Paganini: La Rockstar dimenticata

dal blog http://www.beppegrillo.it/

di Anna Ferrari – Paganini non era Jimi Hendrix. Paganini era Hendrix, Page, Van Halen, Satriani, Petrucci tutti insieme. E non lo si può neanche paragonare in termini di seguito mediatico. Niccolò Paganini era una Star senza Rock, senza look, senza media, senza CD, senza Radio, senza LP. In migliaia nell’800 accorrevano a volerlo ascoltare e a quell’epoca erano numeri da capogiro.

Eppure di Hendrix hanno inaugurato a Londra la Casa Museo, dove lui ha abitato per solamente due anni. Si paga un biglietto unico anche per visitare la limitrofa Casa-Museo di Händel.

E Paganini? Di lui hanno raso al suolo la Casa natale a Genova, in un antico quartiere popolare nel cuore della città (denominato a Cheullia), nei pressi di Torre Piacentini, per realizzare un centro direzionale, dove sono ora i Giardini Baltimora (gemellata con Genova) e che attualmente sono luogo di spaccio di droga e di degrado. Era il 1971. A ricordo dello scempio venne posta anche una “Colonna infame, a vergogna dei viventi…”

Non paghi di ciò, proprio a voler rimediare a questa fatale svista, dopo soli 32 anni nel 2013, viene inaugurata una piazza ed un monumento nel piccolo borgo fuori Genova, a San Biagio di Valpolcevera, dove la famiglia aveva la casa di campagna. Ovvero, lontano da qualsiasi meta e percorso turistico. Tra l’altro, più che un omaggio a Paganini, si tratta di una lapide commemorativa di Ramses d’Egitto: statico, ingombrante, non fruibile. Tutto l’opposto di ciò che il Maestro rappresentava. Virtuosismo, leggerezza, vicinanza alla città di Genova. Si, vicinanza. Fu lui a donare ai poveri di Genova l’intero incasso di un suo concerto. E il Re? Al rifiuto di Paganini di eseguire un bis, negò al maestro il permesso di suonare a Genova. Paganini non ripete.

A Budapest è tappa obbligatoria al monumento di Franz Liszt, a piazza Liszt, appunto, nel mezzo di una strada con alberi e giardini, piena di negozi e di gente che passeggia serena. Tutti i turisti “abbracciano” simbolicamente il compositore ungherese e sfiorano la sua mano destra, che sembra sfarfallare veloce sulla tastiera del pianoforte. Lo stesso Liszt disse: “Non ci sarà mai più un secondo Paganini”.

Tra l’altro Paganini era anche un ottimo chitarrista ed ha lasciato parecchie opere per chitarra, tutt’oggi interpretate.

Ma dove è sepolto? A Parma. Un alto prelato ne vietò la tumulazione in terra consacrata. Non è stato sufficiente lasciare in dono il suo Guarneri alla città di Genova. Quindi definitivamente addio! Mia cara città natale.

E noi? Noi non riusciamo ancora a dedicargli un intero museo; non una sala, ma un vero e proprio museo monografico, che possa anche essere un moderno centro internazionale di ricerca musicale, come c’è a Bonn per Beethoven. Non un noioso e polveroso luogo di rimembranza, ma un luogo contemporaneo con contributi multimediali, realtà virtuale. Insomma, interattivo. Museo Paganini, in una bella Piazza Paganini, davanti al monumento di Paganini.

Pensate che non verrebbero pullman di giapponesi, americani, coreani, tedeschi, russi a visitarlo?

Non può bastare, non deve bastare.

Ma perchè è così difficile essere italiani? Ovunque andiamo nel mondo ci sale la bile nel vedere che gli altri hanno musei, percorsi turistici, visite guidate, basati sul niente. Un sasso, una sedia dove si è seduto Goethe, un fazzoletto usato da Mozart, una mezza colonna romana. Invece, proprio lì inizia il business e noi italiani non ci arriviamo. Spesso nella casa di Mozart a Budapest, o a Vienna, ci sono solamente pareti bianche con riproduzioni e ingrandimenti di manoscritti oppure epistolari su pannelli plastificati. Gli stranieri lo capiscono subito quando c’è odore di soldi. Ne fanno un pozzo d’oro dal nulla. Probabilmente hanno più radicate tradizioni e competenze di management culturale di successo rispetto a noi. Chissà.

In ultima analisi e a voler girare il coltello nella piaga, rilevo che negli anni cinquanta nasce il Premio Paganini. Il vincitore ha diritto a suonare il Cannone del Maestro. Salvatore Accardo è tra questi, edizione 1957. Inutile dire che oggi ci sono decine e decine di partecipanti da tutto il mondo. Ebbene, la disputa era prima annuale, poi negli anni 2000 è diventata biennale, poi è stata sospesa. Poi, di nuovo nel 2015 con la Giuria presieduta dal Maestro Fabio Luisi, sette membri di chiara fama internazionale, scelti tra esponenti di Istituzioni musicali, critici musicali, musicisti, di diverse nazionalità, professionisti riconosciuti per la loro esperienza, competenza, integrità e imparzialità. Nessun docente tra i giurati. Edizione stratosferica con 101 selezionati in 4 diverse eliminatorie a Genova, Tokio, New York e Vienna. Era ora. Il maestro Luisi, anche direttore del Maggio Fiorentino, sa il fatto suo. E invece? Saltano di nuovo due anni di premio e nel 2018 l’assessore alla cultura di Genova Elisa Serafini, decide di nominare in giuria un violinista russo che sembra, ma solo sembra, abbia truccato un concorso in Polonia per far vincere un suo allievo, dalla cui vicenda ne è scaturito un processo. La teoria che non dovessero esserci docenti in giuria allo scopo di una maggiore imparzialità era improvvisamente polverizzata. Forse anche per questo, il Maestro Luisi lascia la direzione del Premio 2018 a pochi giorni dall’evento.

Ricapitolando. Il premio Paganini è un vero e proprio campionato mondiale di violino, si svolge a Genova, attira centinaia di partecipati da ogni angolo del globo, muove turismo, musicisti, professionisti, industria alberghiera e quant’altro: perchè volerlo fare ogni tre anni? Sospenderlo e riprenderlo non ha senso. Si faccia pure ogni due anni, ma si dia un segnale di continuità e consuetudine al mondo intero.

L’esperienza dell’allestimento a Palazzo ducale “Paganini Rockstar” è purtroppo temporanea, quindi da marzo 2019 verranno svestiti i panni della ribalta e si tornerà nella vecchia tana della Sala Paganini a Palazzo Tursi, sede del municipio genovese. Un bel giro di giostra, il Cannone Guarneri nella teca e tutti a dormire.

Perchè è così difficile essere italiani?

L’AUTORE

Anna Ferrari, Laureata in Economia e Commercio presso La Sapienza di Roma. Si diploma in Chitarra classica e Musica Jazz con lode presso i Conservatori di Frosinone e Latina. Ha curato l’ufficio stampa del Conservatorio di Latina. Si perfeziona in Tecnica e Marketing Musicale e frequenta un Master in Mediazione e Conciliazione giudiziale. Vive e lavora a Roma e a Monaco di Baviera, dove svolge attività concertistica. http://gitarre-annaferrari.com/

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