Un gran mare d’immondizia

dal blog http://kelebeklerblog.com/

 by Miguel Martinez

Da qualche anno, ho cominciato ad accorgermi che i rifiuti non sono una cosa che tu li metti in un sacchetto e gli dici addio per sempre.

Pian piano, ho cominciato a notare intanto che tutto quello che possiedo è un rifiuto in potenza, a partire dalla tastiera che sto usando per scrivere, e che già da segni di cedimento.

Oppure i vestiti usati dei bambini, che sono diventati un’ossessione: perché la gente, che giustamente non ama buttare un giubbotto costato 30 euro solo perché il figliolo è cresciuto, pensa subito a regalarlo, e così lo portano al giardino. Ma per ogni genitore pronto a prendere, ce ne sono dieci pronti a dare, e così per ogni sacco di vestiti che si danno via, ne arrivano nove.

Poi ho cominciato a seguire la vicenda delle Mamme No Inceneritore, della Piana alla periferia di Firenze dove tutto insieme vogliono fare un inceneritore, un nuovo aeroporto, uno stadio e una nuova corsia dell’autostrada, visto che è l’ultimo spazio non ancora completamente cementificato della città.

La questione tecnica in sé – quanto sarebbe stato inquinante nei fatti (che sono sempre ben diversi dalla teoria) un inceneritore – è secondaria rispetto alla domanda che le Mamme No Inceneritore hanno posto rispetto alla base trascurata del nostro intero sistema economico. Firenze può continuare a esistere come se i rifiuti non ci fossero?

Lì ho capito che giubbotti, tastiera, automobili, lavatrici o qualunque altro prodotto che utilizzi materiali non immediatamente riciclabili, sono semplicemente futuri rifiuti.

L’intero sistema è un’immensa fabbrica di rifiuti, e prima o poi è destinato a intasarsi e scoppiare, come una fogna troppo piena.

A questo punto è evidente che il problema non è, “dove mettiamo i rifiuti“, ma come possiamo smettere di produrli?

I politici dovrebbero smettere di preoccuparsi di inceneritori, di raccolta differenziata, di esportazione di rifiuti, di riciclaggio; e iniziare a mettere fuori legge, o almeno fuori mercato, tutto ciò che è usa e getta. Ne va della sopravvivenza dei nostri figli.

Vi segnalo un articolo interessante di Jacopo Giliberto, uscito sul Sole 24 ore, che documenta a che punto è la crisi dei rifiuti.

O meglio, descrive tutti i sintomi a valle – compresi tanti che non conoscevo – di una situazione ormai al collasso, e per questo vale la pena di leggere l’articolo.

Ma non gli viene nemmeno in mente da chiedersi quali siano le cause a monte. E quindi la sua soluzione – sostanzialmente più inceneritori – ricorda il medico che monitora con grande attenzione le sofferenze di un tossicodipendente in crisi di astinenza, e poi prescrive come rimedio una doppia dose di eroina.

Quando abbiamo visto che i sacchetti di vestitini usati per bambini ci stavano affogando, non abbiamo pensato, “ma dove li mettiamo? Li trasformiamo in pupazzi? Li bruciamo? Li buttiamo di notte nel cortile del vicino?”

Abbiamo detto, “basta, non portatecene più”, che è il punto lungo la catena dove possiamo arrivare noi.

Poi andrebbe stroncata quella nonna che ogni volta che vede al mercatino dei giubbotti per bambini con lo sconto, ne compra tre per i nipotini; e andrebbe stroncato l’importatore che i giubbotti li fa venire dalla Cina su navi che riversano i loro rifiuti nell’aria e nell’acqua.

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