Guido Grossi: gran parte dei problemi dell’Eurozona derivano dall’adozione di un sistema di finanziamento privato

Dal blog https://www.vietatoparlare.it

Di Guido Grossi

La necessità di abbassare il debito pubblico viene ribadita ad ogni occasione, soprattutto quando si tratta di chiedere sacrifici ai cittadini. Si dice che altrimenti arriverà il disastro, mentre davanti ai condizionamenti del mercato finanziario diventa un problema investire risorse per creare sviluppo e occupazione e magari sanare lo stesso debito. La discussione è divampata a proposito del 2,4% di deficit che il governo ha deciso di fissare per finanziare reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della legge Fornero. Ma ritorna ogni volta che si cerca di andare oltre certi parametri interni e comunitari. Ci sono tante domande inoltre che fluttuano nell’aria. Per trovare i soldi che ci servono, per esempio, ci rivolgiamo sempre più spesso a finanziatori esteri, eppure nel nostro sistema interno c’è una massa enorme di liquidità. Perché? Secondo alcuni esperti il sistema finanziario, con la internazionalizzazione del debito pubblico, ha messo un cappio al collo agli Stati e impedisce loro di impostare liberamente le politiche economico-sociali. Per questo, secondo molti esperti, quello del debito pubblico è un grande inganno, come dimostrerebbe il fatto che Paesi come il Giappone e gli stessi Stati Uniti hanno i debiti pubblici più rilevanti del mondo e, in un certo senso, se ne fregano. Da noi invece sarebbero state fatte scelte tecniche precise che adesso ci impastoiano le gambe. E’ questo il punto di vista di Guido Grossi, esperto di finanza, giurista ed ex top manager di BNL, uno insomma che certi meccanismi finanziari non solo li ha studiati ma li ha anche a lungo praticati.

Dottor Grossi, lei ha sostenuto in più di un’occasione che il debito pubblico, sotto un certo punto di vista,  è un inganno e la finanza internazionale ha tolto agli Stati la possibilità di attuare liberamente le loro politiche. Perché?
“Per due motivi. Il primo per aver consegnato la possibilità di creare nuova moneta direttamente ai mercati finanziari. Nell’articolo 123 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea c’è scritto che l’Unione non può prestare soldi agli Stati né ad altri enti pubblici diversi dalle banche. Perché? Non c’è alcun ragionevole motivo per cui la politica debba rinunciare al controllo della moneta. Noi viviamo nell’economia dello scambio, visto che nessuno è in grado di prodursi tutto quello di cui ha bisogno, e per scambiarsi le cose serve la moneta. Questa deve circolare, passare di mano in mano, quando ce n’è poca nel sistema bisogna immetterla. E dal 1971 è diventato chiaro che creare moneta è qualcosa che si può fare senza costi e senza elementi fisici. L’importante in ogni caso è che ce ne sia la giusta quantità e che, soprattutto, vada a finire nelle tasche giuste. Ma lo Stato ha rinunciato al potere di emetterla, questo è il primo punto”.

Il secondo punto?
“Il sistema finanziario nel suo complesso si è trasformato, perché prima il cittadino portava i risparmi in banca, in genere una banca pubblica, e tale banca prestava quei soldi a qualcuno che li investiva nell’economia reale e creava lavoro. Oppure dava quei risparmi allo Stato. Il cittadino gli prestava i suoi risparmi perché era un modo per metterli al sicuro. Uno comprava Bot (Buoni ordinari del Tesoro) o Cct (Certificati di credito del Tesoro) ed era tranquillo. Lo Stato usava quei risparmi per fare spesa pubblica, rimetteva in sostanza quei soldi nelle tasche dei cittadini che spendono e nelle casse delle imprese che investono. La moneta circolava perché c’era un controllo pubblico sia nella sua creazione, sia nella sua circolazione. Basta approfondire il tema sul Web per capire che ormai la moneta si crea dal nulla e sarebbe meglio riportarla sotto il controllo pubblico”.

Molti problemi derivano dunque dal funzionamento del sistema finanziario?
“E’ il sistema che fa circolare la moneta. Oggi non abbiamo il problema di crearne di nuova, ce n’è anche troppa in giro. La questione è che circola molto male, e circola male perché il sistema finanziario è diventato privato. E non solo, ha smesso di fare il suo mestiere: non prende il risparmio privato per indirizzarlo sulle imprese che investono o nelle famiglie che devono comprare casa, accade molto parzialmente. Il grosso finisce sui mercati finanziari, e se tutti vogliono comprare i titoli il prezzo sale, per una banale legge della domanda e dell’offerta. Per altro, se il mercato compra titoli e le banche centrali continuano a comprarne con le operazioni di quantitative easing, e comprano pure titoli di aziende private, in quelle operazioni non fanno altro che sostenere il prezzo della bolla speculativa. Ci dicono che lo fanno per far salire l’Inflazione e far entrare soldi alle imprese ma questi soldi vanno direttamente sui mercati finanziari”.

Eppure negli anni 80/90 si diceva che la finanza serviva a far crescere l’economia.
 “In quegli anni si è avuta questa illusione, e in parte era vero, perché molti dei soldi che circolavano nel mondo della finanza andavano a finanziare nuovi investimenti e nuove imprese. Ora questo è il destino di una parte molto ridotta di risorse. La gran parte invece viene destinata a  circolare attraverso lo scambio  di titoli, di derivati sempre più complessi e sempre più oscuri. In tal modo c’è chi riesce a fare il bello e il cattivo tempo. Una grande banca d’affari può chiamare una impresa, ottenere la sua collocazione in borsa, studiarla, preparare il report per presentarla ai mercati, finire col conoscerla meglio di quanto non riesca a fare l’impresa stessa. Può farle avere i soldi dei mercati perché conosce tutti i fondi di investimento, anzi ha i suoi fondi di investimento. Ha la sua ricerca che può distribuire a tutti gli enti istituzionali in giro per il mondo, può fabbricare i derivati sui titoli e sui prestiti, negoziarli, fare tutto per operare sui mercati finanziari. Ed è chiaro che con tali informazioni può sapere molto prima di altri quando il prezzo può salire e quando può scendere. E’ vero che le autorità sono intervenute dicendo che i vari dipartimenti di queste banche d’affari non devono parlarsi, ma è evidente come la soluzione risulti ipocrita, e sia inevitabile la circolazione delle informazioni. In un sistema simile alcuni possono fare qualsiasi cosa, far arricchire chi vogliono”.

Il fine ultimo del sistema finanziario è accumulare denaro?
“La moneta che si crea dal nulla non ha valore in sé e ormai se ne è ben consapevoli, dunque l’obiettivo ultimo di tale sistema che ha trovato la cornucopia dell’abbondanza non è continuare ad accumulare moneta ma comprare beni reali. E come si fa a comprare a basso costo cose reali? Scatenando crisi economiche”.

(tutta l’intervista di di Ignazio Dessì   –  Facebook: I. Dessì è su Tiscali notizie)

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