Afghanistan, le spese militari sono 14 volte quelle umanitarie

Dal blog https://www.disarmo.org/rete/a/26391.html

Ripreso dal blog https://redvince.wordpress.com/

Carla Reschia Fonte: La Stampa – 10 giugno 2008

Dati Caritas

In vista della conferenza di Parigi l’associazione chiede un cambio di priorità e accusa: “Dimenticati i civili”

Se fosse un’azienda non ci sarebbero dubbi: sarebbe un’azienda in perdita. E ci sarebbe da chiedere seriamente conto agli amministratori per il loro uso del denaro pubblico.
E’ quello che fa, in un certo senso, la Caritas internazionale, comunicando ai media un dato curioso, per così dire: le spese militari in Afghanistan sono 14 volte più alte dell’intero aiuto occidentale concesso per lo sviluppo del Paese.
E’ un bello spunto di riflessione per la conferenza sull’Afghanistan, che si apre dopodomani, il 12 giugno, a Parigi. Come a dire che il primo aiuto concreto sarebbe richiamare indietro i militari e lasciare spazio agli operatori umanitari e alla società civile. Destinando loro magari anche metà di quelle risorse che attualmente sostengono gli eserciti in forze nel Paese. Hamid Karzai
Gli studi citati da Caritas international indicano che solo l’intervento militare degli Stati Uniti in Afghanistan costa ogni giorno 100 milioni di dollari mentre alla ricostruzione civile arrivano solo 7 milioni di dollari al giorno. Segno che, riassume il presidente della Caritas, Peter Neher: «La lotta al terrorismo ha evidentemente reso cieca la comunità internazionale alle esigenze sociali dell’Afghanistan».

Insomma, in Afghanistan si investono molti soldi, in nome della sicurezza globale e anche della libertà e democrazia del popolo afghano, ma di fatto è quest’ultimo a rimetterci. E pesantemente. «A ciò – rincara Neher – contribuisce anche il fatto che il 56% dei fondi investiti nella ricostruzione civile attraverso la distribuzione degli appalti tornano ai Paesi donatori. Questo contraddice in maniera eclatante tutti gli obiettivi indicati tra i quali quello di voler raggiungere attraverso una »ricostruzione dal basso« un cambiamento sociale e politico in Afghanistan».
E allora, verrebbe da dire, che ci si sta a fare?

Note: Articolo al link http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=273&ID_sezione=163&sezione=

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