L’antro dell’eternità e la galleria degli specchi

dal blog http://kelebeklerblog.com/

23/01/2019 by Miguel Martinez

L’altro giorno facevo una lezione d’inglese a un’imprenditrice preoccupata per suo figlio ventenne un po’ visionario, che lei vorrebbe avviare a studi tosti all’estero, mentre una persona invisibile gli avrebbe consigliato lo studio del turco. E così le ho raccontato ciò che avevo appena visto, nella Galleria degli Specchi.

Tra le innumerevoli fortune che hanno costellato la mia vita, c’è anche quella di capirci poco di arte.

Questo vuol dire che ogni volta che vedo un’opera che mi colpisce, ne rimango stregato come se fosse una novità sconvolgente.

Sono tre notti che mi sveglio a ore assurde, raffigurandomi le scene che ho rivisto l’altro giorno nella Galleria degli Specchi di Palazzo Medici Riccardi.

Verso le due, tre di notte, mi ritornano, in tutta la loro luminosità.

Partiamo da Luca Giordano, pittore napoletano.

Gli arriva una proposta che potremmo definire solo oscena.

Una famiglia di banchieri con pochi scrupoli, i Riccardi, gli propone di decorare la soffitta di una sala del loro palazzo, con unapoteosi, addirittura, di un’altra famiglia di banchieri con ancora meno scrupoli, i Medici, gentaglia che ha in mano tutti gli appalti della città.

Luca Giordano accetta.

Ora, la famiglia di strozzini che lo pagò, sarebbe incorsa in bancarotta un secolo e poco dopo; la famiglia di strozzini da apoteosizzare è sparita pure quella; però io, tre secoli e passa dopo, sogno ancora le immagini di Luca Giordano.

Luca Giordano mise al centro del soffitto, alcune figure svolazzanti, che avevano le facce dei governanti medicei, ma secoli dopo, chi li riconosce?

Mi chiedo piuttosto  come abbia fatto a rappresentare perfettamente figure umane volanti e tridimensionali a testa in giù. Immaginatevi un cavallo che posa per questo:

Ma Luca Giordano, dopo aver creato in pochi giorni l’impossibile per cui l’avevano pagato, trasformò il soffitto nel racconto dell’intera esistenza di ciascuno di noi. Ci mise, dicono, appena cinque mesi.

A ovest, pose l’Antro dell’Eternità.

Non trovo alcuna immagine in rete in grado di renderne la particolarissima luce aurorale: un luogo che c’è e non c’è, che emana luminosità appena intuibile.

Riesco a decifrare appena una minima parte delle figure che Luca Giordano ha creato nel suo cielo.

Alla base, c’è un enorme serpente che si morde la coda, che sarà lo stesso che chiude la Storia infinita di Michael Ende.

Che finché si concentra tutto sul mordere, è così tranquillo che può accogliere il tizio barbuto  che sta affidando me e te che leggi, ad Atropo, la tizia dall’aria professionale che con le forbici si prepara a tagliare la nostra esistenza; Cloto tiene in mano la rocca da cui dispensa la tua e la mia esistenza; e Lachesi, che ci fissa, la misura.

Ma quasi al centro, vedete imburqata, la figura senza volto di Demogorgon, origine velata di ogni cosa (accanto alla sua amica mezza nuda, che non ho idea chi sia).

Se ti permettono di sdraiarti per terra nella Galleria degli Specchi, guardando in alto, potrai seguire, in senso antiorario, il percorso della tua stessa vita.

Ci sono due animali, secondo la simbologia del Ripa. L’elefante, austero, campa di poco; e lo struzzo… chi se lo ricorda che fa?

Tutta l’energica violenza della tua e della mia e della nostra catastrofica giovinezza, si riassume nell’uccisione di Adone da parte del cinghiale:

Mi viene in mente un ragazzo di Roma, che lo chiamavano Falco delle stelle, e amava correre sulla Via Ostiense in mezzo alle macchine, senza sapere se ne sarebbe uscito vivo. E ve lo regalo come simbolo degli inizi di ciascuno di noi (ma cosa cerca di dirci quella figura mascherata china su Adone?).

Poi c’è il culmine erotico della nostra esistenza, quando tra le acque, avviene il matrimonio tra Nettuno e Anfitrite:


Immagino sempre Luca Giordano, a testa in giù su un’impalcaltura, che crea mari impossibili, e coglie il dettaglio degli sguardi dei cavalli, che mi sembrano più intensi di quelli umani.

Il trionfo di Bacco, innalzato sul suo carro, e l’illusione giovanile di cogliere l’infinito…


Ma guardo le figure in basso, e mi chiedo cosa voglia dirmi il signore che si mette il dito sulle labbra (e cosa mai tiene in mano il suo amico?), o la nave che sfida le onde, o la volpe, o quell’uomo con il serpente alla vita, sovrastato da un’aquila.

Se capissi tutto ciò che Luca Giordano mi voleva raccontare, la mia vita sarebbe diversa…

Piano piano ci avviciniamo alla svolta, che poi è semplicemente l’angolo della stanza, dove compaiono Ercole e la Fortezza, perché nell’immenso, acquatico sconquasso della nostra tragica esistenza, occorre un punto fermo. Colgo la corazza, il leone, la colonna, che mi fanno tremare un po’ di meno, ma chi sa quanto altro ci sarà, o chi sarà la tizia sfatta sotto la colonna.

e poi, all’estremo opposto dell’Antro dell’Eternità, compare Minerva, protettrice delle Scienze, che esiste anche questo nelle nostre vite.
E c’è qualcosa di fondamentale nella maniera in cui lei, con la sua aria da Dirigente Scolastica e il suo pratico martellino, consegna una sorta di chiave (peraltro simbolo araldico dei committenti del lavoro) al dio che cambia e sconvolge qualunque cosa. Con Minerva, pensavate di essere arrivati, all’apice, ma Ermete vi puà tradire…

E infatti, le prossime scene proseguono sulla quarta e ultima parete.

Leggo che sarebbero la Prudenza, e giustamente ogni immagine si accompagna al proprio contrario, qui ci sarebbe anche la Frode dai piedi biforcuti, ma non ne trovo l’immagine.

Poi c’è per tutti noi l’autunno…

Demetra madre vaga per il mondo alla ricerca della figlia scomparsa. Incontra Trittolemo e Cerere, e insegna loro le arti dell’agricoltura:


Sono proprio i colori che nell’ultima sera dell’anno, abbiamo visto da Bellosguardo (e sentite l’acqua che scroscia fredda dalla fontana…).

Ma ecco che Persefone fa la fine di tutte le fanciulle rapite, portata nelle tenebre del mondo dell’equinozio autunnale (esattamente di fronte al matrimonio di Nettuno e Anfitrite):


Nella mia ignoranza artistica, resto incantato da due figure: le arpie, diavolette-putti-con-le-tette, e poi a sinistra, la figura per me misteriosa di Ercole rivestito dalla pelle di leone, che affronta l’ultima prova, l’uomo con l’elmo che somiglia alla testa di un lupo.

Già sento il freddo dell’inverno… ed ecco infatti che arriva la scena più straordinaria di tutte:

Sappiamo dai documenti, che Luca Giordano, napoletano, ebbe dai suoi committenti del vero lapislazzuli, che proviene solo dalle miniere dell’Afghanistan, per produrre quel meraviglioso azzurro del cielo.

Ma guardate la nave di Caronte, con la sua tenebrosa passeggera donna dalle tette avvizzite (la mortessa, la conoscevate?), Cerbero dalle tre teste, ma  in lontananza una caverna dalla strana luce, che appena si intuisce.

Avevo cominciato questo post, scrivendo che non riuscivo a trovare un’immagine che rendesse la luce aurorale dell’inizio di tutto il percorso.

Bene, questa immagine rende finalmente quella luce: perché quel luogo misterioso, dietro il cane tricipite, dove si intuiscono i fabbri che battono sull’incudine (conoscete il suono?), alla fine della tua e della mia vita, è lo stesso luogo, ha la stessa luce dell’Antro dell’Eternità. Basta girare l’ultimo angolo, e la Fine coincide con l’Inizio.

Non a caso, il grosso Serpente si morde la corda.

E niente mai perduto va
al centro tornerà…

Ma queste parole, sono molto più pesanti e noiose di quelle immagini.

Che bella persona doveva essere Luca Giordano, da giovane…

ma anche anni dopo, con i suoi buffi occhiali:

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