BlackFriday

dal blog https://www.ariannaeditrice.it/

Fonte: Riccardo Tennenini

Nella società delle immagini si inseriscono perfettamente fenomeni come il cosiddetto black friday, di portata “ecumenica”, urbi et orbi, che tende ad uniformare e unificare tutti gli spettatori. Secondo Max Weber l’identificazione del lavoro come valore in sé è l’essenza del capitalismo che va ricondotta all’etica della religione protestante, in particolare calvinista, lo “spirito” del capitalismo, giacché per i calvinisti il segno della grazia divina è reso tangibile dalla ricchezza e dal benessere generato dal lavoro, che anzi acquista il valore di una vocazione religiosa: è Dio che ci chiama a esso; è quindi attraverso il lavoro, il successo e la carriera che ne conseguono, che il calvinista è l’eletto, il predestinato: «Dio è con lui». Il consumismo acquista così, addirittura la benedizione divina.
Con il passare del tempo, l’idea che ogni persona è sola di fronte a Dio, cedette il passo all’idea che ogni persona è sola nel mercato. L’autostima trovata ora su misura negli interessi personali, che a loro volta venivano valutati in base alla capacità di accumulare beni e denaro attraverso una scaltra fruizione della nuova economia di mercato.
Lo sconto e la caccia all’affare diventano i “riti” caratteristici di questa nuova fede e le uniche cose in cui crede l’uomo massa. La trinità (Padre, Figlio e Spirito santo) è sostituita da precarizzazione, delocalizzazione e disoccupazione. Il black friday ha la valenza di una celebrazione orgiastica, con l’eccitazione sfrenata che suscita nel consumatore, che rincorre ossessivamente l’offerta più conveniente: spendere meno e comprare di più, fino a raggiungere l’orgasmo consumistico. Durante questo periodo i consumatori perdono definitivamente la propria umanità fino a regredire ad uno stato primitivo e selvaggio. Basta digitare “black friday” su un qualunque motore di ricerca per approdare in immagini e video di maree umane che si riversano ad affollare i centri commerciali e fiondarsi sui prodotti come ghepardi in battuta di caccia alla gazzella; al termine della promozione i negozi sono stati letteralmente svuotati e i postumi sono gli stessi di una sommossa popolare; il fenomeno è per ovvie ragioni amplificato nei paesi iper-capitalisti come gli Stati Uniti. 
Essendo questo un espediente per far schizzare al massimo le vendite per un brevissimo periodo, la società liquida tende innanzitutto a trasformare in black friday “a tema” festività quali Pasqua, Natale, Halloween, San Valentino, ecc., oramai del tutto secolarizzate e svuotate dal loro contenuto profondo, che continuano a sussistere nella società dello specchio solo come celebrazioni di bulimici del consumo ipertrofico ad un ritmo fagocitante. Il passo successivo è estenderlo a livello globale e per tutto l’anno come sistema turboliberale: al venditore “tipo”, stressato dalla concorrenza, dunque dalla necessità di vendere e consegnare ingenti quantità di prodotti in un breve lasso di tempo, corrisponde il consumatore “tipo”, in preda al desiderio spasmodico e feticistico delle merci, impegnato, in concorrenza con gli altri, ad accaparrarsi una mole di prodotti del tutto futili, correndo tra i reparti su e giù con il carrello sempre pieno, svuotando gli scaffali di tutto ciò che offrono. In conclusione, questi fenomeni contribuiscono a convogliare tutta l’attenzione e l’interesse della popolazione su una compravendita che assume le forme di un’isteria collettiva, il cittadino non deve avere null’altro al di fuori di questo, tutta la sua esistenza, la sua concentrazione, il suo tempo e il suo denaro devono essere investiti in ciò. Società siffatte sono magistralmente rappresentate da Steve Cutts nel suo corto animato “Happyness”, che definisce la concezione della “felicità” in esse. E torniamo al già richiamato panem et circenses: da un lato il consumatore viene “coccolato” con la disponibilità di qualsiasi prodotto, proveniente da qualsiasi parte del mondo grazie al libero mercato ed internet, pubblicizzato con spot allettanti con cui mostrare persino la gioia e la soddisfazione del lavoratore (venditore, produttore, fattorino, ecc) che si prodiga affinché il consumatore possa spendere; ma dall’altra parte il lato oscuro: lavoratori precari, sfruttati e senza diritti, nessuna salvaguardia della loro salute e della loro incolumità, forti restrizioni alle libertà individuali. Insomma, un neo-schiavismo, in cui le piantagioni dell’Ottocento si sono solo “evolute” nelle forme attuali.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.