Psoriasi: meglio un dermatologo o uno psicologo?

Dal blog https://psicologia-benessere.org/

Dott.ssa Silvia Darecchio

Cos’è la psoriasi

La psoriasi è un’infiammazione della pelle, cronica e non contagiosa. Nel mondo colpisce 130 milioni di persone (senza distinzioni tra uomini e donne), cioè il 1,5-3% della popolazione mondiale (Griffiths & Barker, 2007). In Italia, come rileva l’ Associazione Difesa Psoriasici (ADIPSO),  sono 2 milioni i malati di psoriasi.

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E’ una patologia che può insorgere a tutte le età, ma nel 75% dei casi il suo esordio avviene prima dei 40 anni. Si manifesta con la comparsa di placche eritematose (rosse), squamose ed argentee, solitamente distribuite simmetricamente sulle ginocchia, sui gomiti, sulla schiena, sul cuoio capelluto, sulle unghie, anche se in realtà, tutte le zone della cute possono esserne interessate. La comparsa delle placche è determinata da un aumento anomalo della produzione di cellule dello strato più esterno della pelle. Tuttavia la causa esatta di questo processo non è ancora conosciuta. Sul piano patogenetico la psoriasi viene considerata, quindi, una patologia derivata dall’interazione tra fattori genetici predisponenti e fattori ambientali scatenanti e/o aggravanti, capaci di innescare una reazione immunologica specifica.

Ecco alcuni fattori ambientali scatenanti e/o aggravanti :

  • infezioni
  • traumi,
  • farmaci,
  • radiazioni solari,
  • stress psicologico.

Qualche numero:

  • il 20% dei pazienti ha lesioni diffuse in aree del corpo vaste;
  • il 10-15% dei pazienti presenta, in co-morbilità con la psoriasi, un’artropatia che significa dolore e quindi difficoltà nel gestire la quotidianità;
  • il 42% dei pazienti ha dolore cutaneo;
  • il 37% dei pazienti denuncia disagio cutaneo.

La patologia ha un’evoluzione imprevedibile: avendo un andamento cronico-recidivante, possono alternarsi spontaneamente a fasi di riacutizzazione, fasi di miglioramento generale. In alcuni casi la malattia può mostrare anche remissioni persistenti.


Psoriasi e stress

E’ ormai riconosciuto che la psoriasi può causare effetti negativi sulla salute mentale. La psoriasi, spesso associata al disagio psicologico e alla presenza di stress cronicopuò:

  • avere ripercussioni negative sull’umore,
  • provocare dolore o disagio,
  • sottoporre quotidianamente il soggetto a stress,
  • distruggere le routine quotidiane,
  • ridurre le ore di sonno,
  • ridurre la capacità di perseguire obiettivi e valori,
  • provocare un effetto negativo sulla qualità di vita.

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La psoriasi incide negativamente sulla qualità di vita soprattutto nelle forme più estese o quando le lesioni sono in zone del corpo esposte  (come le mani e la faccia) o particolari (come la zona genitale) (Mease & Menter, 2006). Senza contare che il dolore e il disagio cutaneo hanno ripercussioni negative direttamente sul sonno e sull’umore (Ljosaa, et al., 2010). Inoltre, il fatto che la psoriasi sia una patologia incurabile e recidivante, comporta che molti pazienti soffrano e vivano esperienze di vita fortemente stressanti e connesse a stress psicologico. I malati spesso denunciano una qualità di vita pessima, comparabile a quella di altri disturbi cronici: l’ impatto che questa malattia ha sulla sfera psicosociale è di grande rilevanza ed è simile a quello prodotto da malattie gravi quali l’artrite reumatoide, il cancro e le patologie cardiache croniche (Van de Kerkhof  et al. 2002). Le persone affette da psoriasi infatti riferiscono di sperimentare spesso:

  • rabbia persistente,
  • depressione,
  • ansia,
  • isolamento sociale. 
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La psoriasi potrebbe portare a sintomatologie depressive a causa della sua stigmatizzazione nei contesti sociali; tuttavia è anche possibile che siano proprio ansia e depressione a rappresentare una delle cause scatenanti della psoriasi stessa (Szumański & Kokoszka, 2001).

Andrea Evers, Professoressa di Psicologia della Salute e Presidentessa dell’Unità di Salute, Medicina e Neuropsicologia presso l’Università di Leida, si è occupata dell’interazione tra le reazioni da stress e la psoriasi. Se da una parte il ruolo dello stress nella escalation dei disturbi della pelle è riconosciuto ampiamente, dall’altra sono stati effettuati pochi studi sperimentali sulla connessione tra psoriasi ed esposizione allo stress. La domanda alla quale si è cercato di rispondere è stata: nella psoriasi è  possibile cambiare la risposta psicofisiologica allo stress attraverso le tecniche di gestione dello stress? Le ricerche hanno dimostrato che gli interventi finalizzati alla gestione dello stress portano a cambiamenti nella produzione di cortisolo nei soggetti fortemente stressati. Il training di gestione dello stress ha mostrato di avere effetti positivi sull’andamento della psoriasi e sulla qualità di vita dei pazienti (Kabat-Zinn et al., 1998; Fortune et al., 2002).

Nonostante questo, un’indagine condotta in Olanda ha rilevato che, in media, i dermatologi hanno inviato solo 8 pazienti all’anno da un professionista della salute mentale e che il 50% dei dermatologi non ha effettuato nessun invio (Evers et al., 2013).  E’ anche emerso che molte persone affette da psoriasi, in base alle proprie esperienze, considerano i medici alla stregua di “tecnici sanitari”, in grado di prescrivere solo i trattamenti adatti alle loro condizioni fisiche, ignorando completamente gli aspetti emotivi o sociali connessi alla patologia (Magin et al., 2009).


Psicodermatologia

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A livello clinico più di un terzo dei pazienti dermatologici presenta quadri patologici associati a fattori di natura psicologica (Savin & Cotterill, 1992). Da tempo, dermatologi e psicologi hanno messo al centro del loro interesse conoscitivo l’interazione tra lo stress (o altri fattori psicologici) e la psoriasi (e le altre malattie cutanee). Allo stress infatti è riconosciuto un ruolo importante sia nella genesi che nel mantenimento di numerosi disturbi dermatologici (Al’badie, Kent & Grawkrodger, 1995).

E’ nata quindi, per attuare una sintesi tra le due specialità, la “psicodermatologia”, una disciplina che ha come nucleo fondante la connessione cervello-pelle e come oggetto di studio la relazione tra le patologie dermatologiche e il sistema nervoso, le emozioni, le cognizioni, la personalità, gli aspetti biologici degli individui (Jafferany, 2007). Il primo lavoro su questo argomento è stato proposto da  Ingram (1933), il quale ha considerato la pelle come un’estensione della mente, capace di rivelare la personalità del soggetto esaminato.

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Bevis Man, responsabile della comunicazione della  British Skin Foundation, afferma: “E’ ampiamente riconosciuto il ruolo dello stress, degli eventi traumatici e dei periodi difficili nell’insorgenza e nello sviluppo di psoriasi ed eczema. Ha dunque senso tentare di gestire tali fattori oltre che i sintomi legati ai specifici disturbi” e ancora: “le notizie sulle ricerche sono molto gradite dato che ci permettono di dare rilievo al ruolo degli interventi psicologici e ai loro benefici nella gestione delle condizioni dermatologiche.

Il dr. Anthony Bewley, nei fatti “psicodermatologo” inglese, afferma: “I pazienti affetti da problemi dermatologici vivono spesso un intenso disagio in quanto vengono colpiti a livello dell’autostima e della fiducia in se stessi. Molto spesso l’impatto dei problemi dermatologici è sottostimato… molti pazienti credono che le loro problematiche abbiano un impatto psicologico peggiore rispetto a condizioni come il diabete o i problemi cardiaci”.

Si è rilevato che la “psicodermatologia” ha apportato numerosi benefici. Afferma Deborah Mason, della British Association of Dermatologists: “E’ risaputo ormai che gli interventi psicologici possono aiutare i pazienti a gestire l’impatto emotivo del proprio  problema dermatologico”, “ma per la prima volta, in uno studio pubblicato dal British Journal of Dermatology, un team di psicologi, analizzando e combinando i risultati di una serie di studi, ha verificato che (gli interventi psicologici) sono in grado di migliorare anche i sintomi fisici”.


Psoriasi e personalità

Grazie anche all’affermarsi del modello bio-psico-sociale,  l’attenzione dei ricercatori si è spostata su aspetti più prettamente di interesse psicologico, quali:

  • le strategie di coping,
  • le configurazioni di personalità,
  • gli stili di vita,
  • la percezione della malattia,
  • la qualità della vita. 

I risultati delineerebbero il soggetto affetto da psoriasi a livello temperamentale come un soggetto:

  • inibito,
  • schivo,
  • preoccupato che i propri comportamenti possano avere delle conseguenze negative.

A livello personologico (della personalità), invece, si distinguerebbe per avere:

  • un basso livello di accettazione di sé,
  • un comportamento poco orientato al perseguimento di obiettivi.
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Janowski & Steuden (2008) ipotizzarono che la gravità della psoriasi, con il peggioramento del grado di qualità della vita percepita, potesse essere influenzata dal temperamento. Incrociando i dati risultanti da: tratti temperamentali, indice PASI (Psoriasis Area and Severity Index) e punteggio sulla qualità della vita (HRQL) essi dimostrarono che tratti temperamentali quali:

  • la vivacità,
  • la perseveranza,
  • la tolleranza
  • l’ attività,
  • la reattività emozionale

risultano avere un effetto mediatore, soprattutto sulla valutazione e sulla gestione dello stress. In sostanza l’effetto che la patologia ha sulla qualità della vita dipenderebbe sostanzialmente dai diversi tratti e dalle diverse configurazioni temperamentali.

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Alcuni studi hanno dimostrato che l’espressività della psoriasi e di altre patologie dermatologiche potrebbe dipendere (Savron, Montanaro, Landi & Bartolucci, 2001)  da:

  • una particolare sensibilità allo stress;
  • una caratteristica modalità di interpretazione degli eventi;
  • una specifica difficoltà ad esprimere sentimenti ed emozioni.

fattori protettivi utili, nel processo di accettazione delle patologie croniche (Kupfer et al., 2003),  sono:

  • il supporto sociale (Jankovic, 2009),
  • l’ottimismo,
  • un livello di autostima elevato,
  • un senso di autoefficacia ben sviluppato,
  • le strategie di coping adattive,
  • l’assertività,
  • il locus of control interno.

Sembrano invece essere fattori di rischio, in quanto capaci di influenzare l’insorgenza, il mantenimento e l’esacerbazione della patologia:

  • determinate influenze personali,
  • certi tratti di personalità,
  • il modo soggettivo di affrontare gli eventi stressanti (coping),
  • il deficitario riconoscimento delle proprie emozioni (alessitimia).

Trattamenti psicologici efficaci

Dopo aver dato uno sguardo ai risultati riscontrati nei 900 partecipanti a 22 studi, i ricercatori hanno notato che, approcci psicologici volti a cambiare abitudini comportamentali negative, hanno ottenuto i risultati migliori, aiutando i pazienti a modificare i propri comportamenti dannosi (ad esempio il grattarsi). La ricerca scientifica è cioè concorde nel ritenere alcuni trattamenti psicologici in grado di alleviare i sintomi fisici legati a diversi disturbi dermatologici.  Secondo gli esperti dell’ Università di Sheffield, tra gli strumenti più utili alle persone che soffrono di psoriasi, eczema, acne, vitiligine, vi sono:

Il ruolo dello psicologo, nell’aiutare il soggetto affetto da psoriasi, è quello di far emergere eventuali cognizioni distorte, percezioni rigide di malattia, strategie di coping disadattive ed emozioni negative correlate, attraverso interventi di psico-educazione. Lo psicologo può inoltre insegnare tecniche efficaci per la gestione dello stress. Nell’affiancamento del dermatologo può occuparsi di tutti gli aspetti comunicativi, indispensabili per una buona relazione medico-paziente e per creare una alleanza terapeutica funzionale.

Soffri di psoriasi e senti di non riuscire a gestire lo stress,  gli aspetti emotivi e psicosociali della malattia?


Come psicologa, oltre al servizio di consulenza online  per chi non vive in Emilia,  ricevo in studio a San Polo di Torrile (Parma). Da oltre 10 anni ascolto ed aiuto le persone, concretamente, ad uscire dalle situazioni difficili, a fronteggiare le sfide esistenziali e a riprogettare il futuro.

In condizioni di sofferenza psicologica posso aiutarti a superare le tue difficoltà, accompagnandoti verso una consapevolezza rinnovata di te, dei tuoi bisogni, delle tue priorità e del tuo modo di “funzionare”. Posso aiutarti a ritrovare la serenità e il benessere, anche grazie alla proposta di tecniche di rilassamento e di gestione dello stress.

Dott.ssa Silvia Darecchio 

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