Ancora un parere sindacale sul R di C.

Ripubblichiamo qui il commento di Giorgio Cremaschi di qualche giorno fa, che si rivela attualissimo, se non profetico. Mentre per l’analisi tecnica approfondita rimandiamo al contributo di Viviana Ruggeri, pubblicato stamattina.

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Finalmente abbiamo il decreto su reddito di cittadinanza e sulla COSIDDETTA, lo dice anche il testo della legge, quota 100…

Vengono tutte confermate le peggiori anticipazioni di questi giorni, che spesso sui social erano state bollate come fake news dai fanatici del governo. Purtroppo non è così.

Vediamo i punti cardini dei due provvedimenti.

Cominciamo dal REDDITO.

Di cittadinanza ce n’é davvero poca e anche di reddito. Naturalmente non si può che essere contenti se lo Stato dà dei soldi ai poveri, tuttavia non possiamo certo chiamare dignitoso e civile un sistema che sottopone il povero disoccupato a clausole sempre più vessatorie fino a diventare insopportabili. Questo è il modello Thatcher che vediamo denunciato nei film di Ken Loach: ti dò dei soldi ma tu sei a disposizione della burocrazia e delle imprese. Vediamo.

1) Il reddito viene assegnato a chi ha un ISEE inferiore a 9.360 euro, i famosi 780 euro mensili che rappresenterebbero la soglia della povertà assoluta. Il principio è che lo Stato concorre con quanto manca per raggiungere quella cifra. Quindi hai ISEE zero? Allora prenderai tutti i 9.360 euro, ma tutto ciò che guadagni o il valore della casa che eventualmente possiedi ti verrà scalato da quella cifra. Naturalmente qui faccio un esempio limite: ci sono spese, c’è la famiglia, si possono cumulare più redditi se in una famiglia ci sono più disoccupati maggiorenni, insomma bisogna andare al CAF e poi all’INPS con una pila di documenti, ad esempio per dimostrare quanto è vecchia l’auto, se se ne hai una.

Tuttavia alla fine il concetto è chiaro, saranno davvero pochi coloro che incasseranno tutti i 780 euro mensili, che titolano il provvedimento. Anche il governo, per chiarire, ha scritto che comunque nessuno degli aventi diritto potrà avere meno di 480 euro all’anno, 40 al mese.

2) Il reddito viene assegnato a tutti i residenti in Italia che ne abbiano diritto. Attenzione però, perché bisogna essere residenti da almeno 10 anni. Questo vale per i migranti, ma anche per cittadini italiani che siano andati a lavorare all’estero e poi siano tornati avendo perso lì il lavoro. Il limite avrebbe dovuto essere di soli 5 anni, ma Salvini è intervenuto per evitare che troppi migranti avessero il reddito. Così per togliere soldi ai migranti li hanno tolti anche agli italiani in difficoltà… Meditate razzisti, meditate…

3) Il reddito va anche ai pensionati con più di 65 anni che prendano meno di 780 euro mensili. Siccome questi sono milioni e si prevede di sostenerne solo una piccola quota; spetterà all’INPS fare una selezione sociale. Come, lo vedremo. Intanto, nel nuovo testo, questa “pensione di cittadinanza” scatta dopo i 67 anni, non dopo i 63, come inizialmente previsto. Quindi c’è piena conferma della Legge Fornero.

5) Il reddito verrà versato in una social card che ha degli obblighi di spesa. Chi la detiene potrà prelevare solo 100 euro al mese in contanti. Il resto dovrà essere speso direttamente e mensilmente.Ci sarà un controllo su come vengono spesi i soldi.
6) In ogni caso i soldi sono sempre quelli, quanti che siano coloro che ne avrebbero diritto. In una clausola chiaramente concordata con Bruxelles, il governo si impegna tenere fissa la spesa per il reddito. Per capirci: se alla fine ne avesse diritto un milione di persone, la spesa è 6 miliardi. Se però fossero tre milioni a fare domanda, la spesa sarebbe sempre di 6 miliardi, quindi gli stessi soldi sarebbero divisi tra più persone. Altro che 780 euro! “Rimodulare”, si chiama nel linguaggio del governo.

7) Tutti gli interessati al reddito che hanno meno di 65 anni dovranno rendersi disponibili al cosiddetto Patto di Lavoro. Esso è indispensabile per ottenere il reddito e chi lo sottoscrive entra nel gorgo della “collocabilità”. Che ha il doppio scopo di costringere le persone ad accettare lavori purchessia, o di far risparmiate tanti soldi allo Stato. Infatti il reddito dura 18 mesi, poi si salta un mese e successivamente lo di può riavere, ma a terribili condizioni. La principale delle quali è che non si può rifiutare nessuna proposta di lavoro in tutto il territorio nazionale. Un disoccupato calabrese che rifiuti un lavoro di 800 euro a Milano perderà il reddito… Ma la tagliola scatterà anche prima. Infatti solo la prima proposta di lavoro “congruo”, chissà che vuol dire, sarà entro 100km e nei primi 6 mesi di reddito; poi scatteranno i 250 km, che sono tanti, e implicano già il trasferimento… E dopo 12 mesi – l’obbligo di lavoro si eleva fino a 1000 chilometri e oltre di distanza – questa proposta non potrà essere rifiutata. Insomma alla fine o emigri o perdi tutto. Salvini odia i migranti esteri e vuole rimpiazzarli con tanti migranti interni. Il Patto di Lavoro implica 35 ore mensili medie di lavori socialmente utili, partecipazione obbligata a corsi di formazione e una partecipazione quotidiana alle piattaforme informatiche di collocamento istituite apposta. Il tutto sotto gli occhi di un “tutore”, “collocatore”.

8) Le aziende che assumeranno i titolari di reddito riceveranno un premio se non li licenziano prima di 24 mesi: questo, per il governo, è l’”assunzione a tempo indeterminato”. Il premio sarà pari almeno a 5 mensilità di reddito. Lo stesso premio lo riceveranno i tutori collocatori o gli enti bilaterali tra sindacati ed imprese, che avranno un ruolo centrale il tutto il percorso formativo e che riceveranno almeno 5 mensilità per ogni lavoratore collocato. Sa un po’ di caporalato di Stato, ma tanti termini inglesi aggiusteranno tutto.

In conclusione il reddito di cittadinanza era stato presentato come un strumento atto a rendere più forti le persone nel mercato del lavoro, per impedire la concorrenza al ribasso sui salari. Qui invece si fa l’opposto, si usa il reddito per l’avviamento coatto al lavoro alle condizioni peggiori; o mangi sta minestra, o salti dalla finestra è il motto che guida il reddito di cittadinanza sfruttata di Di Maio.

Vediamo ora la “cosiddetta” QUOTA 100.

Come era chiaro da tempo non c’è nessuna abolizione e neppure riforma della Legge Fornero, che resta pienamente in vigore con alcuni interventi temporanei e con una finestra di pensionamenti anticipati e penalizzati che si chiuderà.

1) Dal primo aprile cominceranno andare in pensione coloro che hanno già maturato il requisito di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si procederà per scaglioni e tra la maturazione del diritto e l’effettivo pensionamento dovranno passare almeno tre mesi per i privati, sei mesi per i pubblici. Il provvedimento vale per il 2019-2920-2021, poi scatterà l’innalzamento in base al legame con l’aspettativa di vita. Cioè è una finestra una tantum.

2) La pensione viene penalizzata sulla base dei meccanismi, che restano in vigore, della Legge Fornero. Cioè si svalutano i contributi in proporzione alla distanza anagrafica dalla pensione di vecchiaia. Il governo riconosce questo e pertanto favorisce gli accordi tra aziende e sindacati per integrare la pensione. Per capirci così si aiutano banche e grandi aziende a svecchiare il personale. Per questo Confindustria & C sono felici del provvedimento: via dipendenti anziani e costosi, dentro giovani pagati la metà e senza articolo 18.

3) Viene soppresso l’aumento di 5 mesi dell’età della pensione di vecchiaia e di quella d’anzianità, scattato il primo gennaio. Però c’è anche qui il trucco dei tre mesi. Chi arriva all’età della pensione deve aspettare almeno in questa misura. Così viene abolito l’aumento di cinque, ma se ne introduce uno di tre mesi, per giunta non pagato…Non so quanto convengano i due mesi risparmiati rispetto alla Fornero.

4) Vengono confermate “opzione donna” ed “APE social”, che però sono state fatte proprio da chi ha votato la legge Fornero e non hanno cambiato in nulla le iniquità del sistema pensionistico.

5) I dipendenti pubblici che andranno in pensione a 62 anni dovranno aspettare quasi cinque anni per avere la liquidazione; anche qui in base alla legge Fornero. Tuttavia potranno farsi prestare i soldi da banche con cui le amministrazioni pubbliche dovrebbero definire apposite convenzioni, con i relativi interessi. Cambiano i governi, ma porcate con le banche si fanno sempre. E, a proposito di porcate, non ci saranno sostituzioni per chi esce, visto che le assunzioni pubbliche sono bloccate fino a novembre, cioè fino alla prossima finanziaria lacrime e sangue. Per le pensioni c’è in più una gravissima “clausola di salvaguardia”, che c’era già per il reddito.. Se la spesa sfora in budget ci sono taglia automatici alla spesa pubblica, quindi se si dovranno pagare più pensioni ci saranno meno ospedali. Rispetto al primo testo, viene “concesso” un anticipo assai limitato della liquidazione, fino a 30.000 euro. Ma anche questo viene trasformato in un colossale affare per le bache, che anticiperanno la somma e gli interessi verranno pagati dallo Stato.

Tutto qui, solo la propaganda menzognera del governo, e la stupidità complice delle opposizioni di PD e Forza Italia, può far credere che qui si sia davvero istituito il reddito di cittadinanza o che sia stata colpita la Legge Fornero, che invece continuerà a far danni.

Salvini e Di Maio hanno solo varato una versione povera e feroce della Legge tedesca Hartz IV e hanno concesso un prepensionamento per alcune generazioni di impiegati, cosa che fanno tutti i governi in tutti i paesi.

Per questo Juncker ha messo il suo bollino sulla manovra: essa è perfettamente compatibile con le politiche liberiste della UE. Anzi le realizza, finanziandole con un poderoso aumento dell’IVA e con i tagli alla scuola e allo stato sociale. Che naturalmente andranno in vigore dopo le elezioni europee. Intanto, la montagna di promesse di Salvini e Di Maio ha partorito il topolino di Juncker.

18 gennaio 2019

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