Come Smentire la Scienza del Clima

Dal blog https://ugobardi.blogspot.com/

Posted by Ugo Bardi martedì 28 gennaio 2020
Karl Popper e la falsificazione delle teorie scientifiche.

Cosa c’entra una cernia con la scienza del clima? Un po’ è perché io e la collega Perissi stiamo lavorando al nostro nuovo libro sull'”Economia Blu” e quindi abbiamo i pesci per la testa. Ma, in realtà, c’è un nesso. Leggete qui di seguito.

Karl Popper è un filosofo che si occupa di epistemologia e le sue idee hanno a che vedere con molte cose nella scienza, anche con i cambiamenti climatici. In sostanza, Popper dice che le teorie scientifiche si possono falsificare ma mai veramente “provare”. Alle volte questa idea va sotto il nome di “principio del cigno nero”. Uno può ragionevolmente sostenere tutti i cigni sono bianchi, ma questa idea è soggetta a essere smentita se per caso qualcuno trova che da qualche parte un cigno nero — o magari grigio scuro. Insomma, una teoria può essere bella quanto si vuole, ma basta un singolo fatterello, magari brutto e sgraziato, per smentirla.

Ora, se ci pensate bene, molto dell’impegno dei nemici della scienza del clima ha una base popperiana anche se, probabilmente, molti di loro non se ne sono resi conto (e nemmeno sanno chi è Popper). Quasi nessuno della scalcagnata banda dei denigratori si pone come obbiettivo di creare una teoria alternativa all’interpretazione corrente del cambiamento climatico (*). No, loro cercano il “cigno nero”, il “fatterello bruttino” che invalida tutta la struttura.

Da qui, si capisce il grande impegno che certe persone mettono nell’elucubrare storie del tutto marginali che, se vere, dovrebbero identificare un difetto fatale in tutta la teoria del riscaldamento globale. Gli esempi classici sono gli elefanti di Annibale, il vino in Inghilterra nel Medio Evo, la “terra verde” che sarebbe stata la Groenlandia al tempo dei vichinghi e cose del genere. Il ragionamento è che se la scienza del clima prevede che sia il consumo di combustibili fossili a causare il riscaldamento globale, come sta che c’erano dei periodi caldi anche quando non si bruciavano combustibili fossili? Questi sarebbero, appunto, “fatterelli bruttini,” ma in realtà sono solo storie fantasiose senza base nei fatti.

Ci sono anche  esempi un tantino più seri di possibili difetti dei modelli. Uno è quello della “hot spot troposferica” che i modelli prevedevano e che fino ad alcuni anni fa non si trovava nei dati sperimentali. Se le cose restavano così, forse l’assenza della macchia avrebbe costretto a rivedere i modelli, ma ora la hot spot si vede, quindi non invalida più niente.

Più in generale, possiamo dire che Popper non ha torto, ma le sue idee vanno viste un po’ in prospettiva. Diciamo che ci sono due tipi di teorie scientifiche, le “teorie-avannotto” e le “teorie-cernia.” (vi dicevo che c’entrava la cernia in questo post!). Gli avannotti sono teorie appena nate, oppure non ancora cresciute, che nuotano indifese nel gran mare della scienza. Sono facilmente divorate dal primo squaletto che passa di lì. Le cernie, invece, sono dei bestioni grossi e cattivi che non si fanno mangiare facilmente neanche da uno squalo tigre.

Le teorie-avannotto sono quelle che si falsificano facilmente con il metodo popperiano. Per esempio, arriva uno che ti dice che i cambiamenti climatici sono causati dalle variazioni nell’attività solare (c’è pieno di questi qui, lì fuori). Bene: mettiamo insieme in un bel diagramma l’attività solare e la temperatura terrestre, come vedete qui sotto.

Vedete? L’accordo è pessimo. Il fatterello distrugge la teoria, l’avannotto è divorato dalla cernia. Non era nemmeno una teoria: era solo una proposta di correlazione che poi, alla fine, non esiste.

Viceversa, pensate a una teoria bene assodata come la legge di gravitazione universale di Newton: non è una teoria-avannotto, è una teoria-cernia. Come la vorreste falsificare? Trovando un albero dove le mele cadono dai rami verso l’alto? Buona fortuna, chissà che non ne trovate qualcuno agli antipodi, dove notoriamente la gente sta a testa in giù. Ma è anche vero che è stato dimostrato che la teoria di Newton è soltanto un’approssimazione, una teoria migliore è la relatività generale. Ma qui sta la differenza: la teoria di Einstein NON invalida la teoria di Newton. La integra descrivendo quello che succede in condizioni estreme, per esempio se vi trovate a essere risucchiati da un buco nero o qualcosa del genere. A meno che non vi capiti spesso di avere a che fare con dei buchi neri, la versione di Newton della legge di gravità vi basta e vi avanza.

La scienza del clima non è così assodata come la teoria della gravitazione universale, ma è comunque un bestione che non è facile da ingoiare per un pescetto appena arrivato. Il concetto di riscaldamento globale causato dai gas serra ha resistito a molteplici tentativi di falsificazione quando ancora era una bestiolina un po’ delicata. Adesso è parte di un intero edificio scientifico basato su almeno 50 anni di studi, esperimenti, e modelli. Ci vuole ben altro che straparlare degli elefanti di Annibale per demolire la scienza del clima. La vorreste falsificare dimostrando che i gas serra non assorbono nell’infrarosso? Buona fortuna: è una cosa nota da più di un secolo.

Questo vuol dire che la scienza del clima è “scienza accertata” e non cambierà più? Assolutamente no. Vuol dire solo che ha passato la barriera popperiana della falsificazione. A questo punto, la si può modificare, integrare, perfezionare, tutto quello che volete, ma certe cose rimangono accertate — proprio come è accertato che le mele cadono dagli alberi. Se non ci sono dubbi sul fatto che il CO2 sia un gas che riscalda la Terra, c’è ancora molto da discutere — e se ne discute —  su quanto esattamente la riscaldi e in quale frazione rispetto ad altri fattori che alterano il clima: altri gas, l’albedo, le nuvole, eccetera. Andando avanti con gli studi si arriva a quantificare meglio il problema che abbiamo davanti, ma la sua natura di fondo non cambia.

Insomma, la scienza non è un sistema formale di aquisizione di conoscenza, è molto di più un sistema euristico che va avanti come può, cercando di fare il meglio possibile. La scienza del clima: non è una scienza esatta ed elegante come, per esempio, la termodinamica classica. E’ una scienza complicata con tante incertezze. Ma è una scienza che va avanti, con quelli che ci studiano sopra che cercano di fare del loro meglio. Lo fanno nonostante gli sbalestrati che continuano a tirar fuori i Vichinghi e gli elefanti di Annibale.

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(*)Nota: che io sappia esiste solo un modello che si può definire “serio” che cerca di costruire una teoria alternativa a quella che vede il riscaldamento corrente il risultato dell’aumento di concentrazione dei gas serra (ce n’è anche uno non serio, quello di Scafetta, ma un modello che non si basa su principi fisici non serve a niente). Il modello è quello della “cosmoclimatologia” di Henrik Svensmark, basato sulla correlazione del clima con l’intensità dell’irradiazione solare.

Oggi, il modello di Svensmark non se lo fila più nessuno. Non che fosse sballato in partenza, ma non era veramente un modello: rimane allo stadio di una proposta basata su una correlazione che si è rivelata molto debole. Ma il vero problema è che non è stato possibile trovare dei parametri del modello che lo mettano in grado di spiegare il rapido riscaldamento della Terra degli ultimi 70 anni circa. Ovvero, era anche questa una teoria-avannotto demolita da un fatterello bruttino. Non che questo abbia convinto i proponenti — per gli esseri umani, cambiare idea sembra essere la cosa più difficile dell’universo e lo stesso Svensmark, invece di prendere atto che i dati non convalidavano la sua teoria, ha detto che la teoria era giusta e non i dati. Poi ha cominciato ad andare ai convegni sponsorizzati dallo Heartland institure (quelli che sponsorizzano anche il nostro Franco Battaglia). Non so se nell’epistemologia popperiana si tenga conto di quando uno scienziato va fuori di testa, ma in ogni caso non direi che quando succede non butta bene per il modello che quello scienziato ha proposto.

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