IL CAMERLENGO, IL CAPITANO E LE ITALICHE CASE POPOLARI

dal blog https://gfmaccaferri.blog/

Dopo che il camerlengo del Papa ha ridato abusivamente luce a uno stabile abitato abusivamente da povera gente, dopo che gli italiani veri hanno protestato per le case popolari assegnate a famiglie residenti in Italia ma non autoctone, dopo che il capitano degli italiani veri ha urlato: “prima gli italiani”, stringendo tra le mani un rosario e baciandolo, …proviamo ad analizzare seriamente la situazione dell’emergenza abitativa nel nostro paese.

In Italia ci sono circa 7 milioni di case vuote, alloggi in cui non ci vive nessuno e i motivi sono molteplici: a volte sono del tutto abbandonati senza alcun interesse da parte dei proprietari, altre sono case vacanza ma, circa 2,7 milionidi questi immobili sono semplicemente vuoti, spesso per timore di affittarle a persone che non pagheranno con regolarità il canone di locazione. In Europa non va meglio: una casa su 6 è vuota.

In Italia 1 milione e 619 mila famiglie sono in condizioni di povertà assoluta e un altro milione e 708 mila di famiglie sono in una situazione di “disagio economico da locazione” (dati Federcasa-Nomisma).

Quindi un problema casa esiste ed è un problema enorme se le le case popolari assegnate in modo regolare sono solo 652.000.

Infatti sono oltre 1.000.000 le famiglie in attesa di assegnazione di alloggio popolare e, con il progressivo impoverimento, il numero non potrà che crescere nei prossimi anni.

I conflitti sociali provocati da questa situazione molto contraddittoria sono spesso ingovernabili, perché le guerre tra poveri sono inoffensive al potere ma fanno maledettamente male alla società, al suo equilibrio di giustizia, alla sua cultura, alla sua solidarietà.

Perché nessuno dice: occorrono molte case popolari e molti alloggi con affitti proporzionati alle reali possibilità economiche delle famiglie!

Ma molti proclamano: prima gli italiani!

Prima gli italiani in cosa, se le case popolari non ci sono e nessuno ha una visione seria o un programma strutturato per affrontare il problema dell’emergenza casa?

Riassumendo la situazione nei suoi dati essenziali (con l’aiuto dei dati ISTAT e del Ministero dell’Interno):

  • in Italia sono circa 1.700.000 le famiglie che soffrono di disagio economico per locazione
  • annualmente sono circa 250.000 le abitazioni andate all’asta di famiglie indebitate con banche e finanziarie
  • le procedure di sfratto sono oltre 35.000 all’anno
  • oltre 1 milione le famiglie in graduatoria per assegnazione della casa popolare
  • le case private sfitte per decisione del proprietario di non affittarle sono circa 2,7 milioni

altri elementi da considerare:

  • molte zone, soprattutto al sud, soffrono di forte spopolamento, mentre le città del centro nord ricevono flussi di abitanti in costante aumento;
  • l’emergenza abitativa è soprattutto concentrato nelle città, mentre al sud e nelle zone rurali il problema è esattamente opposto;
  • la popolazione italiana è in forte decrescita ed è costituita maggiormente da persone anziane.

Non esistendo una politica specifica e soprattutto lungimirante da parte del governo, sono i sindaci che si accollano queste problematiche, ma con un handicap pesantissimo: il sindaco si occupa solo del territorio e degli abitanti del proprio comune, quindi non può intraprendere azioni che affrontino il problema in modo complessivo.

…e quindi?

Soluzioni possibili:

  • certamente non costruire altre case o quartieri abbandonati a loro stessi nelle periferie delle metropoli!
  • tassare pesantemente i proprietari di case sfitte, ovviamente andando a incidere molto pesantemente su chi detiene, per esempio, oltre i 3 alloggi sfitti, così da gravare solo sulle finanziarie, banche, grandi gruppi immobiliari che da soli, se fossero “costretti” ad affittare, risolverebbero il problema abitativo, considerando che immettendo sul mercato oltre 2 milioni di alloggi da affittare, il costo degli locazioni si abbasserebbe pesantemente;
  • ristrutturare e riadattare i centri prossimi alle città oggi abbandonati, facendo molta attenzione a renderli socialmente fruibili e “connessi” nella viabilità con le città vicine;
  • riconvertire caseggiati o altri grandi immobili oggi abbandonati, esistenti sia nelle periferie che nei centri storici.

Nel frattempo che le azioni sopra dette abbiano effetto dovrebbe essere accettato da tutti che è indispensabile:

  • incrementare a livello governativo la spesa destinata al contributo all’affitto per le famiglie che soffrono di “disagio economico da locazione”.

Un esempio pratico di parziale soluzione della problematica: se il governo, attraverso l’Istituto Case Popolari, si facesse garante presso i grandi proprietari immobiliari per la gestione degli immobili oggi sfitti, rapidamente un grande numero di famiglie si vedrebbero assegnati degli alloggi con canoni proporzionati al reddito.

Per convincere i grandi proprietari è sufficiente proporre loro due alternative: se accettano la convenzione hanno una detassazione sulle proprietà oggi sfitte, se non l’accettano… le proprietà immobiliari sfitte vengono tassate molto, ma molto pesantemente.

Non ci sono alternative logiche e lungimiranti basandosi sul principio di non edificare più, esistono solo quelle del ristrutturare ciò che è abbandonato e liberare, a costi convenienti, ciò che oggi è volontariamente sfitto.

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