Alberi nel deserto

Dal blog http://www.beppegrillo.it/

febbraio 18, 2019

di Gunter Pauli – Il valore mondiale del mercato degli alberi è stato stimato in circa 85 miliardi di dollari. La stima del mercato degli alberi rimossi illegalmente si crede che aumenterebbe il valore del settore di circa 100 miliardi di dollari.

Se aggiungiamo pasta di legno, carta, cartone e prodotti forestali correlati, raggiungiamo un fatturato superiore a 200 miliardi.

Ogni anno si stima che dai 3 a 6 miliardi di alberi vengano rimossi dalle foreste. Gli usi primari sono il legno come combustibile (46%), carta e la cellulosa (ancora un sorprendente 43%) e il legname per l’edilizia (11%), per un totale di 3,7 miliardi di metri cubi.

Ma quanto legno usiamo? Ogni cittadino degli Stati Uniti utilizza 340 kg di carta all’anno, 90 milioni di tonnellate per l’intera popolazione. La domanda mondiale di carta richiede 4 miliardi di alberi all’anno. Un albero grande e maturo produce circa 90.000 pagine o 2.700 copie di un quotidiano. Il fatto è che il consumo di carta è aumentato del 400% in 40 anni.

Diamo però qualche altro dato. Le foreste di proprietà privata negli Stati Uniti forniscono il 91% del legname raccolto in America. Questi proprietari privati piantano 4 milioni di alberi ogni giorno, 1,5 miliardi all’anno. C’è da dire che questo ha comportato un aumento netto del 20% della copertura forestale nel Nord America per oltre trent’anni, in Europa non è andato tanto bene. Ma in generale la situazione sta peggiorando, le foreste pluviali una volta coprivano il 14% della terra, ora coprono meno del 6%.

E questo non è tutto. Vaste regioni del mondo che un tempo erano coperte da foreste, oggi sono state trasformate in deserti. E non è un bene. Senza foreste saremmo già morti. Alcuni paesi hanno fatto un lavoro enorme in questo senso.

La nuova costituzione del Bhutan, approvata nel 2008, stabilisce che il 60% del paese deve rimanere foresta. Al momento, le foreste rappresentano il 71% del paese. Ma è uno dei pochissimi esempi di eccellenza.

Pieter Hoff ha ereditato da suo nonno, nel 1923, una ditta di esportazione di gigli e tulipani nei Paesi Bassi. Ma Pieter era sempre rimasto affascinato da come gli alberi potevano crescere sulle rocce.

In tutto il mondo si possono osservare alberi di 50 metri stabili e dall’aspetto sano sulle rocce senza alcuna forma di supporto, mentre una piantagione commerciale a poche miglia di distanza si affida all’irrigazione e ai fertilizzanti per sopravvivere. Pieter scoprì che quando piantiamo un albero, scaviamo una buca nel terreno, e questo distrugge il sistema di trasporto capillare dell’acqua che si è creato nel suolo nel tempo. Peggio ancora, quando piantiamo un albero adulto, questo ha già sviluppato radici secondarie che non sono in grado di penetrare nel terreno duro, secco e simile a una roccia. Come mai? La natura fa tutto in modo diverso, non usa la forza bruta, non fa nascere alberi dove non ce ne erano, la natura è semplice e perfetta.

Così Pieter ha progettato qualcosa di molto semplice: un secchio con due fori. Da un buco cattura l’acqua piovana, che rimane nel secchio e produce condensa all’interno. L’altro buco serve a piantare una piantina. Una volta che un po’ d’acqua rimane intrappolata nella scatola, questa mantiene bassa la temperatura creando un microclima fresco. Un sistema fa gocciolare 50 centilitri (cc) di acqua ogni giorno, abbastanza per non far morire la pianta, ma non sufficiente per farla crescere facilmente.

Ciò costringe la pianta a svilupparsi per trovare l’acqua.

Dopo aver testato il processo per tre anni nel deserto del Sahara, Pieter ha deciso di vendere la sua azienda di famiglia e creare la società AquaPro che promuove il Groasis Waterboxx. Il suo sistema è basato su una scatola che può essere riutilizzata dieci volte permettendo la piantumazione di 10 alberi.

Si chiama Waterboxx. Pieter ha vinto il premio per l’innovazione della rivista Popular Science nel 2010.

Il sistema è semplice. Si fa un piccolo buco nel terreno di 10 centimetri di profondità, si pianta il seme e si mette il waterboxx su di esso. Quando un anno dopo le radici sono abbastanza profonde, allora si può sollevare semplicemente la scatola e riutilizzarla altrove.

La semplicità della sua applicazione e il suo approccio open source, che non richiede alcuna esperienza o formazione precedente, è stato dimostrato in 30 progetti in Francia, Spagna, Marocco, Stati Uniti (California), Kenya, Mongolia e Oman. Il tasso medio di sopravvivenza degli alberi appena piantati con il waterboxx è dell’88% in condizioni climatiche che normalmente vedrebbero solo il 10% di successo.

Qual è la grande opportunità?

Dobbiamo lottare contro l’erosione del terreno e per l’inversione della desertificazione, non solo come servizio alla società e all’ambiente, ma anche come opportunità per stimolare l’imprenditorialità.

Questo è un semplice metodo che potrebbe cambiare il nostro mondo. Perché non farlo?

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