Il liberalismo è finito

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Markus 17 Luglio 2019

ISRAEL SHAMIR
unz.com

La Russia si sta godendo la sua breve e gloriosa estate. La fobia del riscaldamento globale non è riuscita a penetrare i suoi gelidi confini. Mentre il Sud della Francia soffre un‘ondata di caldo, la California brucia e le forze progressiste manifestano contro il clima, i Russi alzano le spalle increduli. A loro un po’ di riscaldamento globale farebbe anche piacere. Qui le temperature raramente superano i confortevoli 22 °C, ed ora, all’inizio di luglio, sono bloccate a circa 15 °C. L’estate è il periodo migliore per una nazione coperta di neve per la maggior parte dell’anno. Ora si può viaggiare all’interno del paese e scoprire antiche chiese e fortezze, senza soffrire troppo.

Se avevate viaggiato in Russia, al di fuori di Mosca, avrete certamente storie orribili da raccontare sulle sue strade atroci, sul cibo e sulle possibilità di alloggio, o piuttosto sulla loro mancanza. Le cose sono cambiate molto e continuano a cambiare. Ora ci sono autostrade moderne, abbondanza di caffè e ristoranti, molti piccoli alberghi, gli impianti idraulici sono agli standard occidentali, le antiche perle dell’architettura sono state sontuosamente restaurate, la gente vive meglio di quanto abbia mai fatto. Si lamenta ancora molto, ma questa è la natura umana. I Russi giovani e di mezza età possiedono o noleggiano barche a motore e navigano lungo i loro numerosissimi fiumi, possiedono case di campagna di proprietà (“dacie”) più che in ogni altro paese al mondo. Fanno le vacanze all’estero, pagano enormi somme di denaro per i concerti delle celebrità straniere, girano in bicicletta nelle città, in breve, la Russia è diventata prospera come una qualsiasi nazione europea.

Questa prosperità faticosamente conquistata e la longevità politica consentono al presidente Putin di occuparsi degli affari internazionali. È uno dei pochi, esperti, leader del pianeta con vent’anni di servizio. Ha incontrato tre Papi di Roma, quattro presidenti degli Stati Uniti e molti altri governanti. Questo è importante: il novantatreenne primo ministro Mahathir Mohamad, che ha governato la Malesia per 40 anni (ed è stato nuovamente eletto) aveva detto che i primi dieci anni di un capo di stato, di solito, servono ad apprendere i rudimenti dell’arte del governare e solo dopo i primi venti si diventa esperti in questa disciplina. Il primo nemico che un governante deve combattere è il suo stesso establishment: i media, l’esercito, l’intelligence e l’apparato giudiziario. Mentre Trump sta ancora perdendo in questo conflitto, Putin sta andando bene, con le sue mosse imprevedibili da judoka.

Di recente, sui media russi si è scatenata una piccola tempesta, quando un giovane giornalista è stato arrestato dalla polizia ed una piccola quantità di droghe sarebbe stata scoperta sul suo corpo. La polizia ha commesso molti errori nella gestione del caso. Forse ha messo lei la droga per incastrare il giovane o forse ha commesso questi palesi errori per incastrare il governo. Le ripercussioni sono state enormi, come se l’intero caso fosse stato preparato con largo anticipo dall’opposizione, decisa ad agitare le acque e a sollevare l’ira del popolo contro la polizia e l’amministrazione. Invece di sostenere la polizia, come di solito fa, Putin, in questo caso, ha fatto liberare il giornalista ed arrestare gli alti ufficiali di polizia. Questa pronta azione evasiva, un vero colpo magistrale, ha sparigliato le carte dell’opposizione.

Recentemente, [Putin], in un’intervista al Financial Times, ha apertamente dichiarato il suo disgusto per il liberalismo. Questa è un’eresia enorme, quasi come le novantacinque tesi di Lutero. “I liberali non possono dettar legge … I loro diktat si possono vedere ovunque, nei media come nella vita reale. È considerato disdicevole persino menzionare alcuni argomenti … L’idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione.” Putin ha condannato la spinta dei liberali per una maggiore immigrazione. Ha definito la decisione di Angela Merkel di accettare milioni di immigrati un “errore fondamentale,” ha “capito” il tentativo di Trump di fermare il flusso di migranti e di droga dal Messico.

Putin non è un nemico del liberalismo. È piuttosto un liberale vecchio stampo del XIX secolo. Non un “liberale” dei giorni nostri, ma un vero liberale, che rifiuta il dogma totalitario del genere, dell’immigrazione, della multiculturalità e delle guerre R2P [responsabilità di proteggere]. “L’idea liberale non può essere distrutta, ha il diritto di esistere e dovrebbe anche essere supportata in certe occasioni. Ma non ha il diritto di essere il fattore dominante assoluto.”

Nella Russia di Putin il liberalismo è non-esclusivo, ma presenta solo una possibile linea di sviluppo. Gli omosessuali non sono discriminati ma neanche favoriti. Non ci sono gay pride, ma neanche persecuzioni di gay. I bambini russi non vengono sottoposti al lavaggio del cervello per far loro odiare il padre, strappati alle famiglie e dati a maniaci dello stesso sesso, come è successo in un recente caso italiano. I bambini non vengono introdotti alle gioie del sesso nelle scuole elementari. Alle persone non è richiesto di giurare amore a transgender e a immigrati. Puoi fare tutto ciò che desideri, ma non costringere gli altri a seguirti, questa è la prima regola di Putin, e questo è il vero liberalismo, secondo me.

C’è poca immigrazione in Russia, nonostante milioni di richieste: gli stranieri possono entrare come lavoratori ospiti, ma questo non comporta residenza permanente o cittadinanza. La polizia controlla frequentemente le persone dall’aspetto straniero e le espelle in modo rapido, se trovate colpevoli di violazioni alle norme sui visti. I nazionalisti russi vorrebbero ancora più fermezza, ma Putin è un vero liberale.

La Russia è uno stato in cui la “mascolinità tossica” e la “colpa di essere bianchi” sono sconosciute. I ragazzi non sono costretti all’omosessualità, le ragazze non devono proclamarsi “MeToo.” Questo atteggiamento ha reso Putin una figura di culto tra gli Europei insoddisfatti delle migrazioni di massa, del totalitarismo di genere, del predominio femminista e delle guerre senza fine. Questo è uno dei motivi per cui è così odiato dai promotori del Nuovo Ordine Mondiale e ammirato dalla gente comune.

Sono certo che questo amore da parte della gente comune d’Europa lo farà sorridere, di tanto in tanto. Ma Putin e la sua amministrazione vogliono essere amichevoli con gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Europa. Questa è la loro priorità più importante. Se l’Occidente non fosse così intransigentemente ostile, la Russia sarebbe il suo gigante amico. Tuttavia, una vasta esperienza ha insegnato a Putin che non può arrendersi in cambio di vuote promesse. Quello che vuole, prima di tutto, è un accordo con gli Stati Uniti. Un accordo che permetta alla Russia di vivere come desidera e di agire come consentito dalla legge internazionale, senza diventare l’oggetto della furia americana.

Perché a Putin interessano gli Stati Uniti? Perché non può semplicemente smettere di prendere dollari? Questo vuol dire che è un fantoccio americano! Esclamarebbe un fanatico dalla testa calda ed avido di azione. La risposta è che gli Stati Uniti hanno guadagnato molto potere; molto più di quanto non fosse avvenuto nel 1988, quando Reagan aveva negoziato con Gorbaciov. Gli anni in cui erano rimasti l’unica superpotenza non sono stati sprecati. La potenza americana non deve essere sottovalutata.

• Gli Stati Uniti possono proibire ai Russi di effettuare transazioni commerciali estere in dollari USA attraverso le banche degli Stati Uniti, e l’economia russa crollerebbe.
• Gli Stati Uniti possono proibire l’esportazione di tecnologia avanzata alla Russia, come era avvenuto in epoca sovietica, e la Russia si fermerebbe.
• Gli Stati Uniti possono utilizzare i propri diritti di copyright e di licenza per bloccare il funzionamento dei computer russi. Hanno già provato a vietare ai Russi l’uso dei computer script, possono bloccare in Russia tutti i sistemi Microsoft ed Apple. Possono vietare l’utilizzo dei loro processori, come hanno fatto ora con Huawei.
• Possono dare alla Russia il trattamento a cui hanno sottoposto l’Iran e la Corea del Nord e vietare le sue esportazioni.
• Possono attaccare la rete elettrica russa e i relativi processi computerizzati con un atto di guerra informatica, come insinuato dal New York Times.

È vero, la Russia è abbastanza grande per sopravvivere anche ad un trattamento del genere, ma i Russi si sono abituati ad una vita decente, e non apprezzerebbero il fatto di dover ritornare all’anno 1956. Hannofatto qualcosa per prevenire questi scenari peggiori, per esempio, hanno venduto gran parte del loro debito americano e si sono sganciati da Microsoft, ma questi provvedimenti sono lunghi ed onerosi. Putin spera che, alla fine, gli Stati Uniti abbandonino la loro ricerca di predominio e arrivino ad assumere un atteggiamento del tipo vivi e lascia vivere, come richiesto dalla legge internazionale. Fino a quando questo non succederà, è costretto a giocare secondo le regole di Washington e a cercare di limitare l’antagonismo.

Entra ora in scena un broker esperto, con la promessa di concludere l’affare. È lo stato ebraico, che afferma di avere i mezzi per indirizzare gli Stati Uniti nella direzione desiderata. Questa è una tradizionale affermazione ebraica, già usata ai tempi della Prima Guerra Mondiale per convincere il Regno Unito ad aderire all’accordo: voi ci date la Palestina, noi faremo entrare gli Stati Uniti nella guerra europea dalla vostra parte. E aveva funzionato: gli Inglesi e i loro alleati australiani avevano occupato Gaza, assunto il controllo della Terra Santa, firmato la dichiarazione Balfour che prometteva il passaggio della Palestina agli Ebrei e, in cambio, nuove truppe americane fresche si erano riversate nel teatro di guerra europeo, provocando la resa tedesca .

Questa volta, lo stato ebraico aveva proposto che Putin rinunciasse ai suoi legami con l’Iran; in cambio, aveva promesso di promuovere il disgelo generale delle relazioni russo-americane. Putin aveva una controproposta più ampia: se avessero fatto in modo che gli Stati Uniti revocassero le loro sanzioni all’Iran e ritirassero le loro forze armate dalla Siria, la Russia avrebbe cercato, a sua volta, di far uscire dalla Siria le truppe iraniane. I successivi negoziati sull’accordo Iran-Siria avrebbero portato al riconoscimento degli interessi in Siria degli Stati Uniti e di Israele e, in seguito, anche a negoziati in altri settori.

Questa era una proposta in cui tutti avrebbero vinto. L’Iran sarebbe stato liberato dalle sanzioni, Israele e gli Stati Uniti avrebbero avuto riconosciuti i loro interessi in Siria, il tanto necessario dialogo tra la Russia e gli Stati Uniti avrebbe avuto una partenza decisa. Ma ad Israele non piacciono le proposte dove tutti vincono. Lo stato ebraico vuole vittorie nette, preferibilmente con un nemico sconfitto, umiliato ed impiccato. Israele ha respinto la proposta, perché voleva che l’Iran soffrisse sotto le sanzioni.

La proposta russa era stata ventilata per la prima volta a settembre dello scorso anno ed era stata discussa a porte chiuse nella Knesset israeliana (parlamento). Il primo ministro Netanyahu aveva dichiarato: “I Russi ci hanno chiesto di aprire per loro i cancelli di Washington.” Netanyahu aveva respinto le proposte russe perché pensava che la re-imposizione delle sanzioni statunitensi all’Iran potesse essere usata contro gli Iraniani come leva sulla Siria, non viceversa, aveva scritto un giornalista israeliano ben informato, Barak Ravid, di Channel 13. “Netanyahu ha rifiutato di mostrare qualsiasi flessibilità sulla questione delle sanzioni statunitensi,” secondo quanto affermato da un funzionario israeliano.

I Russi avevano accettato la strana proposta di un incontro a Gerusalemme dei consiglieri per la sicurezza russi e americani, sperando che ciò avrebbe potuto portare ad una svolta. I miei lettori ricordano che ero abbastanza preoccupato per questo incontro trilaterale di un rappresentante russo con dei famigerati guerrafondai come John Bolton e Netanyahu. I media israeliani avevano considerato il summit come l’evento epocale per la regione. Avevano previsto che Russia si sarebbe separata dall’Iran e avrebbe fatto perno su Israele e sugli Stati Uniti. Questo sarebbe stato un nuovo Patto Molotov-Ribbentrop, la Russia che viene a patti con l’aggressore. Arrivederci, Iran, benvenuto, Israele.

Tuttavia, il dono della profezia era stato tolto al popolo di Israele e dato agli stolti, dice l’onnisciente Talmud (Baba Batra 12b). Il rappresentante russo al vertice, Nikolai Patrushev, pur essendo amico di Israele, non ha abbandonato l’Iran. Ha negato che Teheran sia la principale minaccia alla sicurezza regionale. “Nel vertice trilaterale di Gerusalemme, la Russia si è schierata con l’Iran, contro Israele e gli Stati Uniti. L’alto funzionario russo ha sostenuto l’affermazione di Teheran secondo cui il drone statunitense sarebbe stato abbattuto nello spazio aereo iraniano, ha difeso il diritto delle truppe straniere di rimanere in Siria nonostante l’opposizione israeliana,” ha concluso un quotidiano israeliano.

La Russia ha rapporti amichevoli con Israele, perché molti Israeliani sono legati alla Russia per nascita, loro o dei loro genitori. Una ragione ancora più forte è che gli Ebrei sono molto ben rappresentati nella dirigenza degli Stati Uniti, e lo stato ebraico può aprire molte porte a Washington. Gli Ebrei e lo stato ebraico sarebbero tanto importanti quanto, ad esempio, i Curdi, se non avessero tutta l’influenza che hanno sugli Stati Uniti.

La Russia vuole certamente vivere in pace con gli Stati Uniti, ma non al prezzo chiesto da Netanyahu. Patrushev ha condannato le sanzioni statunitensi contro l’Iran. Ha detto che l’Iran ha abbattuto il gigantesco drone americano RQ-4A Global Hawk, del valore di oltre cento milioni di dollari, sul territorio iraniano, non nello spazio aereo internazionale, come sostenuto dal Pentagono. Ha affermato che le “prove” americane secondo cui l’Iran avrebbe sabotato le petroliere nel Golfo Persico erano inconclusive. La Russia ha chiesto agli Stati Uniti di fermare la guerra economica contro l’Iran, di riconoscere la legittima autorità siriana, con al vertice il presidente Bashar Assad, e di ritirare le sue truppe dalla Siria. La Russia ha espresso il suo sostegno al legittimo governo del Venezuela. Così, la Russia si è mostrata, in questo momento difficile, un’alleata e un partner affidabile e, allo stesso tempo, ha rassicurato della propria amicizia la sbalordita leadership israeliana.

Il problema è che la spinta alla guerra contro l’Iran è ancora presente. Qualche giorno fa gli Inglesi hanno sequestrato una super-petroliera iraniana nello stretto di Gibilterra. La nave cisterna avrebbe dovuto consegnare il petrolio alla Siria. Poco prima, gli Stati Uniti avevano quasi lanciato un attacco missilistico contro l’Iran. All’ultimo momento, quando gli aerei erano già in volo, Trump aveva interrotto l’operazione. È particolarmente inquietante che egli stesso abbia affermato senza ambiguità che l’operazione era stata avviata a sua insaputa. Questo significa che negli Stati Uniti la catena di comando è confusa, e non è chiaro chi possa iniziare una guerra. Questo deve essere preso in considerazione sia a Mosca che a Teheran.

La situazione è scoraggiante. Il presidente Trump potrebbe voler uscire dall’angolo in cui si era cacciato quando aveva fatto uscire il suo paese da un accordo nucleare multilaterale con l’Iran. Ma è ostacolato dal suo “stato profondo,” da Pompeo e da Bolton; riguardo a quest’ultimo, Trump stesso ha detto che vorrebbe combattere contro il mondo intero. I presidenti non sempre possono rimuovere i ministri dai quali vogliono liberarsi, persino i monarchi assoluti del passato l’avevano trovato difficile.

Speriamo che, data la riluttanza di Trump ad andare in guerra e la posizione debole del premier Netanyahu, ci possano essere progressi in merito. Ma, nel frattempo, Trump ha introdotto nuove sanzioni contro l’Iran, il leader iraniano ha definito “squilibrata” la leadership statunitense, gli Americani stanno nuovamente minacciando di “distruggere completamente” l’Iran.

La Russia vuole aiutare l’Iran, non per un senso di amore verso la Repubblica Islamica, ma come parte della sua lotta per un mondo multipolare, dove gli stati indipendenti possano perseguire il loro modo di vivere. Iran, Corea del Nord, Venezuela: la loro lotta per la sopravvivenza è parte integrante della lotta della Russia. Se questi stati verranno sopraffatti, la Russia potrebbe diventare la prossima vittima, così pensa Putin.

Il presidente Trump sembra avere alcune idee positive, ma ha le mani legate. Alla parata del 4 luglio, lo stesso Pentagono aveva crudelmente deriso il suo desiderio di far sfilare i carri armati a Washington. Avevano mandato qualche vecchio blindato arrugginito e sverniciato, anche se il presidente aveva chiesto che fossero inviati i mezzi migliori. In questo modo, Trump ha dimostrato di non poter imporre la propria volontà nemmeno al suo stesso esercito.

In questa situazione, Putin cerca di costruire ponti per le nuove forze in Europa e negli Stati Uniti, in modo da poter lavorare con la destra nazionalista. Non è un compito facile per questo liberale vecchio stampo, ma si adatta alla sua idea di multipolarità, di supremazia della sovranità nazionale e di resistenza all’egemonia mondiale delle potenze atlantiche. La sua recente visita in Italia, un paese con forti forze politiche nazionaliste, ha avuto successo, come il suo incontro con il Papa.

All’indomani dell’udienza pontificia, Putin ha fermamente difeso la Chiesa cattolica, affermando che “ci sono problemi, ma non possono essere esagerati e utilizzati per distruggere la stessa Chiesa Cattolica Romana. Ho la sensazione che questi circoli liberali stiano iniziando ad usare alcuni dei problemi della Chiesa Cattolica come uno strumento per distruggere la Chiesa stessa. Questo è ciò che considero scorretto e pericoloso. Dopotutto, viviamo in un mondo basato sui valori biblici e i valori tradizionali sono per milioni di persone più stabili e più importanti di questa idea liberale, che, a mio parere, sta davvero cessando di esistere.” Da anni, gli Europei non avevano sentito un messaggio del genere. Forse questo è il momento giusto per ascoltare.

Israel Shamir

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/ishamir/russia-america-and-iran/
06.07.2019
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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