LA LIBRERIA DI BOLOGNA DOVE TUTTI I LIBRI SONO GRATIS

Dal https://www.iviaggididante.com/blog

Libri Liberi
di Annalisa Dall’Oca | 21 Marzo 2016

La Libreria “Libri Liberi” di Bologna è la prima in Italia a mettere a disposizione scaffalature di libri gratuiti. Non c’è circolo di denaro e ognuno può scegliere di portarsi con se il libro che preferisce. Un luogo dei sogni che – fortunatamente – esiste!

Fondata da Anna Hilbe, la struttura in poche settimane è già un’istituzione e funziona così: chi desidera un testo può prenderlo, purché non se ne portino via più di tre. Il progetto sopravvive grazie alle donazioni, tra chi svuota casa e non sa che farsene dei vecchi classici, chi trasloca, e chi semplicemente quelle pagine le ha già lette, e desidera donarle a qualcun altro, così che abbiano una seconda vita. “Vengono persone di ogni tipo, molti studenti ma anche meno giovani, bolognesi o turisti” ha detto Tina Mucci, una volontaria della struttura

E’ una piccola vetrina nel centro storico di Bologna, dove i libri regnano sovrani. A renderla diversa dalle numerose biblioteche della Dotta, o dai tanti negozi che in città vendono volumi, però, è una particolarità: da Libri Liberi i saggi e romanzi non si comprano. Si prendono in dono. La libreria fondata da Anna Hilbe, infatti, funziona così: chi desidera un testo può prenderlo, purché non se ne portino via più di tre alla volta. “E’ una questione pratica – spiega Tina Mucci, che fa la volontaria a Libri Liberi per via della sua passione per la letteratura – abbiamo circa1.800 volumi qui, e per rimanere sempre forniti facciamo in modo di regolamentarne l’uscita”. La libreria, in via San Petronio Vecchio, sopravvive grazie alle donazioni, tra chi svuota casa e non sa che farsene dei vecchi classici, chi trasloca, e chi semplicemente quelle pagine le ha già lette, e desidera donarle a qualcun altro, così che abbiano una seconda vita

Anna Hilbe, libraia che nel 1977 fu tra le fondatrici della storica la libreria delle donne di Bologna, desiderava proprio che il suo progetto funzionasse così quando, due anni, fa prese in affitto il piccolo spazio. “Volevo che la cultura tornasse a circolare, al di là delle leggi del mercato”. All’epoca le capitò sottomano un articolo su due librerie, una a Baltimora, negli States, e una a Madrid, in Spagna, che i volumi, come Libri Liberi, non li vendono ma li regalano. “Ho voluto importare la cosa anche qui in Italia, e poi un giorno sono passata davanti a questo negozio. Ho scoperto che l’affittavano a un prezzo modesto, che potevo permettermi, e così è nato questo spazio”. Unica nel suo genere, visto che non c’è l’obbligo di riconsegnare i libri presi, né di donarne altri in cambio di quelli che si portano a casa, non c’è un solo articolo in vendita nella libreria. Tutte le spese, luce e affitto, sono a carico di Anna, “ma è un sacrificio che faccio volentieri. Io amo i libri, con tutto il cuore. E’ così bello condividerli con altre persone”. Lo spazio rimane chiuso solo il lunedì, e non è difficile trovare qualcuno davanti alla saracinesca che nasconde la vetrina in attesa che la libreria apra, spesso studenti, che tra una lezione e l’altra si fermano a caccia di qualche volume. “E’ una risorsa per tutti – racconta la ventunenne Mei, studentessa di Lettere classiche a Bologna – qui mi capita di trovare classici come opere di nicchia, dai romanzi più famosi alle raccolte di poesie meno conosciute. E’ un modo per fare sì che tutti possano accedere ai libri, che oggi spesso costano parecchio. Anche chi non è privilegiato”.

Due anni fa, quando Anna aprì la serranda per la prima volta, lo spazio era solo un luogo di ritrovo per qualche appassionato. Poi, però, tra passaparola e social network, nelle ultime settimane è diventato una piccola istituzione. Tanto che appena arriva l’ora di accendere le luci, la libreria si riempie in un momento. “Vengono persone di ogni tipo, molti studenti ma anche giovani e meno giovani, bolognesi o turisti che visitano la città un po’ da tutte le parti d’Italia – spiega Mucci – del resto, qui c’è di tutto”. Saggistica, dizionari, romanzi, libri per bambini. E poi volumi di storia, religione, cinema, sociologia, politica. Accanto a Stefano Bennic’è Isabel Allende, e poco più in là si trovano Lew WallaceBanana Yoshimoto e Umberto Eco. C’è persino una sezione in lingue straniere, “ed è un piccolo viaggio intorno al mondo – racconta Hilbe – dal francese al coreano”.

“E’ un progetto che si basa su una generosità che lascia piacevolmente sorpresi”, racconta Federica, 34 anni, arrivata a Bologna da Rovigo per vedere le Due Torri ma anche la libreria. “Viene sempre da chiedersi se alla fine non si dovrà pagare qualcosa, prima di uscire, perché forse noi italiani non siamo più abituati alla generosità”. “Io cerco di portare sempre qualcosa, perché mi fa piacere contribuire – spiega Erica, studentessa di Scienze politiche, che scambia Donato Carrisi per Nathaniel Hawthorne – sarebbe bello se progetti simili prendessero piede in Italia. Chi ama la lettura ha sempre qualche libro che non apre più e può donare, meglio che tenerli in casa ad accumulare polvere, no?”. Sul tavolo di vetro, appena al di là dell’entrata, poi, c’è un quaderno colorato che racchiude i nomi di chi è alla ricerca di qualcosa di preciso. “A volte arrivano persone che hanno in mente un titolo particolare che magari non abbiamo, così segniamo il nome e il numero di telefono, e se il libro arriva, vengono contattate”.  “Si trova un po’ di tutto, qui – racconta Paolo, neolaureato in Filosofia – ed è un bell’esempio di solidarietà”. “La nostra regola è semplice – annuisce Anna – in questa libreria i libri non si vendono né si comprano. Passano dalle mani di chi li ha letti a quelle di chi desidera leggerli”.

3 Comments

  1. da libraio non condivido questa scelta.
    é vero che la cultura deve circolare al di fuori delle logiche di mercato, ma è anche vero che il libraio, specie se lavora con l’usato, il modernariato e l’antiquaria, ci mette del suo, ci mette la passione e la competenza acquisita in anni e anni di onesto, amato lavoro.
    E non campa d’aria, così come non può e non vuole campare di donazioni.
    Non siamo monaci questuanti.
    Siamo un’antica professione, umile e nobile al contempo.
    Quello che vogliamo non è ricevere soldi in elemosina, ma essere pagati per la nostra competenza e il nostro servizio

    Piace a 1 persona

    1. Rispetto la tua idea e anche la tua professione che non è solo vendere libri ma dare opportunità alla gente di capire e crescere a suo modo. Detto questo mentre penso che le librerie gratuite abbiano alle spalle forme di persone o associazioni ricche o non si può fare concretamente . Però l’idea di diffondere l’esperienza e la cultura umana in un paese che anche se moderno ha al suo interno ancora il 25% di analfabeti e le scuole simulacri di insegnamento solo per obbligo chi fa iniziative di far circolare libri per me è benvenuto. Certo è una stranezza che nella ricca Bologna con un welfare avanzato venga proposta , dato che lì non mancano certo occasioni, lo vedrei più in posti sperduti di paesini delle periferie dove non c’è nulla di pubblico.

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