Una nuova informazione

dal blog https://www.matteobrandi.it/

POSTED ON 25 GENNAIO 2019 AuthorMatteo Brandi

Il più grande ostacolo alla presa di coscienza collettiva resta sempre lo stesso: l’informazione.

Discutendo con più persone sulle tematiche odierne, sbatto sovente il naso contro un impressionante muro di disinformazione. E come potrebbe essere altrimenti? Basta prendere in mano un telecomando e fare zapping per qualche minuto per accorgersi che il mainstream italico offre lo stesso messaggio, ripetuto in mille modi diversi.

Così risulta impervio, talvolta francamente impossibile, scalare quel muro fatto di luoghi comunimenzogne e convenzionalismo su cui siede il mio interlocutore. So di condividere questo scoramento con molte persone.

Abbiamo bisogno come l’aria di una nuova informazione. Senza di essa, saremo come tanti Sisifo intenti a spingere inutilmente la nostra roccia verso l’alto. So bene che esistono già blog, canali, pagine e siti internet che permettono di ascoltare il suono dell’altra campana. C’è chi dedica la propria vita a creare contenuti, unire menti, fare sinergia con gruppi e lupi solitari della controinformazione. Ma non basta.

La mentalità neoliberista è entrata nelle nostre vite subdolamente. Serie tv, film, musica, giornali, riviste, radio, spettacoli, programmi, libri… Così, quando l’impalcatura che ci era stata raccontata come eterna e imprescindibile ha cominciato a traballare, molti si sono fiondati a sorreggerla perché erano già programmati per farlo. Programmati culturalmente, psicologicamente. Questo è stato il capolavoro dei nostri nemici. Non serviva convincere milioni di cittadini che fosse giusto smantellare lo stato, è bastato fargli credere che qualsiasi concetto di comunità fosse sbagliato. E che il mondo fosse destinato all’individuo e al suo legittimo egoismo. Il resto è venuto da sé.

La nuova informazione dovrà dunque saper comunicare la visione di mondo alternativa a quella vigente (in crisi). La riconquista della sovranità dovrà essere quindi raccontata, spiegata e indotta sapendo declinare tale messaggio con fantasiaingegno e poliedricità.

Ecco i punti che, a mio avviso, dovrebbero fare da fondamenta.

1. La visione dall’alto

Viviamo un’epoca che richiede una prospettiva più ampia per poter essere compresa. Tale prospettiva manca alla stragrande maggioranza delle persone, e non potrebbe essere altrimenti. Cosa c’entra la crisi greca coi flussi migratori? E il divorzio tra banca d’Italia e Tesoro del 1981 con l’elezione di Donald Trump? E la Costituzione Italiana con l’accordo di Aquisgrana?

Risulta difficile, se non impossibile, per molti riuscire ad unire questi punti e vedere la figura nel suo insieme. Eppure è di vitale importanza, perché mostrerebbe che alla base di tutto c’è sempre il rapporto causa-effetto legato all’imposizione di un’unica visione di mondo e alla lotta per debellarla.

Agli italiani non è stata mai data la chiave per decifrare l’epoca che stanno vivendo. Una nuova informazione deve saperlo fare. Deve dare loro il codice per aprire il vaso di Pandora e vedere chiaramente come tutto va ad unirsi. Dunque va bene mettere a fuoco i singoli argomenti, va bene sviscerare ogni documento, ma la vera novità sarebbe offrire la possibilità di vedere le cose dall’alto. Mostrare i collegamenti e le connessioni. Come se si osservasse la trama di una città o la geografia di un territorio dal finestrino di un aereo.

Ciò faciliterebbe l’apprendimento e l’assimilazione dell’enorme mole di informazioni che attendono di essere veicolate.

2. Il pensiero laterale

Perseo, per sconfiggere Medusa senza venire tramutato in pietra, dovette trovare un modo per uccidere il mostro senza incrociarne lo sguardo diretto. Lucidò così il proprio scudo a tal punto da poterlo usare come specchio. L’eroe poté quindi combattere Medusa tenendone d’occhio solamente il riflesso sullo scudo, riuscendo infine a trafiggerla.

Questo mito può essere usato come metafora per spiegare il pensiero laterale, ovvero la capacità di risolvere un problema affrontandolo da diverse angolazioni. Nella comunicazione, questa capacità, se ben sviluppata, può aiutare a trovare soluzioni alternative al semplice “attacco diretto”.

Come dicevo all’inizio, il mantra neoliberista è penetrato nelle menti degli occidentali (e non solo) in mille modi diversi. Disinstallarlo dalle teste degli italiani non sarà facile: c’è un’intera scala di valori e di credenze da smontare.

Per fare questo, non può bastare parlare degli aspetti puramente tecnici della questione. Discernere di economia, finanza e politica è importante, certo, ma tali argomenti trovano solitamente un pubblico pre-interessato ad essi. La sfida è arrivare a chi, al solo sentir parlare di debito pubblico e trattati internazionali, se la darebbe a gambe levate.

Come? Declinando il pensiero sovranista e la guerra al globalismo nella musica, nell’arte, nello sport, nella Storia, nel vita di tutti i giorni. Un’informazione nuova deve poter mettere sul tavolo un caleidoscopio di opportunità, stimoli e interessi. Un documentario che racconti la Storia d’Italia dal punto di vista costituzionale e keynesiano, un approfondimento musicale che esalti le identità dei popoli, un programma sul quotidiano che non sia sotto la luce dell’individualismo sfrenato, e così via.

Insomma, aumentare il bacino di utenza modellando lo stesso messaggio dirompente in una cornucopia di stili, colori e forme. Per sferrare il fendente mortale a Medusa.

3. Di nuovo Italia

Questo punto è a mio avviso uno dei più importanti. Si è potuto fare strage dell’economia italiana e della sovranità del popolo soprattutto grazie alla presenza di una classe politica connivente. Ma il collaborazionismo politico non è stato secondo a quello culturale.

Intere generazioni di italiani sono cresciute sentendosi ripetere un mantra autorazzista (di cui parlo qui) che ha pavimentato la strada alle future ingerenze estere e sovranazionali. Un coscienzioso lavaggio del cervello a cui va trovato un rimedio.

Non occorre lasciarsi andare allo sciovinismo o al nazionalismo più becero, basta raccontare il Paese senza la patina dell’esterofilia e dell’autocommiserazione. C’è un’intera Storia d’Italia da riscrivere, biografie di grandi uomini da narrare, imprese incredibili da descrivere, preziose curiosità da rivelare. Dal passato remoto fino ai giorni nostri, è indispensabile che la nuova informazione sappia tracciare una linea che unisca finalmente il paese a se stesso.

Un tale lavoro può essere svolto attraverso il pensiero laterale o con i singoli approfondimenti. Portarlo a termine significa costruire le fondamenta di una nuova consapevolezza nazionale e popolare. Un’informazione nuova deve dunque rompere il mefitico ritmo narrativo sull’Italia che c’è stato fino ad oggi.

Riaccendere la speranza e la voglia di riscatto negli italiani renderà più facile smontare, pezzo per pezzo, il muro di menzogne sui cui poggia l’intero apparato vigente. E, allo stesso tempo, produrrà una spinta innovativa, una genuina predisposizione alla rinascita.

4. Progetti concreti

Arrivo infine all’ultimo aspetto che un’informazione davvero nuova dovrebbe, a mio avviso, tenere bene in mente. Non di rado mi capita di ravvisare nella controinformazione la tendenza alla denuncia fine a se stessa. Per carità, molti argomenti è già tanto che vengano portati alla luce, ma sovente manca l’ultimo passaggio: il progetto alternativo.

Ad ogni report, ad ogni inchiesta, ad ogni battaglia, va fatto seguire un piano di cambiamento. Qualcosa che si possa analizzare davanti alle macerie fumanti del sistema appena scandagliato e distrutto. Senza questo passaggio, echeggerà sempre la domanda fatidica: “ma l’alternativa quale è?”

Sembra un punto ovvio, eppure non lo è affatto. Una nuova informazione dovrà essere anche un manifesto politico e sociale, con cui attaccare in forze ma con criterio il T.I.N.A. (There Is No Alternative), l’ultimo bastione dei nemici della democrazia e delle sovranità.

Conclusione

I punti da me elencati possono forgiare la filosofia della nuova informazione, guidandone l’azione e sorreggendola nei momenti critici.

Se ad essi aggiungiamo l’essenziale libertà finanziaria e l’assenza di interessi esterni, possiamo davvero creare qualcosa di unico e rivoluzionario.

Il lavoro da fare è tanto, tuttavia si tratta di una sfida appassionante. Servono quindi tutte le energie e i talenti possibili, oltre ad un sano ardore e ad uno spensierato coraggio.

Mettiamoci all’opera.

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