Biomasse. Un esempio di scienza taroccata

Dal blog https://sgonfiailbiogas.blogspot.com/

La scienza ha cambiato il mondo ora deve cambiare sé stessa (altrimenti distruggerà il mondo)

Che la scienza sia in crisi e che il metodo scientifico “classico”, fondato sull’opera di Newton, Galileo, Bacone, Cartesio denunci tutta la sua vetustà e incapacità di dare risposte ai problemi contemporanei ormai sta diventando senso comune. Nel frattempo politici e multinazionali approfittano degli ultimi scampoli del “mercato scientifico” per avallare iniziative pericolose per la società e gli ecosistemi, che si giustificano solo con il forte profitto che assicurano agli investitori. Le biomasse rappresentano un ottimo banco di prova per verificare come le “metodologie scientifiche” non siano nient’altro che giochi di prestigio dove, trascurando qualche variabile, si riesce sempre a dimostrare quello che chi paga vuole che si dimostri.

Dati scientifici o taroccati?

di Giuseppina Ranalli

Il The Economist del 19 ottobre 2013 titola così un articolo: “Scientific research has changed the world. Now it needs to change itself” (La ricerca scientifica ha cambiato il mondo. Ora deve cambiare se stessa)”.Molti articoli, specifica The Economist, sono privi di fondamento e di basano su dati statistici sbagliati o taroccati o su analisi approssimative.Prendendo spunto da questa riflessione e approfondendo i dati sulle biomasse sbandierati nel corso degli anni è possibile constatare che molte analisi erano errate e si basavano su dati statistici ingannevoli. Le percentuali, talvolta citate ad arte talvolta ripetute senza comprenderne il senso, inducono il lettore o l’ascoltatore a conclusioni completamente sbagliate e fuorvianti.Gli esempi della falegnameria, che recupera gli scarti di lavorazione, e del paesello di poche anime dove sarebbe impossibile portare l’energia elettrica rimbalzano di bocca in bocca generando nell’immaginario collettivo forme fantasiose scollegate con la realtà.La cogenerazione, cioè il recupero dell’80% di energia termica che non può essere convertita in energia elettrica, appare futuristica e vantaggiosa oltre ogni umana immaginazione.A nulla serve ricordare il principio di conservazione dell’energia che dice che “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” e quindi ciò che otteniamo è il risultato di ciò che abbiamo immesso. A nessuno viene in mente che la cogenerazione è si una bella idea dal punto di vista concettuale ma che nella realtà buttiamo nell’ambiente enormi quantità di calore per gran parte dell’anno (alcuni mesi primaverili e autunnali e in estate). Inoltre, in inverno non si utilizza il calore della cogenerazione 24 ore su 24 ma solo in alcune ore della giornata. A conti fatti in Italia, paese notoriamente con clima temperato mediterraneo, è possibile recuperare fino a un massimo del 20% dell’energia termica prodotta. Il restante 60% è sempre disperso nell’ambiente.L’esempio dei 100 camini che inquinano più di un impianto a biomasse è talmente radicato da non far sorgere neanche le più banali riflessioni. Non ci si domanda mai se il confronto vale per un impianto di alcuni Kw1 o di alcuni Mw. Poco importa. L’informazione è che un impianto a biomasse inquina meno di 100 camini. Punto e non si discute.Neanche si riflette sul fatto che i 100 camini si accendono nei mesi invernali e alcune ore del giorno mentre l’impianto a biomassa funziona, salvo i fermi per manutenzioni, 24 ore su 24 e in ogni mese dell’anno e che quindi il confronto dovrebbe tenere conto oltre della potenza dell’impianto anche della variabile “durata dell’accensione”.Altro punto di forza a favore degli impianti a biomassa è la citazione delle percentuali raggiunte dai Paesi del nord Europa.“In Finlandia l’energia da biomasse ha raggiunto il 20% del fabbisogno elettrico del Paese, l’Italia è ancora al di sotto dell’1%” rivelano esultanti i fautori degli impianti rivelando nella voce una contrarietà verso gli italioti che arrestano o rallentano il progresso.La percentuale indicata è corretta ma induce a credere, e qui c’è l’inganno comunicativo, che anche l’Italia potrebbe raggiungere così ragguardevoli traguardi e che se non li raggiunge è perché ci sono i soliti ottusi oppositori vigliaccamente definiti “Nimby”. Una sorta di ammasso di persone decerebrate che respingono il progresso.Ma entriamo nel dettaglio dei numeri per comprendere dove si annida l’imbroglio.La Finlandia ha poco più di 5 milioni di abitanti. Si può stimare, macroscopicamente e tenendo conto della media europea, che il fabbisogno elettrico del Paese può essere soddisfatto da impianti pari a 5Gw di potenza (ipotizzando 330 giornate di funzionamento per 24 ore). Il 20% di 5 Gw di potenza è pari a 1 Gw 2.Per ottenere tale potenza si stima, basandosi sul piano di approvvigionamento di centrali a biomassa realizzate, un quantitativo di materiali legnosi pari a 12 milioni di tonnellate all’anno.La superficie boschiva della Finlandia è pari a 29 milioni di ettari e quindi con una media di prelievi legnosi boschivi di appena 0,5 tonnellate per ettaro è possibile alimentare tutti gli impianti realizzati senza compromettere in alcun modo il patrimonio boschivo norvegese.In Italia il fabbisogno elettrico, in termini di potenza, è pari a 50 Gw3, il 20% di 50 è pari a 10 Gw.Applicando una semplice proporzione ricaviamo che se per 1 Gw occorrono 12 milioni di tonnellate per 10 Gw occorrono 120 milioni di tonnellate all’anno.La superficie boschiva italiana è di 10 milioni di ettari e pertanto i prelievi, per unità di superficie, dovrebbero essere pari a 12 tonnellate per ettaro. Prelievi di tale intensità provocherebbero, nel giro di pochi anni, la distruzione del patrimonio boschivo italiano.Nella pratica, inoltre, la superficie boschiva disponibile è inferiore perché vi sono vincoli di prelievi in aree protette e zone impervie non raggiungibili. La reale disponibilità in termini di superfici non solo è nettamente inferiore ma occorre anche tener conto degli usi civici e cioè il diritto d’uso spettante alla collettività circa il godimento di fare legna, usare i prodotti del bosco o godere del pascolo.L’impennata di richiesta di legname che si è generata con la realizzazione degli impianti a biomassa, e che ha reso l’Italia primo importatore mondiale di legname illegale e che ha incrementato l’import di materiale legnoso soprattutto dal nord America, sta compromettendo il nostro patrimonio boschivo.Senza tener conto del limite oggettivo di superficie, tecnicamente definito come limite di potenza, il rischio di compromettere il nostro patrimonio boschivo è più che concreto. Il limite massimo ottenibile è già stato superato e se non arrestiamo tale follia ambientale (come è stata definita da The Economist) le conseguenze saranno catastrofiche.Il Corpo forestale dello Stato ha rilevato che in Italia stanno aumentando i tagli abusivi e i furti di legname. Nel 2012 gli illeciti penali sono stati 823 con 384 persone denunciate, 4.014 illeciti amministrativi per un importo di circa 3.300.000 euro, su 40.179 controlli effettuati.Il tagli abusivi anche in zone vincolate riguardano boschi cedui e boschi di alto fusto di notevole pregio non solo economico ma paesaggistico ed ambientale.Non distruggiamoci. Non eliminiamo gli unici organismi viventi in grado di immagazzinare carbonio e calore attraverso la fotosintesi clorofilliana. Impediamo che l’interesse di pochi prevalga sul buonsenso. Informiamoci ed informiamo.

(1) La potenza di un impianto elettrico si misura in Kw (chilowatt); 1000 Kw corrispondono a 1 Mw (megawatt); 1000 Mw corrispondono a 1 Gw (gigawatt).(2). La scelta di ragionare sulla potenza anziché sull’energia erogata (energia erogata=potenza per ore di funzionamento) è motivata dalla necessità di lavorare con piccoli numeri più semplici da verificare.(3) La potenza complessiva degli impianti elettrici in Italia è pari a 120 Gw. Il reale fabbisogno è stimato tra i 40-50 Gw di potenza. Per comodità di calcolo si fa riferimento a 50 Gw.

Le stime sul fabbisogno sono indicative e approssimate per comodità di calcolo. L’ordine di grandezza è corretto e tale da offrire un quadro di massima coerente e completo.I dati riportati sono macroscopici e arrotondati solo per favorire la leggibilità del testo senza alterare l’ordine di grandezza dei dati.

Fonti:http://www.economist.com/news/leaders/21588069-scientific-research-has-changed-world-now-it-needs-change-itself-how-science-goes-wronghttp://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7970

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