La maionese impazzita (parte terza)

Dal blog https://egodellarete.blogspot.com/

giovedì 4 luglio 2019

Link correlato: La maionese impazzita (parte seconda)

Continuo nello sforzo di trovare una chiave interpretativa, che sia coerente e il più possibile lineare, alternativa alla narrazione secondo cui i poteri oligarchici europei terrebbero l’Italia sotto scacco con l’aiuto di una quinta colonna interna al paese, il cui fulcro sarebbe il Presidente Mattarella. Si tratta di una chiave di lettura perfettamente funzionale alla narrazione gialloverde, in particolare leghista, che trova la sua sintesi nel concetto di “interesse nazionale“, che sarebbe stato svenduto dai governi a guida PD e invece difeso dall’attuale governo. Un’interpretazione dei fatti avvalorata da alcuni noti intellettuali no-€uro, e acriticamente accettata anche da molti veri sovranisti trasformatisi in tifosi, dopo aver perduto, semmai lo avessero posseduto, il dono della ragion critica. E’ la tesi secondo cui i piddini, dopo aver tradito il loro elettorato di riferimento, avrebbero calato le braghe davanti alla Leuropa, per cui ogni possibilità di riscatto nazionale non poteva che passare per “le persone sbagliate“, cioè  le forze di centrodestra, di cui la Lega, rinvigorita dall’arrivo del “Capitano oh mio Capitano!” è il fulcro naturale.

La realtà dei fatti, che ci sta richiamando alla durezza del vivere, ha ormai ampiamente falsificato la teoria dell’interesse nazionale difeso dalle forze di centrodestra a guida leghista. E’ il momento di provare a costruire un’ipotesi teorica, che chiamerò della maionese impazzita, che riordini i fatti accaduti e sia in grado di spiegare ciò che sta accadendo.

La teoria della maionese impazzita

E’ necessario ripartire, in questo accogliendo in parte il metodo seguito da Paolo Barnard nel suo testo fondamentale “Il più grande crimine“, dalla nascita dell’UE, almeno dalla firma del trattato di Maastricht il 7 febbraio del 1992. Come noto il Parlamento italiano lo ratificò alla fine di ottobre del 1992 con un’ampia maggioranza che comprendeva anche i voti della Lega di Bossi, in un clima che è ben descritto dal resoconto di questo articolo del quotidiano Repubblica
«Anche prima che la notizia bomba del ‘ caso De Lorenzo’ facesse irruzione tra i deputati, ieri i parlamentari nei loro capannelli parlavano di tutt’ altro. Chi della direzione del proprio partito, (quella Pds del giorno avanti, quella socialista che si tiene oggi, quella democristiana che avrebbe potuto essere e non è stata) chi delle nomine bancarie, chi della Rai da commissariare. La parola ‘ Maastricht’ , era difficile da captare nell’ aria, mentre è stato possibile cogliere al volo un “ma che si vota oggi?”. E se ieri il voto ha richiamato in Parlamento un numero notevole di deputati, non si può nascondere che nei giorni scorsi, durante il dibattito di merito a qualche deputato è capitato di parlare all’ aula deserta.»
Nei dieci mesi intercorsi tra febbraio e Ottobre in Italia era successo di tutto: tangentopoli, le bombe della mafia, la morte di Falcone, l’incontro del Britannia, la morte di Borsellino, la difesa della lira sotto attacco della speculazione di Soros da parte dell’eroico governatore Ciampi (il numismatico posto al governo della BdI), l’assassinio politico del PSI di Craxi (cui avrebbe fatto seguito un anno dopo lo scioglimento della DC). Insomma una maionese impazzita, esattamente come oggi. C’è qualcuno che, onestamente, possa affermare di aver avuto in quel periodo convulso una chiara visione di ciò che stava accadendo? 
Forse Giuseppe Guarino? Cito Guarino perché ieri sono andato ad Avezzano dove, su invito del FSI, il vice direttore del TG1 Angelo Polimeno Bottai ha presentato il suo ultimo libro – Alto tradimento, in cui la figura e il ruolo di Guarino sono esposti con chiarezza. 
Nota: ho filmato l’incontro, di cui pubblicherò a breve i video.
Ebbene Guarino era stato incaricato da Giuliano Amato di seguire la privatizzazione dell’immenso patrimonio pubblico italiano, fatto di cui l’elettorato italiano era tenuto sostanzialmente all’oscuro per mezzo della fitta cortina fumogena innalzata dagli eventi che ho testé ricordato. Guarino dunque condivideva l’impostazione politica che intendeva privatizzare le grandi imprese italiane, sebbene se ne sia tirato fuori quando prevalse la linea della svendita fatta propria dal PDS, il partito che aveva ereditato la guida del sistema politico italiano allo sfascio. Tuttavia la vera domanda che dobbiamo porci è questa: quali forze, nel sostanziale vuoto di potere determinatosi, hanno operato la scelta di procedere alla svendita del patrimonio pubblico? Il PDS può essere stato, al più, un mero esecutore, come pure tutti i partiti allora esistenti. Credo che, a distanza di 27 anni da quegli eventi la risposta possa essere una e soltanto una: la convergenza di interessi tra le grandi famiglie del capitalismo nazionale e la grande finanza anglosassone
Né le cose sarebbero potute andare diversamente, sia per ragioni di natura geopolitica che per la dimensione dei capitali necessari per essere della partita. Dunque vi fu sinergia, di conseguenza accordi sotto banco per abbassare i prezzi, lasciando alla borghesia nazionale il boccone di sua spettanza. Tuttavia, come ebbe a ricordarci Cimaglia con una delle sue celebri battute, “Il costo della politica non sono le auto blu, sono le decisioni sbagliate“. Nel caso si trattava della scelta di aderire al trattato di Maastricht, di cui ricopio da wikipedia i punti salienti:

  • Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
  • Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
  • Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
  • Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
  • Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.

Oltre a questo, come ha scoperto e documentato Giuseppe Guarino, gli accordi prevedevano la possibilità di scorporare dal calcolo del deficit gli investimenti infrastrutturali, come pure le spese straordinarie in occasione di grandi calamità o di gravi fasi recessive del ciclo economico. Tuttavia nel 1997, due anni prima dell’ingresso nell’euro, questi ulteriori patti vennero sconfessati da un consiglio dei ministri europei, senza che tale decisione venisse nemmeno discussa nel parlamento. Era il prezzo che l’Italia dovette pagare per la grande corsa ad entrare sotto la guida del prode Prodi. E senza che nessuna delle forze politiche dell’epoca facesse obiezioni. Ancora una volta dobbiamo chiederci: in quali luoghi fu discussa e presa quella decisione, di cui non abbiamo saputo nulla fino al difficoltoso lavoro di ricostruzione di Giuseppe Guarino?
A questo punto dovrebbe cominciare ad esservi chiaro che un caposaldo della teoria della maionese impazzita consiste nell’assumere come assioma che esistono circoli nei quali vengono prese le decisioni veramente importanti, ben al riparo del processo elettorale. Ma questo lo sappiamo già, per cui da questo punto di vista la teoria della maionese impazzita non aggiunge nulla di nuovo. Dobbiamo tuttavia affinare l’analisi chiedendoci: qual è il peso della borghesia nazionale, quella che io chiamo burghesia compradora y vendedora, all’interno di tali circoli, ed i suoi limiti d’azione?
A questa seconda domanda la teoria della maionese impazzita risponde assumendo come secondo assioma la rilevanza, all’interno di tali circoli, della burghesia compradora y vendedora nella conduzione economica dell’azienda Italia, mentre in ambito geopolitico continuano a valere i vincoli derivanti dagli accordi, anche quelli ancora segreti, pattuiti con l’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 e il successivo trattato di Parigi del 1947.
Nota: varrebbe la pena chiedersi se il divieto costituzionale di sottoporre i trattati internazionali a referendum possa essere in qualche modo legato alla presenza di clausole segrete.
Ovviamente, primo teorema della teoria della maionese impazzita, la libertà di scelta economica e macroeconomica, vincolata soltanto dai vincoli geopolitici, è riconosciuta non solo all’Italia, ma a tutti i paesi europei. Quanto meno quelli rilevanti, tra i quali c’è anche l’Italia.
In definitiva, e per riassumere, per la teoria della maionese impazzita la conduzione economica e macroeconomica di ogni paese europeo di rilevante importanza è sempre stata, ed è ancora, delegata alle sue classi dirigenti. Il che è esattamente quello che è accaduto; anche nella prima repubblica quando, ad esempio in Italia, non si era ancora verificato il colpo di stato di tangentopoli, per cui questo potere era ancora in capo ai partiti e al Parlamento. Lo stesso può dirsi della Germania, della Francia, a maggior ragione dell’Inghilterra. Provate a cercare un solo caso, prima dell’assassinio di Aldo Moro, in cui non sia stato il libero gioco delle forze sociali rappresentate in Parlamento a determinare gli equilibri economici, sociali, e le scelte macroeconomiche adottate dai governi. 
Ora la piena libertà nelle scelte economiche e macroeconomiche, che sussisteva nella prima repubblica, è stata ovviamente ereditata dalla seconda, con la non lieve differenza che quest’ultima è anticostituzionale, e dunque una vera e propria dittatura della burghesia compradora y vendedora, la quale tiene in vita un simulacro di democrazia nella quale, lo sappiamo tutti, ogni conflitto è solo apparente. Ma se quanto detto è vero, allora possiamo avanzare, sempre nell’ambito della teoria della maionese impazzita, quella che chiamerò:

CONGETTURA ERETICA

La congettura eretica sostiene che non esistono i fantasmagorici poteri oligarchici europei di cui molti parlano, e che siano invece i singoli governi degli Stati a comunicare alla Commissione i parametri europei che essi stessi desiderano rispettare; che la Commissione dovrà semplicemente fingere di imporre, godendo del privilegio di essere lontana dal processo elettorale.
In altre parole, secondo la congettura eretica sono gli stati che si auto-infliggono i tassi di austerità nella esatta misura in cui questi emergono a valle del confronto politico interno. Peccato che, in Italia, questo confronto politico sia ormai del tutto inaccessibile agli interessi organizzati che hanno governato il paese nella prima repubblica. Vogliate gradire, a supporto della congettura eretica, questo meraviglioso passaggio della lettera al sole24ore (oggi scomparsa dall’archivio digitale) scritta da Beniamino Andreatta nel decennale della famosa lite delle comari
Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, né lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come ‘congiura aperta‘ tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso – soprattutto sul mercato dei cambi – abolire per ritornare alle più confortevoli abitudini del passato.
Dunque Andreatta parlava apertamente della necessità di agire “prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi“, una confessione in piena regola che molto opportunamente il sole24ore ha fatto sparire! Se la congettura eretica è vera, allora ciò significa, ad esempio, che il pareggio di bilancio in Costituzione non ce l’ha imposto l’oligarchia eurista, e infatti siamo il solo paese ad aver costituzionalizzato una simile bestialità, evidentemente per scelta della burghesia compradora y vendedora e non per rispetto di alcun trattato. Vi ricordo che la legge di modifica costituzionale fu votata anche da quella che, all’epoca, si chiamava Lega Nord Padania (era il 30 novembre 2011). Che dire del fatto che le violazioni dei parametri di Maastricht sono stati innumerevoli, da parte di tutti i paesi contraenti? Davvero vogliamo credere che all’Italia, terzo paese dell’UE e dell’eurozona, e solo all’Italia, venga riservato un trattamento vessatorio e contrario a quello che Cimaglia chiama “Interesse nazionale“? 
E perché, visto che oggi tutti i nostri parametri macroeconomici volgono al bello (ad eccezione della ridicola questione del debito pubblico) dalla posizione netta sull’estero (NIIP) al saldo di bilancia dei pagamenti? 
Ditemi, dove potete trovare una spiegazione razionale di tutto ciò se non nella congettura eretica?

Le conseguenze politiche della congettura eretica

Se la congettura eretica è vera allora il governo gialloverde altro non è che l’ennesima trasformazione gattopardesca della burghesia compradora y vendedora, dopo tangentopoli anche golpista.  L’operazione che è stata messa in campo è da manuale di guerra, questo dobbiamo riconoscerlo, e ha replicato alla perfezione quella che ha visto la colonizzazione dei partiti della sinistra in base al principio, ricordato dall’ottimo Cimaglia, che nel 2012 scriveva: “è necessario il macellaio col grembiulino rosa, sul quale gli schizzi di sangue (degli operai) si notano di meno“, solo che adesso il grembiulino è gialloverde, cioè color cacarella.
Ma perché la burghesia compradora y vendedora punta a un inasprimento dell’austerità quando, come per anni ci è stato raccontato da Cimaglia&Co, questa danneggia er tessuto produttivo dell’Itaglia? Forse perché la distruzione del tessuto produttivo nazionale finirà con il segare il ramo sul quale è seduta la famosa signora bionda teutonica, e così vinceremo la guerra con la Germagna cattiva al grido “Interesse nazzzionale interesse nazzzionale interesse nazzzionale“? Queste sono scemenze assolute, buone per un elettorato ingenuo e immaturo, che guarda alle classi dirigenti con la stessa fiducia che i bambini nutrono verso i genitori; per il quale le elezioni si riducono a dare la risposta all’eterna domanda che si fa ai bimbetti: vuoi più bene a mamma o a papà?
La verità è che alla burghesia compradora y vendedora non importa un fico secco del tessuto produttivo in termini generali, perché essa è ben capace di costruirselo in gran parte da sé, mentre l’unica cosa che la occupa è concorrere sui mercati internazionali coi suoi pari. E, per vincere questa competizione, provvede a procurarsi le risorse, e solo quelle, di cui ha bisogno, indifferente al fatto che il resto della nazione vada in malora. Oggi essa punta a recuperare le risorse che le servono per infrastrutturare il nord e portarlo al livello della core-Europe con lo strumento dell’autonomia differenziata, al contempo sventolando la riforma del fisco per rafforzare il consenso politico che già raccoglie in quelle regioni. Il progetto politico complessivo, a supporto di questa strategia, prevede una polarizzazione del risultato elettorale, secondo uno schema per altro già a lungo collaudato e soltanto disturbato dalla personalità eccentrica di Berlusconi, con una fortissima maggioranza di consensi al centrodestra al nord mentre il resto del paese viene lasciato a quel che resta dei fedeli piddini e a un m5s fortemente ridimensionato. L’Italia federale, che con l’autonomia differenziata potrà dirsi compiuta, servirà a mantenere una fittizia unità nazionale, in realtà spaccando l’Italia in modo definitivo. A quel punto, come ammette anche Cimaglia, tenersi l’euro sarà il male minore, per non rischiare una secessione vera.
Prossimamente la parte quarta…

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