Dal petrolio alle autostrade, gli sbocchi italiani in Iran

Dal blog

RASSEGNA DI ARTICOLI SULL’ARGOMENTO.

(in fase di completamento e riordino) 


Dopo le sanzioni: il piano energetico dell’Iran

di Margherita Paolini

16/10/2015

Bassi costi produttivi e promesse di migl
iori condizioni contrattuali attirano le grandi companies petrolifere in Iran. L’export sul mercato europeo dovrà misurarsi con la concorrenza di Mosca e dei produttori statunitensi di shale oil. Il gas persiano non risolverà la dipendenza dell’Ue dalla Russia.

Dal 14 luglio, data della firma dell
’accordo sul nucleare iraniano, gli incontri pubblici e le riunioni ristrette sull’impatto dell”Iran’s comeback” 
sullo scenario energetico si stanno moltiplicando.

Finanza e banche s’interrogano anzitutto sui rischi della clausola delle snap back provisions inserita nel testo dell’intesa. La formula, legalmente poco chiara, consente agli Usa – che l’hanno imposta – l’immediata riapplicazione delle sanzioni nel caso si percepisca una violazione dell’accordo da parte iraniana. Bruciano ancora le penalità subite per transazioni petrolifere effettuate sottobanco con Teheran; vige il mantra “muoversi con prudenza”.

Con cauto ottimismo, invece, le compagnie petrolifere europee hanno riattivato da tempo i contatti con le controparti iraniane, per garantirsi posizioni ravvicinate ai loro interessi sul campo. Shell, Eni, Total e Repsol non ne hanno fatto mistero. Diversamente dalla British Petroleum, che si muove dietro le quinte, forse in ragione della forte partecipazione societaria che la multinazionale inglese mantiene con la russa Rosneft (più che tollerata dal governo inglese).

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Articolo del 12 novembre 2015

ROMA. – L’obiettivo è tornare ai 7 miliar
di di interscambio con l’Iran raggiunti prima che scattassero le sanzioni e, per riuscire nell’impresa, l’Italia cerca di non farsi sfuggire le occasioni. Prima i viaggi dei ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e dello Sviluppo, Federica Guidi, quest’anno a Teheran, poi sabato e domenica prossimi la visita del presidente iraniano Hassan Rohani a Roma e, infine, alla fine di questo mese, la missione economica con il viceministro Carlo Calenda e Confindustria nella Repubblica islamica.

Ognuna di queste occasioni di incontro ufficiale fa da cornice a prese di contatto da parte delle aziende interessate a sbarcare, e in qualche caso a tornare, nel Paese asiatico, che con l’addio alle sanzioni si candida a diventare un mercato di grande interesse, forte dei suoi quasi 80 milioni di abitanti che hanno bisogno non solo di beni di consumo, ma anche di infrastrutture di ogni genere.

Il settore economicamente più rilevante è ovviamente quello del petrolio, dove il soggetto coinvolto al massimo livello è l’ENI. Il Cane a sei zampe sbarcò in Iran nel lontano 1957 e, da allora, ha messo a segno colpi importanti, ma le sanzioni hanno di fatto bloccato ogni sviluppo. Per tornare, l’ad Claudio Descalzi aspetta la revisione del sistema contrattuale e l’effettiva uscita del Paese dalle sanzioni, nonché una soluzione, che appare ormai vicina, in merito agli 800 milioni di arretrati dovuti dalla compagnia statale Nioc. In ogni caso, recentemente sarebbe già stato firmata una bozza di memorandum di intesa per l’espansione della cooperazione bilaterale nel campo delle perforazioni petrolifere con la National Iranian Drilling Company.

Tra gli altri settori di sicuro interesse, come è emerso nella missione di agosto scorso, spiccano le autostrade, l’alta velocità, l’ambiente, le rinnovabili, la meccanica, i materiali edili, l’automotive, il medicale, ma anche elicotteri, navi, servizi finanziari, gioielleria, pelletteria, food.

Un occhio particolare è riservato alle infrastrutture, come dimostra l’incontro tra il ministro Graziano Delrio e l’ambasciatore iraniano Jahanbakhsh Mozaffari, in previsione della visita che lo stesso Delrio farà a Teheran.

In ogni caso non sono solo le big, da Finmeccanica ad Ansaldo, da Fincantieri a Tecnimont, a dimostrare interesse per il Paese asiatico. Fortissimo è anche il coinvolgimento delle pmi: a 300 piccole e medie aziende, non a caso, sarà riservato un incontro specifico con Rohani domenica prossima a Roma.

Fonte: http://voce.com.ve/2015/11/12/142159/da-petrolio-ad-autostrade-gli-sbocchi-italiani-in-iran/

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Notizie Geopolitiche

Iran. L’ANAS COSTRUIRA’ L’AUTOSTRADA NORD-SUD: 3,6 miliardi di investimenti

15 luglio 2016 – ore 17:29

Iranian road

di Ehsan Soltani –E’ stato firmato oggi il contratto tra l’italiana Anas e il ministero iraniano delle Strade per affidare alla Anas International Enterprise (Aie), società del Gruppo Anas, la costruzione e la gestione di 1.200 chilometri dell’autostrada Nord-Sud, per un investimento complessivo di 3,6 miliardi di euro.

La firma dell’accordo è avvenuta alla Farnesina per mano del presidente di Anas Gianni Vittorio Armani, dell’ad di Aie Bernardo Magrì e del viceministro delle Strade iraniano Asghar Kashan alla presenza dei ministri delle Infrastrutture e Trasporti italiano Graziano Delrio e iraniano Abbas Ahmad Akhoundi.

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Bernardo Magrì

L’accordo segue il Memorandum di cooperazione di cui si era parlato a Teheran il 10 febbraio con il quale si affidava ad Anas International Enterprise la realizzazione di uno studio per il completamento infrastrutturale del Corridoio stradale Nord-Sud dell’Iran, che raggiunge il porto di Bandar Imam Khomeini, sul Golfo Persico.

Per prima cosa è previsto un investimento pubblico-privato di 600 milioni per la costruzione di 350 chilometri di autostrada entro il 2022. Il secondo tratto sarà di 830 chilometri e, dovendo passare per zone montuose, richiederà un investimento da 3 miliardi di euro e richiederà tempi più lunghi.

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Asghar Fakhrieh Kashan

 Alla conclusione dei lavori l’intera opera sarà data in concessione all’Anas; il transito sarà a pedaggio.

Fonte: Iran. L’Anas costruirà l’autostrada Nord-Sud: 3,6 miliardi di investimenti — Notizie Geopolitiche

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Roma la Repubblica.it

ANAS, BERNARDO MAGRÌ NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO DI INTERNATIONAL ENTERPRISE

Nota di Anas (omniroma.it)

05 Maggio 2016 ore 16:52)

“È stato nominato il nuovo Consiglio di amministrazione di Anas International Enterprise – Aie, che ha indicato l’ingegner Bernardo Magrì come amministratore delegato della società, conferendogli le deleghe operative connesse all’incarico. Nell’incarico, di durata triennale, Magrì succede all’ingegner Alfredo Bajo che lascia il Gruppo Anas. Il dottor Stefano Granati è stato confermato presidente del CDA mentre la dottoressa Adriana Palmigiano è stata nominata consigliere.

Anas International Enterprise S.p.A. è la società del Gruppo Anas che opera sui mercati internazionali nell’ambito dei servizi integrati di ingegneria nel settore delle infrastrutture di trasporto. Le attuali commesse all’estero, gestite dalla controllata Anas International Enterprise, sono localizzate principalmente in: Algeria, Libia, Qatar, Colombia. Inoltre sono stati di recente firmati due importanti accordi firmati con l’Iran: il primo accordo concede in esclusiva ad Aie lo studio del completamento del Corridoio stradale Nord-Sud, un itinerario di circa 1500 chilometri che dal porto di Bandar-E-Imam sul Golfo Persico arriva fino al confine nord con l’Azerbaijan passando per la città di Tabriz. L’obiettivo dello studio consiste nella formulazione di una proposta di finanziamento dei lavori e della successiva concessione di lungo termine del Corridoio stradale. Il secondo riguarda un Memorandum of Understanding (MoU) che è stato invece siglato tra AIE e l’ente incaricato della gestione delle strade e autostrade esistenti (Road Maintenance and Transportation Organization, RMTO) nel quale viene espresso l’interesse di affidare ad AIE i servizi di assistenza tecnica nella gestione delle pavimentazioni stradali oltre che i servizi di esercizio e manutenzione delle autostrade esistenti, tra cui la tratta Tehran – Qom, itinerario di circa 150 km.

L’ingegner Bernardo Magrì, nato a Napoli il 12 giugno 1960, si è laureato in Ingegneria Civile Edile presso la facoltà di Ingegneria di Napoli. Attualmente è direttore generale della Società Sitaf S.p.A. oltre a ricoprire diversi incarichi di vertice nell’ambito del Gruppo Sitaf (Amministratore Delegato della Società Tecnositaf S.p.A. – 100% Sitaf), Presidente della Società Musinet (51% Sitaf) e Consigliere del Gef italo-francese per la gestione del Traforo del Frejus (50% Sitaf) e della Società Transenergia (50% Sitaf)”.

Fonte: http://roma.repubblica.it/dettaglio-news/-/46301.


Anas costruirà 1.200 km di autostrade in Iran

Venerdì 15 Luglio 2016 – ore 11:13

Anas e il Ministero delle strade iraniano hanno siglato un accordo che prevede la realizzazione e l’affidamento in concessione di 1.200 km di autostrade in Iran per un investimento complessivo di 3,6 miliardi di euro in Iran. Entro il 2022 un primo tratto di 350 km per un investimento di 600 milioni di euro. Il contratto affida alla società AIE (Anas International Enterprise), controllata del Gruppo Anas, l’opera che prevede un investimento complessivo di 3,6 miliardi di euro.

L’accordo – siglato a Roma presso il Ministero degli Affari Esteri – è stato sottoscritto dal Presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, dall’Amministratore Delegato di AIE, Bernardo Magrì, e dal Vice Ministro delle Strade iraniano, Asghar Kashan, alla presenza dei Ministri delle Infrastrutture e Trasporti italiano, Graziano Delrio e iraniano Abbas Ahmad Akhoundi.

L’accordo costituisce il risultato di un Memorandum di Cooperazione, firmato dalle parti lo scorso 10 febbraio a Teheran, con il quale si affidava ad Anas International Enterprise la realizzazione di uno studio di fattibilità tecnico–economica per il completamento infrastrutturale del Corridoio stradale Nord-Sud dell’Iran (1200 km che collegano il porto di Bandar Imam Khomeini sul Golfo Persico, al confine nord con la Turchia presso Bazargan, passando per la città di Tabriz).

Lo studio, consegnato a Teheran lo scorso 5 luglio, ha consentito di individuare un primo tratto di 350 km da realizzare – in via prioritaria entro il 2022, e da gestire in regime di concessione – attraverso il meccanismo del project financing pubblico-privato: l’investimento richiesto sarà pari a circa 600 milioni di euro, e sarà garantito sia dai ricavi da pedaggio, sia dall’erogazione di un contributo pubblico.

L’altro tratto, lungo circa 830 km ed inserito in un contesto montuoso, richiederà investimenti molto più ingenti (circa 3.000 milioni di euro) e, anche alla luce degli attuali più modesti volumi di traffico, richiederà tempi di realizzazione più lunghi.

Fonte: Trasporti-italia.com .


⇒ Vai al file .PDF:  Anas e Ministero delle strade iraniano: firmato contratto quadro per 3,6 miliardi di euro

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