Strategie di evitamento: dalla fuga dalla realtà all’evitamento intelligente

Dal blog angolodellapsicologia

Posted: 28 Feb 2020 

Prima o poi, i problemi busseranno alla nostra porta. Per affrontarli possiamo attuare diverse strategie. Le strategie di coping (affrontamento) sono un insieme di tecniche cognitive e comportamentali che utilizziamo per gestire quelle esigenze esterne o interne che percepiamo come una minaccia perché superano le nostre risorse personali.

Alcune di queste strategie sono efficaci perché ci aiutano a risolvere il problema o almeno sottraggono l’impatto emotivo. Altre sono disadattive, di solito generano ulteriore stress e causano più problemi di quanti ne risolvano.

Il coping evitante è una strategia che quasi tutti, in qualche momento, abbiamo messo in pratica e che, come regola generale, è stata considerata negativa, tanto che ne è nato addirittura un disturbo, il Disturbo Evitante di Personalità. Tuttavia, a volte l’evitamento può indicare maturità, prudenza e intelligenza.

Non possiamo dimenticare che, generalmente, abbiamo la tendenza naturale a cercare il piacere ed evitare il dolore. Alcuni dei modi in cui cerchiamo di evitare il dolore sono adattivi e salutari, altri meno. Evitare diventa problematico se diventa fuga dalla realtà, quando è una strategia non risolutiva.

I tipi più comuni di strategie di evitamento

Attraverso le strategie di evitamento cerchiamo di superare la situazione stressante o il problema, quindi mettiamo in pratica una serie di comportamenti volti a proteggerci dal danno psicologico. Matthew McKay, professore presso il Wright Institute di Berkeley, distingue tra diversi tipi di strategie di evitamento:

1. Evitamento situazionale

L’evitamento situazionale è una delle strategie di evitamento più utilizzate. Consiste nell’evitare, per quanto possibile, la situazione che ci sta causando problemi o che è fonte di conflitto. Le persone che hanno paura di parlare in pubblico, ad esempio, possono evitare le situazioni in cui sono costrette a rivolgersi a un gruppo. Se abbiamo dei conflitti con una persona, potremmo evitare di andare nei luoghi in cui sappiamo di poterla incontrare.

2. Evitamento cognitivo

Si tratta di evitare quei pensieri o ricordi spiacevoli che generano angoscia. Le strategie per evitare i pensieri negativi variano dal tenere occupata la nostra mente per non pensare a ciò che ci preoccupa fino al sostituire quei pensieri indesiderati con fantasie, frasi ripetitive o persino preghiere. Ci sono anche coloro che ricorrono ad affermazioni positive, che possono dare un sollievo temporaneo ma non risolvono definitivamente il problema alla base.

3. Evitamento somatico o interocettivo

Lo stress ha una doppia componente: emotiva e fisiologica. Quando siamo stressati, possiamo provare dalle palpitazioni e dolore al petto causato dall’ansia, alla respirazione superficiale o la sudorazione delle mani. Le persone che soffrono di claustrofobia, ad esempio, non solo temono gli spazi chiusi ma anche le sensazioni fisiche che generano, quindi cerca di non provare le sensazioni associate al disagio emotivo, evitando quelle situazioni della vita quotidiana che le generano, o esercitati per evitare di provare tachicardia e dispnea.

4. Sostituzione emotiva

Questo tipo di evitamento comporta la sostituzione di un sentimento con un altro. Possiamo sostituire, ad esempio, il dolore o la rabbia con un’altra emozione che possiamo gestire meglio o che classifichiamo come più tollerabile. Se crediamo che non dovremmo provare odio, rabbia o disprezzo, possiamo nascondere quelle emozioni dietro la vergogna o la frustrazione. Si tratterebbe di “emozioni parassitarie” che si nutrono a vicenda. In alcuni casi possiamo persino intorpidire i nostri sentimenti ricorrendo a strategie autodistruttive come il consumo di alcol e droghe, sebbene possiamo anche dargli uno sbocco creativo attraverso l’arte.

5. Evitamento protettivo

Consiste nel ricorrere a comportamenti di sicurezza eccessivi per calmare l’ansia e l’incertezza che generano problemi e conflitti. Se ci sentiamo insicuri nella relazione, per esempio, possiamo provare a calmare quell’insicurezza prendendo precauzioni eccessive per proteggere la nostra casa. Se abbiamo paura di finire un progetto, possiamo proteggerci dietro la ricerca della perfezione per allontanare il più possibile l’arrivo del momento che temiamo tanto.

Luci e ombre delle strategie di evitamento

Tradizionalmente, il coping evitante è stato associato a tratti negativi della personalità e comportamenti potenzialmente dannosi, nonché a una minore efficacia nella risoluzione dei problemi. Uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology indica che le famiglie in grado di adattarsi a situazioni stressanti hanno meno probabilità di ricorrere a strategie di evitamento.

Un altro studio condotto presso l’Università del Queensland ha rivelato che le persone che usano strategie evitanti e passive, come la rassegnazione e la ritirata, tendono a sperimentare più stress.

Tuttavia, l’evasione è una risposta naturale. Evitare non è sempre un meccanismo disadattivo. A volte l’evitamento è intelligente e ha risultati benefici. Uno studio pubblicato sul Psychological Bulletin ha rivelato che quando le persone provano dolore, le strategie di evitamento come la distrazione possono essere più efficaci nell’alleviare i sintomi rispetto alla ridefinizione delle sensazioni, una strategia di coping attiva.

Altre ricerche pubblicate sul Journal of Sport & Exercise Psychology hanno rivelato che quando ci sentiamo stressati, le strategie che potremmo classificare evitanti, come correre o meditare, sono efficaci nel ridurre l’ansia. In effetti, questi psicologi hanno dimostrato che in seguito le persone analizzate terminarono mettendo in pratica strategie più efficaci per affrontare le situazioni stressanti.

Ciò significa che, in determinate situazioni, alcune tecniche di evitamento possono essere particolarmente utili nel ridurre lo stress che dobbiamo affrontare quando non abbiamo le risorse per affrontare direttamente il problema, mentre ci prepariamo a trovare soluzioni definitive. Evitare non è sempre vigliaccheria, a volte è prudenza e intelligenza.

Ma anche così, dobbiamo assicurarci che il coping evitante non diventi la norma perché ignorare i problemi non li farà scomparire. Possiamo mettere in pratica alcune strategie evitanti, ma solo quando siamo sicuri che la situazione si estinguerà naturalmente o mentre ci prepariamo a cercare una risposta migliore a ciò che ci preoccupa.

Fonti:

Polman, R. et. Al. (2009) Type D personality, stress, and symptoms of burnout: The influence of avoidance coping and social support. British Journal of Health Psychology; 15(Pt 3): 681-696.

Sandin, B. (2005) Evitación interoceptiva: Nuevo constructo en el campo de los trastornos de ansiedad. Revista de Psicopatología y Psicología Clínica; 10(2): 103-114.

Long, B. C., & Haney, C. J. (1988) Long-term follow-up of stressed working women: A comparison of aerobic exercise and progressive relaxation. Journal of Sport & Exercise Psychology; 10(4): 461–470.

Holahan, C. J., & Moos, R. H. (1985) Life stress and health: Personality, coping, and family support in stress resistance. Journal of Personality and Social Psychology; 49(3): 739–747.

McCaul, K. D., & Malott, J. M. (1984) Distraction and coping with pain. Psychological Bulletin; 95(3): 516–533.

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