Due scioperi, stesse motivazioni date diverse …alla ricerca di chi ha” piu ragione “

LUNEDÌ 18 MAGGIO SCIOPERO GENERALE dichiarato dall’ USB


Il filo rosso dei dipendenti pubblici, dalla battaglia per il rinnovo contrattuale all’opposizione contro riarmo, guerra ed economia di guerra, al fianco del popolo palestinese
Ormai da almeno due anni USB PI ha aperto uno scontro con il Governo sulla questione salariale e sul rinnovo dei contratti pubblici. Una vertenza che si inserisce nella fase storica attuale, da questa è determinata e ne diventa uno dei fronti di opposizione più concreti.
I dipendenti pubblici pagano in maniera diretta le conseguenze economiche, sia in termini salariali che di funzione e condizioni di lavoro, della guerra e della sua continua estensione. La scelta del Governo, perché di scelta si tratta, di seguire la strada del riarmo europeo ha significato, in termini puramente aritmetici oltreché politici, sottrarre risorse alla spesa sociale che comprende i servizi pubblici e i salari di chi questi servizi li eroga. Questo ha comportato da un lato rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici ben al di sotto dell’inflazione e dall’altro un ulteriore ridimensionamento del welfare con la conseguente drammatizzazione delle disuguaglianze, vero dato strutturale di un modello dominato dall’economia di guerra.In funzione di ciò, in modo assolutamente fisiologico e in grande continuità con la scelta praticata da anni di definirci, in qualità di dipendenti pubblici, combattenti contro le disuguaglianze, il rinnovo contrattuale si è configurato come il fronte avanzato sul quale combattere la guerra, l’economia di guerra e la distorsione della funzione di interi settori pubblici piegati agli interessi dell’industria bellica.


Dallo sciopero del 31 ottobre 2024, con iniziative di categoria e mobilitazioni generali, lavoratrici e lavoratori pubblici hanno animato le piazze e i luoghi di lavoro per l’aumento dei salari e il rilancio dei servizi pubblici.Lo sciopero generale del 18 maggio rientra nel nostro percorso allo stesso modo degli scioperi di autunno, dei quali siamo stati protagonisti. Perché lo Stato siamo noi, non vogliamo essere al servizio della guerra e non vogliamo che il nostro Paese sia “amico” dello stato terrorista di Israele, colpevole di genocidio e vero pericolo per il mondo intero.
In un rinnovato protagonismo del blocco sociale che si oppone alle politiche di riarmo e alle trasformazioni sociali che ne conseguono, le lavoratrici e i lavoratori pubblici hanno grande consapevolezza del proprio ruolo e intendono svolgere fino in fondo la propria funzione a difesa di un modello sociale solidaristico.

Per questo quel filo rosso, che ha legato gli scioperi e le manifestazioni per il rinnovo contrattuale agli scioperi di autunno contro il genocidio del popolo palestinese e alla presa di posizione per il NO sociale al referendum, continuerà a tessersi nelle piazze del 18 maggio contro il genocidio del popolo palestinese e contro l’arroganza di Israele, e in quella nazionale del 23 maggio “Paghiamo sempre noi” lanciata dalla categoria operaia.

Qui abbiamo due scioperi sulla base della stessa identica motivazione sindacale e politica. Personalmente mi dichiaro confuso sul perchè di due date differenti che ritengo ingiustificate e dannose.
Mentre c’è una giusta tensione a dare battaglia contro questo governo e la situazione sistemica globale, le modalità mi paiono poco serie, divisive e frutto di avventurismo con l’aggravante della non condivisione ( per quello che mi risulta neppure cercata).


Ora vorrei capire se davvero i dirigenti di questi gruppi pensano di fare gli interessi dei lavoratori frazionando la massa di chi protesta, già debole di suo, anche perchè muove lavoratori di settori soprattutto della logistica o cmq di piccole aziende, mentre le poche grandi fabbriche stanno a guardare silenziate dalla CGIL e Confederali.


CREDO SIA UNA EGOCENTRICA ILLUSIONE DI ESSERE SUFFICIENTI A VINCERE CHE SI PUO LEGGERE SOLO CON CATEGORIE DI PSICANALISI DEI LORO DIRIGENTI, NON DENTRO UN QUADRO POLITICO unitario. Mentre i confederali agiscono tramite apparati (RSU), qui decidono senza dubbi una strada politica che è la stessa che porta anche a manifestazioni importanti separate, sminuendone il valore.

Questo rilancio continuo senza diplomazia e aggregazione dovrebbe aprire un confronto ed un dibattito interno, qualcuno dovrebbe cominciare a prendersi responsabilità e finire questo avventurismo di rincorrersi (perchè a non scioperare sembra brutto), mentre il frazionamento minoritario ( lo dicono i numeri, non io) lasciano spazio a repressione anche dura. Un progetto politico o anche sindacale deve avere una prospettiva e obiettivi perchè deludere la massa dei lavoratori oggi è un danno alla classe intera
Il modo incide sulle motivazioni dell’azione negativamente, ovvio questo è solo il mio pensiero
Gianni Gatti

15/05/26

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