocazioni alla calata della Troika ed altre amenità.

Esiste una documentazione immensa che prova come tutto ciò che viene raccontato sull’Italia, per giustificarne la colonizzazione estera e sovranazionale, sia falso. Ma i millennial indottrinati non proveranno alcun impulso ad informarsi al di fuori del recinto mainstream, in cui si trovano a loro agio, cullati da certezze e parole d’ordine. Anzi, tacceranno qualsiasi “controinformazione” come rozzaignorante e ridicola. Non importa che a parlargli siano economisti preparati o persino premi Nobel. Se l’informazione esce dai canoni prestabiliti, compreso l’autorazzismo, non può essere concepita.

Ed ecco l’ultima, imbarazzante caratteristica di questi giovani “catechizzati”.

Il Convenzionalismo

Quest’ultimo punto è, fra tutti, il più triste.

Fa davvero impressione vedere così tanta mancanza di elasticità mentale in un giovane. Parliamo di ragazzi e ragazze che hanno tutti gli strumenti per uscire dalle convenzioni e dai dogmi a cui credono ciecamente. Eppure non lo fanno. Non lo fanno perché questo significherebbe veder crollare un castello di certezze che mai dovrebbe ergersi nel cervello di un cittadino adulto, figuriamoci di un ventenne o di un trentenne.

Un convenzionalista non ha dubbi. Non può averli. Si affida a qualsiasi racconto ufficiale confermi ogni sua credenza.

Per cui, ad esempio, il millennial indottrinato ti ripeterà a memoria ogni assurda frase fattasull’odierno sistema economico di stampo neoliberista, oggi contestato in gran parte dell’Occidente: “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, “dobbiamo fare austerity per abbassare il debito”, “oggi bisogna essere precari”, “i Greci hanno speso troppo”, “l’Italia fuori dalla UE non va da nessuna parte”, “i pensionati vivono sulle nostre spalle”… eccetera eccetera.

In ogni epoca, il potere si è premurato di far passare determinati messaggi, distorcendo la realtà a proprio piacimento. Se gli uomini non avessero avuto la scintilla del dubbio, non ci saremmo liberati delle tirannie, non avremmo avuto il Rinascimento, l’Illuminismo e qualsiasi altra grande conquista, in qualsiasi campo, dalla scienza alla filosofia, fino all’esplorazione.

E forse è proprio questo il grande sogno del potere, oggi: avere sotto di sé una massa indistinta di individui senza identità, acritici, fanatici del sistema a loro imposto, pronti a seguire senza fiatare ogni direttiva scesa dall’alto e a scagliarsi contro i dissidenti.

Insomma, il quadro dei millennial indottrinati è davvero deprimente. Ogni volta che mi ci scontro, ne esco sempre avvilito. Il mio ottimismo vacilla, trema al solo pensare che costoro diverranno i cittadini del domani. Per cosa vivranno? Quale futuro cercheranno di mettere su?

Poi mi faccio forza e ricordo a me stesso che non sono affatto solo. Che tanti ragazzi come me hanno aperto gli occhi e hanno riscoperto l’amore per il proprio paese e la voglia di rovesciare il sistema che ci sta strangolando. Che, per quanto titanica, la propaganda a reti unificate non ha avuto su tutti lo stesso effetto. Anzi, ha risvegliato in molti una sana voglia di riscatto che si sta diffondendo a macchia d’olio.

Questo significa davvero essere giovani.

vivi.

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