La comunità come soluzione alle storture della globalizzazione

dal blog https://www.ariannaeditrice.it/

di Roberto Siconolfi – 11/02/2019

La globalizzazione è un ineludibile processo di interrelazione tra le diverse aree del globo terrestre. Un processo al quale non ha senso opporsi e tutto sommato non sarebbe neanche utile, in quanto portatore di un meccanismo di scambi economici e tecnici, e di relazioni geopolitiche che sono fondamentali per l’umanità.

L’ideologia nascosta della globalizzazione

Tuttavia, questo processo globale “nasconde” un volto ideologico “annullante” delle differenze culturali, nazionali e tradizionali, che va a vantaggio di un sistema individualista, disgregante dei vari tessuti sociali e omologante a modelli di vita sostanzialmente “occidentalisti”. Siamo davvero convinti che il mito del progresso, i nuovi prodigi della scienza e della tecnologia, l’avanzamento del sistema economico capitalista, che rende sempre più evidenti i suoi aspetti critici e irriformabili, siano portatori per davvero in sé e per sé di civiltà? Può per davvero l’uomo, accantonare un patrimonio culturale e tradizionale millenario, e ogni forma di convivenza localizzata su un territorio, a vantaggio di un mondo che non abbia più nessuna di queste caratteristiche? E dal punto di vista antropologico, cosa si sta realizzando sotto i nostri occhi se non il trionfo dell’indistinto, del medesimo, ovvero l’individuo senza qualità specifiche che replica sé stesso in ogni parte del mondo, sulla base dell’american way of life e di una forma di devozione mistica verso la tecnologia, la lingua inglese e lo stile di vita cosmopolitico metropolitano?

Tönnies tra Gemeinschaft e Geselleschaft

Il sociologo tedesco Ferdinand Tonnies

Ferdinand Tönnies (1855 – 1936) sociologo tedesco e fondatore della Società tedesca di sociologia, elabora una delle più importanti distinzioni atte a catalogare il tipo di relazione presente in una società umana: la differenza tra Gemeinschaft e Geselleschaft. La Gemeinschaft (Comunità), tipica della società primitiva, è una totalità organica, costituita su alcuni cardini fondamentali, quali i vincoli di sangue (famiglia e parentela), di luogo (vicinato) e di spirito (amicizia). L’insieme di questi rapporti è costituito da intimità, riconoscenza, condivisione di linguaggi, significati, abitudini, spazi, ricordi ed esperienze comuni, mentre le diseguaglianze hanno spazio solo entro certi limiti, oltrepassati i quali i rapporti divengono rari e insignificanti, fuoriuscendo da “comunanza” e “condivisione”. Essa è dunque un “tutto” la cui portata eccede quella delle sue parti, e nel quale la reciproca assistenza e la solidarietà si sviluppano a partire dal bene comune.

La Geselleschaft (Società), invece, tipica della società industriale moderna, è “una costruzione artificiale, un aggregato di essere umani che solo superficialmente assomiglia a una comunità, dove gli individui restano essenzialmente separati, nonostante i fattori che li uniscono” (Tönnies F., Gemeinschaft und Gesellschaft, 1887). Nella società, gli individui vivono per conto loro percependo come minaccia ogni tentativo di entrare nella propria sfera privata. I rapporti sono improntati sul modello scambio di mercato e non mettono in relazione tra loro gli individui come “totalità”, ma soltanto per le loro “prestazioni”. C’è da dire che tra i due modelli non esiste una netta separazione, e dunque in una delle due è presente a vario grado anche l’altra.

La comunità: una necessità naturale

Il sociologo francese Michel Maffesoli

Il bisogno di fare ed “essere comunità”, viene quindi da lontano, ed è connaturato alla vita stessa dell’uomo sul pianeta e alla necessità di legarsi e creare legami di varia natura su uno specifico territorio. Del resto anche nelle avanzate e “atomizzate” metropoli occidentali, emergono sempre maggiormente tipi di comunità legate a particolari visioni del mondo, gusti artistici e musicali, e finanche allo stile di vita o a un luogo di aggregazione sociale. Tra queste le tribù postmoderne come sapientemente definite dal sociologo francese Michel Maffesoli. Per Maffesoli, l’età del puro individualismo viene superata dalla rinascita “dionisiaca” del bisogno di solidarietà, prossimità e appartenenza che è di tipo comunitario, sensibile ed emozionale. Dunque, scorporando il fondamento arcaico alla Gemeinschaft di Tönnies, è possibile che si configurino anche queste nuove forme di comunità, le quali non leghino esclusivamente le persone sulla base della origine comune e che impongano essa come possibile soluzione alle storture della globalizzazione.

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