Le isole Marshall morenti dichiarano crisi nazionale per i cambiamenti climatici

Dal blog https://dorsogna.blogspot.com/

SATURDAY, OCTOBER 12, 2019


Nel 1946 diverse centinaia di residenti dell’atollo detto Bikini, nell’Oceano Pacifico, vennero trasferiti presso l’isola di Kili, anche queste nell’Oceano Pacifico.

Entrambe Bikini e Kili fanno parte delle isole Marshall; e l’atollo Bikini e’ pure patrimonio mondiale dell’umanita’ secondo l’UNESCO.

Perche’ questo trasferimento? Perche’ subito dopo la seconda guerra mondiale, e come preludio a quella fredda con la Russia, gli americani volevano fare dei testi con delle bombe appena costruite. In cambio gli USA avrebbero fornito fondi per la costruzione di case nuove su Kili.

E cosi fu. Su Bikini vennero eseguiti circa 23 test nucleari, inclusi quelli con la bomba all’idrogeno detta Bravo, a quel tempo la piu’ potente mai esplosa. In totale in tutto l’insieme delle isole Marshall ci furono 67 test nucleari fra il 1946 e il 1958.

Circa un migliaio di persone, diretti interessati e i loro discendenti, arrivarono e sono ancora sulle  sull’isola Kili, in quanto non sono mai piu’ potuti tornare a casa.

Presto pero’ costoro dovranno lasciare anche Kili.

Perche’?  Perche’, come per i residenti delle isole Kirbati e di alcuni isolotti della Louisiana, anche le isole Marshall piano piano vengono ingoiate dal mare.
E cosi gli ex-residenti di Bikini hanno richiesto di emigrare negli USA. Visto che la loro casa originaria e’ stata bombardata, e visto che la loro casa secondaria e’ ora semi inghiottita dal mare vogliono venire negli USA.

Una piccola parentesi: le isole Marshall fanno parte di un gruppo di nazioni minori del Pacifico che hanno accordi specifici con gli USA: in cambio di aiuti economici, difesa e speciale supporto della popolazione, gli USA possono usare le isole come basi militari e sono facilitati nel trasferimento negli USA.Qui alle isole Marshall le maree si susseguono da anni; nel 2011 e nel 2016 sono state particolarmente forti, il sale viene su in superficie mescolandosi con l’acqua dolce, minacciando le sorgenti idriche e l’agricoltura. Spesso c’e’ una enorme strato d’acqua.

Il dipartmento degli interni degli USA sta ancora valutando la proposta viste le condizioni di degrado sia a Kili che sulla vicina Ejit anche questa nelle Marshall Islands.

Ma il tempo passa, e cosi pure l’acqua. 

In questi giorni il presidente della Repubblica delle isole Marshall ha dichiarato l’emergenza climatica. Lei si chiama Hilda Heine, ed ha avuto parole molto dure con i paesi dell’occidente per avere creato il problema e per non avere fatto niente ancora per risolverlo, e perche’ non c’e’ davvero tutta questa volonta’ politica come invece la situazione richiederebbe.

Le isole Marshall sono una delle quattro nazioni-atollo sul pianeta e soffrono piu’ di tutte le altre le condizioni spaventosamente squilibrate del pianeta. Ovviamente dicono che non e’ giusto. Le altre sono Kiribati e Tuvalu nel Pacifico e le Maldive nell’Oceano Pacifico.

Al tempo dei dialoghi di Parigi, nel 2015 la United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) riporto’ che ci potrebbe essere un innalzamento della temperatura fra 1 e 3 gradi centigradi e del livello del mare fino ad un metro entro il 2100.

Ovviamente tutto questo accadra’ in modo graduale, ma le isole e gli atolli saranno i primi a sentirne gli effetti.   L’intero complesso delle isole Marshall sara’ non abitabile da qui al 2050.

Cioe’ ci sono solo 30 anni.

In questo momento ci sono 29 atolli qui, con un totale di circa 1150 isole, tutte circa a soli due metri sopra il livello del mare, per una popolazione totale di 53,000 persone.

Il presidente e la sua risoluzione dicono che il mondo deve seguire la scienza e che i giovani hanno diritto ad un futuro fatto di certezze e di sicurezza ambientale.  Dicono che i cambiamenti climatici sono la prima priorita’ delle isole Marshall e chiedono che la comunita’ internazionale agisca.

A Febbraio intanto sono inizate le operazioni per trasferire il piu’ possibile degli abitanti in zone piu’ elevate per meglio affrontare i cambi in riva al mare.  Gli USA hanno stanziato 10 milioni di dollari a questo scopo.

Il presidente Heine dice che non ci sono alternative: spostare di nuovo la gente.

Ma mi sa che il mondo non ci sente e non ci vuole sentire per davvero.
E infatti, un terzo dei residenti si e’ gia’ trasferito negli USA.

POSTED BY MARIA RITA AT 6:21 PM

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