Parlane, magari male, ma parlane….

Basta leggere l’incipit della foto per capire che non è così in questo caso

Per chi un pò si occupa della comunicazione vale un principio che è forse un assunto derivato dal vecchio slogan Berlusconiano: “parlane, magari male, ma parlane”. E in questi giorni mi pare, la storia riferita a Rousseau ed alla votazione in corso fra chi crede importante questa cosa, è davvero al centro dell’attenzione. Come chiunque può vedere è al centro dell’attenzione mediatica in tv, radio, giornali e social. Due elementi : 1) lo fanno ovviamente i militanti del M5S (quelli rimasti e i non militanti ma iscritti al blog utile alle votazioni)2) lo fanno i media del potere con commenti di tutti i tipi anche feroci (su radio due un intero mattino dedicato)Vale la pena chiedersi perchè ?Non lo avevano mai fatto in questo modo massiccio.A mio modesto giudizio ha almeno due spiegazioni- la necessità di dare vita a questo governo di rivitalizzazione del mostro PD fortemente dentro alla comunicazione comunque, ad ogni costo. Infatti, il M5S, che personalmente con la storia della responsabilità e del sacrificio, non mi convince neanche un pò ha solo da perdere a medio periodo in termini di consenso per questo inciucio impossibile, senza un vero patto di alleanza dettagliato a garanzia, con stravolgimento di tutto il suo storico di programma e con pochi vantaggi veri per gli italiani nell’immediato e nel futuro prossimo.- il tentativo di depistaggio fuorviante sul tema della democrazia interna, oggetto per quanto leggo sui social ultimamente di una piccola rivolta interna trasversale, fra semplici militanti, consiglieri regionali e qualche raro parlamentare. Perchè depistante ? Perchè parlare di democrazia interna sull’uso di questa piattaforma gestita da pochi (anche nella forma decisionale delle domande) e controllata da una azienda privata è quanto di meno democratico si possa immaginare .Ma parlarsi fra gruppi provinciali, poi regionali ed infine centrali con eletti sembra una cosa brutta e poco efficiente. Certo è solo un ricordo passato. Fra 1/2 domande sparate con risposta si o no e un dibattito tematico certamente più impegnativo e con tempi maggiorati non c’è proprio paragone. Avete presente la ricchezza che da sempre naviga nell’immaginario collettivo ? Le decisioni per alzata di mano ? La rappresentanza di portavoce scelti con vincolo preciso di mandato? Un dannato orpello per chi dirige il gruppo chiuso, molto complicato da gestire . Più gente, più idee, più complessa la sintesi. Questo è il senso di questa strana omologazione critica della votazione sulla piattaforma Rousseau da parte del potere, deve nascere questo inciucio facendo vedere che è difficile e solo la buona volontà dei piddini e del gruppo dietro a Di Maio lo rende possibile.Quindi comunque vada, al di là del non senso di far decidere a poche migliaia la nascita di un governo o no(Impossibile) con esclusione di milioni di persone che pure li hanno votati è un passaggio di comunicazione politica gestita.Non c’è nulla di buono in questa occasione e leggo di amici che avevano spedito maledizioni per giorni all’indirizzo dell’uno e trino ed ora dichiarano che voteranno sì, tornando a omologare questo sistemaIl vero dramma che questa vittoria sicura del gruppo dirigente significa che nulla cambierà di fatto nell’organizzazione, nella democrazia interna e anche in tutti i passaggi in cui si capisce leggendo che ci sarebbe proprio un sano bisogno di FORMAZIONE, di strumenti politici di comunicazione nel tempo, di tornare a mettere insieme diversità di opinioni per arricchire un sistema spompato, senza entusiasmo(che è diverso dalla fede). Chi ha ancora dentro istituzioni e con le sue storiche relazioni nei gangli reali di potere ha strumenti e risorse per assorbire quel poco di buono rimasto. L’idea del governo della casalinga di Voghera è definitivamente morto di fatto e le scelte politiche fatte dal gruppo dirigente hanno impoverito una qualità di base che era la comunità fra le persone, la condivisione.L’uso dei soldi (non pochi resi 98 mln), le decisioni sui nodi di fondo e le scelte politiche sono la vittoria del centralismo d’assalto dei senza capacità politica. Non è la laurea che determina il successo di un modo di governare, non per una visione di vera rivoluzione ambientale e sociale, nel M5S non ci sono più portatori di voci… ma voci di un ristretto gruppo che cerca autocertificazione.

Gianni Gatti

03/09/2019

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