Il Venezuela che perde petrolio dappertutto

dal blog https://dorsogna.blogspot.com/

MONDAY, NOVEMBER 26, 2018

Un tempo l’agenzia nazionale di petrolio venezuelano, il PDVSA, Petróleos de Venezuela, S.A. era uno dei piu’ potenti e rispettati enti del paese, e tanto era il potere dei petrol-dollari incassati che lo era anche a livello internazionale.

Nada mas.

A causa della infintia crisi del paese, la mancanza di manutenzione, e la coruzione fanno si che dell’antic Gloria del PDVSA resti solo un mare di inquinamento, di laghi, fiumi e campagne. Nessuno sa o vuole fare qualsiasi cosa per salvare l’ambiente venezuelano. 

Da lontano e’ tutto come madre natura l’avrebbe pensato: cielo possente, mare blu, stradine di campagna. Ma a guardare meglio, il mare non e’ poi tanto blu: ci sono striscie continue di nero, e il sapore non e’ di sale ma di petrolio. Sullo sfondo taniche di stoccaggio malandate.

Siamo nella zona del delta del fiume Orinoco, dove ci sono le piu’ grandi reserve di petrolio del paese. Ed e’ qui pure l’epicentro del disastro: cosi tanto petrolio e’ stato disperso in mare dagli oleodotti in disuse o corrosi che una vasca gigantesca di contenimento e’ piena pure lei 

Hugo Chavez e Nicolas Maduro non hanno saputo gestire ne il petrolio del paese, ne tantomeno la crisi ambientale. Intanto, mentre il Venezuela perde colpi, le estrazioni di greggio sono ai livelli piu’ bassi dal 1940. Meta’ del suo budget nazionale viene dal petrolio. 

E’ una spirale senza fine: calo della produzione vuol dire minori introit, vuol dire tante cose, poverta’ e disperazione, ma vuol anche dire che ci sonomeno soldi per la pulizia, il controllo e il monitoraggio dell’attivita’t rivellante. E ovviamente in questi tempo di vacche magre l’ambiente e’ sempre l’ultimo. E cosi, il petrolio continua a sgorgare da falle, buchi, oleodotti corrosi, valvole rotte, navi. 

Il governo neanche tiene piu’ le statistiche, ma tutti sanno che il petrolio ha inquinato falde sotterranee, campi, e fiumi. GLi ultimi dati sono per il 2016: in quell’anno le perdite e gli incidenti erano quatro volte di piu’ che nel 1999.

A suo tempo, il PDVSA aveva una politica di contenimento molto severa, ma siccome adesso non ci sonor risorse e’ tutto lasciato a se stesso. Non e’raro vedere perdite di petrolio fuoriuscito perdurare nei campi per mesi, se non anni, senza nessuno che pulisca. 

I contrattori non hanno piu’ contratti, perche’ non sono pagati e molti di loro trovano (o cercano di trovare) altro impiego.

E non ci sono solo i campi, ma anche le zone piu’ urbanizzate. Un oleodotto difettoso ha infatti annerito il fiume Guarapiche compromettendo l’acqua da bere per varie citta dello stato di Monagas; le scuole sono state chiuse e pure gli uffici governativi perche’ oltre a tutto il resto, non c’era neanche l’acqua.

Secondo le agenzie di rating le possibilita’ che nel 2019 le cose vadano meglio in Venezuela per l’economia e’ zero. Le esporatazioni di petrolio ed il prezzo del venduto continua a collassare, e poi c’e’ l’iperinflazione, la fuga di cervelli e di corpi. corruzione e sanzioni internazionali che non aiutano di certo. Il  GDP del paese e’ calato del 12.6% nel 2018 ed era gia’ calato del 10.6% nel 2017. Fitch Solutions, una delle principali agenzie di rating stima che per il 2019 saremo a un altro calo del 13.9%.

Cioe’ l’economia del paese e’ calata o calera’ del 30% in tre anni.  

Intanto i costi dell’ambiente che soffre in silenzio sono impossibili da stimare. Ci sono la bellezza di almeno — 12,367 vasche di rifiuti petroliferi non monitorati o controllati di cui nessuno esattamente conosce lo status. E questa era la conta dieci anni fa. 

Per queste vasche i costi di sistemazione per portare tutto ad uno stato accettabile secondo i protocolli internazionali sarebbe di circa 2.2 miliardi di dollari. 

Nel 2017 il Venezuela ha intascato 22 milardi di dollari – e’ evidente che se solo per pulire i rifiuti di dieci anni fa c’e’ da spendere il 10% dell’introito annuale, il disastro e’ enorme. Perche’ oltre alla pulizia di quelle 10mila vasche ci sono decine e decine di chilometri di oleodotti, porti, raffinerie, navi, laghi tutto da controllare e da rimodernare.

E non piu’ soldi.

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