Dal blog https://www.maurizioblondet.it
Maurizio Blondet 24 Maggio 2019
Sono otto (per il momento) i giornalisti che sono stati “convocati” dal servizio segreto interno francese (Direction générale de la sécurité intérieure (DGSI)), alcuni per aver rivelato dati scomodi sulle armi che la Francia vende ai sauditi per il genocidio in Yemen, altri per informazioni sullo scandalo Benalla, l’ex capo della sicurezza personale di Macron. Sarebbero stati minacciati d’incriminazione secondo l’articolo 413-14 del Codice penale, che punisce fino a 5 anni di galera e 750 mila euro di multa chi divulga “Informazioni che, direttamente o indirettamente, persone specializzate nella lotta al terrorismo” – è una legge che è andata in vigore nel 2016, quando l’Eliseo aveva prorogato lo stato d’emergenza – opportune queste leggi anti-terrorismo.
Così minacciati, i giornalisti sono stati premuti a dare i nomi delle loro fonti (la cui protezione da parte dei giornalisti è garantita in Francia da una legge del 1881). Una redattrice del Quotidien, Valentine Oberti, ha rivelato d’essere stata chiamata alla DGSI per rispondere appunto di un suo articolo sulle vendite d’armi francesi a Riyad. Anche il suo tecnico del suono e il cameraman erano stati convocati – prima, l’11 e il 15 aprile. La giornalista di Le Monde Ariane Chemin, ha ricevuto il 21 maggio un invito a presentarsi il 29, a giustificarsi per aver fatto il nome del militare compagno di Marie-Elodie Poitou, capessa della sicurezza a Matignon (sede del primo ministro), entrambi nel giro o tribù di Benalla, oggi licenziati. Anche il presidente del direttorio di Le Monde (che è un giornale autogestito in cooperativa, praticamente il direttore) è stato convocato per quella data: ed ha un nome delicato Louis Dreyfus.

La Société des rédacteurs du Monde et une quarantaine de rédactions expriment leur solidarité avec les journalistes convoqués par les services de renseignement français #LibertéDeLaPresse #ArianeCheminhttps://www.lemonde.fr/actualite-medias/article/2019/05/22/affaire-benalla-armes-au-yemen-solidarite-aux-journalistes-ariane-chemin-et-michel-despratx-convoques-par-la-dgsi_5465671_3236.html …23712:24 – 23 mag 2019Informazioni e privacy per gli annunci di TwitterAffaire Benalla, armes au Yémen : solidarité aux journalistes Ariane Chemin et Michel Despratx,…Les sociétés de journalistes et de rédacteurs de plusieurs médias expriment leur solidarité à notre consœur et notre confrère convoqués par les services de renseignement.lemonde.fr242 utenti ne stanno parlando
Poi è stata la volta di Geoffrey Livolsi e Mathias Dental, fondatori di Disclose (un mezzo appena nato, “il primo medium investigativo senza scopo di lucro”), il loro collaboratore Michel Despratx; poi anche Benoît Collombat di Radio France, sempre per inchieste sull’uso di armi francesi contro i civili nello Yemen. Proteste generali dei sindacati giornalisti e no, una quarantina di redazioni che esprimono solidarietà alla redazione di Le Monde, invito a manifestare in piazza il 29.
LE armi francesi sono effettivamente onnipresenti in YEmen, come rivela un dossier dello stesso spionaggio francese (ma militare…DRM)
http://www.wikistrike.com/2019/05/des-armes-francaises-omnipresentes-dans-la-guerre-au-yemen.html
“La Macronia apre la porta alla dittatura”, scrive la redazione di 24Heures Actu, e si domanda: “E’ la fine della (lunga) luna di miele fra i media e il potere macroniano? Per proteggere un certo Benalla e i segreti che detiene, la Macronia è pronta a qualunque eccesso”.
Effettivamente, per ridursi a farsi nemici i giornalisti, amici suoi, trattandoli quasi come fa trattare dalla sua polizia i Gilet Gialli, Emanuel Macron deve essere alla disperazione. Contribuiscono i sondaggi, che danno il suo movimento artificiale, La République En Marche, al secondo posto, sorpassato la RN (Marine Le Pen). “Sono le prime votazioni dall’elezione di Macron” , dice Coralie Delaume (autrice di La Couple Franco-Allemande n’existe pas): “E’ quindi evidente che gli elettori utilizzeranno questo scrutinio sia per sostenere, sia per punire il presidente e la sua maggioranza. Tanto più che questa votazione viene durante il movimeno dei Gilet Gialli, che è un momento di intensa ri-politicizzazione della società francese”.
Il punto è, dice Coralie al Figaro, che “Macron ha dato tutto per l’Unione Europea, ma ha fallito su tutta la linea. Lo scopo per cui ha perso il potere? Dare delle prove di “serietà” economica (tagli salariali, smantellamento dei “costi” sociali…)per ottenere da Berlino in cambio la grande riforma dell’eurozona che sognava, con la creazione di un bilancio federale – la sola cosa che permetterebbe la sopravvivenza dell’euro”:
“Ma chi conosce un po’ il paese di Angela Merkel, chi non chiude gli occhi davanti alla sua evoluzione conservatrice, di un conservatorismo tinto fortemente di sovranismo, sapeva che il fallimento era inevitabile. Il motivo lo spiega in questo breve video l’insigne giurista Luciano Barra Caracciolo (strano che i grillini se lo tengano al governo):