Libia oggi: HoR diviso e Haftar accerchiato

Dal blog https://mcc43.wordpress.com

Date: 14 aprile 2019Author: mcc43

Mentre Onu e UE hanno dato lo stop all’operazione di Khalifa Haftar contro Tripoli, mentre i patron, Russia e Francia, si discostano affermando di essere all’oscuro della decisione, dalla HoR della Cirenaica, di punto in bianco, arriva un endorsement al generale.

*Cosa è la HoR? *HoR si è spaccata *Esito militare e politico dell’attacco a Tripoli *Mercenari russi “Wagner ” con Haftar

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Cosa è la HoR?

La Casa dei Rappresentanti nasce alle elezioni di giugno 2014 per rimpiazzare il Congresso Nazionale Generale.Votano in totale il 18 % degli aventi diritto, in qualche distretto non vota nessuno per problemi di sicurezza. In novembre, la Suprema Corte Costituzionale della Libia dichiara l’elezione non valida. Gli eletti respingono il verdetto, a Tripoli viene riconvocato il Congresso mentre i nuovi eletti, formanti la House of Representatives, lasciano la capitale e dopo varie traversie si sistemano nell’Hotel Dar al-Salam di Tobruk. Da lì nel 2017, per bocca di Khalifa Haftar, i membri HoR rigettano l’accordo di Skhirat con cui viene creato il Governo di Unità Nazionale, guidato da Al-Serraj.
Questione da dirimere: Haftar tiene in pugno HoR? E’ HoR che senza le milizie del generale non avrebbe avuto finora forza di esistere?

HoR  si è spaccata

Abbiamo detto prima che HoR ha sede a Tobruk, ma proprio all’inizio di questo mese è stata votata la  ricollocazione nella città di Bengasi, stavolta in un edificio di proprietà dell’Organizzazione religiosa Islam Call. La prima convocazione è  avvenuta il 13. Presenti: 32 membri su 196,  che hanno espresso sostegno all’operazione contro Tripoli: le truppe di Haftar hanno la missione di  proteggere le vite e le proprietà, e quando avranno assunto il controllo saranno prontamente indette le elezioni; la comunità internazionale sostenga tale intervento, chiede A. Saleh, speaker della HoR.
Perchè tante assenze? Già in precedenza un centinaio di membri aveva votato contro l’attacco a Tripoli; ora stimano che la prima sessione in Bengasi sia illegale e annunciano di voler convocare una sessione a Tripoli per eleggere un nuovo presidente, essendo l’attuale A. Saleh da sfiduciare per il suo totale allineamento con Haftar.

Si evince che Haftar non tiene in pugno HoR; via via perdendo consenso, è sceso al controllo di un manipolo di fedelissimi; questo conferma che la sua forza deriva innanzitutto dal Golfo e dall’Egitto, paesi che non hanno preso le distanze dall’operazione anti-Tripoli. Altresì evidente che la HoR spaccata sull’apporto militare è sostanzialmente ininfluente negli eventi in corso.

Esito militare e politico dell’attacco a Tripoli

forze-Haftar-milizie-governo

Dal 3 aprile le milizie di Haftar volgevano da sud verso la capitale; nonostante l’enfasi giornalistica, già il 9 gli analisti davano per accerchiate le sue truppe. Un fallimento che si intuisce già osservando la mappa (ingrandire): la via breve per Tripoli era preclusa dalla presenza di forze a lui avverse; è stato necessario convergere a Sud, nei centri sperduti nel deserto, con l’ovvia difficoltà dei rifornimenti, che in effetti sono mancati.

Capace o meno, il generale ne era consapevole, pertanto è plausibile che abbia riposto speranze in eventi che non si sono verificati: la consueta inerzia del Governo, il tradimento di milizie scontente, l’avversione dei tripolini per il poco concludente Serraj e per la forte presenza di armati nelle strade; sperava forse in un effetto-Algeria, stante la mobilitazione vittoriosa delle piazze.
Invece nulla di tutto questo è accaduto: i tripolini si sono mossi solo con una manifestazione contro di lui (e la Francia). Karim Mezran del Rafi Hariri Center presente in Tripoli attesta una città tranquilla, dove la vita scorre come di consueto, meno traffico, lontani rumori di bombardamenti, ma le famiglie passeggiano senza timori come si vede dall’immagine di copertina.
Le milizie di Serraj hanno combattuto disciplinatamente e, risvolto politico di grande importanza, Misurata e Zintan – che in passato si sono combattute fra di loro  ed entrambe contro i governi che si erano succeduti- sono arrivate a difendere la capitale. In tale numero e con tale efficacia da fare il vuoto degli attaccanti e rischiare di scambiarsi colpi di “fuoco amico” per carenza di coordinamento.

I combattimenti non sono finiti, il pericolo, secondo alcuni analisti, è che per non ammettere la sconfitta il generale possa disporre di forze di riserva per ingaggiare un conflitto di lunga durata a più bassa intensità.
Dal punto di vista internazionale, la sua azione ha messo in imbarazzo la Francia, il che giova all’Italia che ha avuto, almeno, il fiuto di non saltare sul cavallo dell’uomo forte.
Oggi l’Egitto pubblica foto che mostrano Haftar seduto con Sisi e il suo capo dell’intelligence; nessun comunicato finale. Un certo imbarazzo nel Golfo, da dove non arrivano dichiarazioni.  Secondo varie fonti Haftar l’11 aprile si è recato a Mosca “per consultazioni”, non è dato sapere il tono della conversazione, in cui Haftar potrebbe lamentare la politica  moscovita dei due forni, con cui mantiene il dialogo anche con il governo Serraj; Putin potrebbe accusarlo di aver dipinto un quadro troppo facile, da conquista in 48 ore, e ritirare il contingente di contractors dal teatro bellico.

Mercenari russi “Wagner ” con Haftar

Tanto si parlò dei mercenari Blackwater in Iraq, grande silenzio, invece, sui mercenari del “gruppo Wagner”, organizzazione paramilitare russa di Evgenij Prigozhin, oligarca e stretto collaboratore di Vladimir Putin. Forze Wagner hanno combattuto in Siria e, prima ancora, in appoggio ai separatisti sostenuti nell’est dell’Ucraina.

Il primo media generalista a segnalarne la presenza in Libia è stato  Il Telegraph , che ha avuto conferme da fonti della Libyan Russian Oil & Gas Joint Company; il governo inglese ritiene che siano presenti 300 unità.
I legami sono stretti: Prigozhin è stato filmato a tavola con Haftar e con il ministro della Difesa russo nello scorso novembre; il suo jet privato è stato tracciato varie volte in gennaio nello spazio aereo libico.
Facendosi largo fra la propaganda, è plausibile che lo scopo primario della presenza Wagner sia la protezione dei porti di Derna e Tobruk dove si trovano navi russe, ma potrebbero anche controllare il flusso di petrolio verso l’Europa meridionale se si impossessano dell’industria energetica della Libia, aggiunge la fonte. Altrettanto plausibile, visti i successi militari di Haftar nei mesi scorsi, quello che riferisce il governo inglese: che la Russia, tramite Wagner, gli ha fornito  artiglieria, carri armati, droni e munizioni.

L’aiuto russo è assai efficace a livello mediatico, creando al colonnello, diventato generale dopo la pensione, quella visibilità da “uomo forte” che viene ovunque assunta come vera. In data odierna Sputnik scrive che Haftar accusa il governo di Tripoli di “bombardare i propri civili”, e sull’incontro con Sisi conclude che gli è stato promesso “supporto per la sua azione anti-terrorismo”.

nota:
vedere La Libia, la molto dubbia forza di Khalifa  Haftar , 7 aprile

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