La vita delle donne in Libano

dal blog http://www.occhidellaguerra.it

(Beirut) Le contraddizioni sono la cifra stilistica della società libanese, la sua fortuna e la sua condanna. La vita delle donne non fa eccezione. Il Libano è insieme all’Iran, la Tunisia e Israele, il Paese che ha una delle tradizioni femministe più antiche del Medio Oriente, ma come spesso accade, le leggi del Paese sembrano ignorare la realtà della società civile. Mentre in Tunisia sono stati fatti grandi passi avanti, l’Iran, ma sorprendentemente anche il Libano e perfino Israele, delegano alla religione le leggi che riguardano il matrimonio e in generale la famiglia. In nessun Paese mediorientale esiste il matrimonio civile. Questo rende i matrimoni misti quasi impossibili in società multi religiose come il Libano ed Israele. In questi stati ogni comunità religiosa regola in modo diverso le norme matrimoniali e quelle legate alla famiglia. Nel variegato mondo islamico addirittura le decisioni dipendono dalle interpretazioni del singolo giudice, non esistendo una chiara struttura religiosa. Per i cristiani dipende dalla fede, i maroniti, essendo cattolici rispettano la politica decisa dal Vaticano. Con alcune specificità che la chiesa riconosce loro, essendo di rito orientale. Lo stesso vale per la Chiesa Siriaca Cattolica. Poi vi sono le tantissime chiese ortodosse, come la siriaca, la melchita e altre. Anche la comunità drusa ha le sue regole.

In tutte le religioni del Paese, generalmente la donna è legata prima al volere del padre e poi a quella del marito. Realtà che non corrisponde per nulla con quello che accade nella ricca e dinamica società civile, dove le donne sono emancipate da decenni. È come se la guerra civile tra il 1975 e il 1990 e le turbolenze politiche successive avessero congelato la legislazione, mentre la società civile continuava a progredire. Oggi nel Paese le donne sono ambasciatrici, giudici, medici, soldati, manager.

Questa contraddizione stridente comincia finalmente a venire fuori e molti iniziano a chiedere delle riforme. In primis, quella di permettere alle donne di passare la nazionalità ai figli. Infatti, incredibilmente, solamente un padre libanese può passare la nazionalità. Questo ha fatto sì che, le milioni di donne libanesi dell’enorme diaspora in giro per il mondo non abbiano passato la nazionalità ai propri figli. Un altro punto molto dolente e spinoso è la questione ereditaria. Le donne infatti generalmente ereditano la metà degli uomini. Inoltre, hanno molte difficoltà ad ottenere un prestito in banca senza la garanzia di un uomo.

Anche in politica la società Libanese si dimostra ancora estremamente patriarcale. Le parlamentari donne sono ancora molto poche e si sta pensando di introdurre quote rosa. Anche l’affido dei figli rimane una questione molto delicata.

Per parlare di tutte queste questioni l’Ong Lebanon National Energy, ha organizzato una conferenza in cui erano presenti le massime autorità libanesi e le più importanti femministe del Paese. Sono stati toccati tutti i temi più caldi e tutte le autorità presenti hanno concordato sulla necessità di mutare alcune leggi per difendere maggiormente i diritti delle donne nel Paese e per far sì che la legge rispecchi finalmente la realtà sociale. 

Certo le differenze in seno alle varie comunità libanesi sono ancora molte, anche se i realtà, la vera differenza è tra i laici da una parte e i religiosi conservatori dall’altra. Infatti, su alcune tematiche i conservatori delle varie fedi hanno posizioni piuttosto simili. Alla conferenza erano presenti tutti gli esponenti più importanti della società civile. In particolare quelli che hanno portato avanti molti progetti di rigenerazione urbana e civile in molti quartieri di Beirut. Tra di esse vi erano Mona Hallak che rappresentava Aub Neighborhood Iniative e Beirut Madinati, movimento politico della società civile della capitale. Vi era anche Carole Babikian, presidente di Achrafieh 2000.

Un altro dei movimenti nati da qualche anno in Libano è quello Lgbt. Hadi Damien che da due anni organizza il Beirut Pride è riuscito a coinvolgere nell’evento moltissime delle associazioni femministe e della società civile libanese. Un successo su cui fino a qualche anno fa in pochi avrebbero scommesso.

Vista la fragilità politica del Paese ci vorranno sicuramente alcuni anni prima che le leggi libanesi riescano davvero ad essere al passo con la società civile. Certamente però il Libano rimane uno dei Paesi più avanzati per quanto riguarda la consapevolezza della gente. Lo stile di vita che le persone hanno, contraddice ogni giorno le leggi patriarcali che in vaste parti del Paese non hanno più alcun valore. Più che la religione, il vero solco è il benessere economico, infatti le classi borghesi di qualunque fede sono ormai allergiche alle regole patriarcali.

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