Notizie preoccupanti sui danni residuali da infezione di coronavirus (covid-19 o SARS-coV-19).

Dal blog https://medicinaescienza.wordpress.com/

24 ottobre 2020 di Stefano Ligorio

Dal sito ilmeteo.it riporto una notizia, ivi pubblicata nella giornata di ieri, che se fosse, in futuro, ulteriormente confermata, sarebbe molto preoccupante

“E’ arrivata una nuova, purtroppo negativa, scoperta che fa tremare il mondo della scienza e della medicina e che ruota, manco a dirlo, intorno al coronavirus.
Si è scoperto infatti che il COVID-19 può avere delle conseguenze neurologiche, inclusa una forte escalation dell’incidenza del morbo di Parkinson. L’avvertimento arriva dall’autorevole Istituto Australiano di Neuroscienza e Salute Mentale, il Florey, secondo cui l’infiammazione neurale subita da molti pazienti positivi è un fattore chiave di rischio di contrarre il Parkinson.
In una relazione, pubblicata sul Journal of Parkinson’s Disease, gli esperti, guidati da Leah Beauchamp, specializzata in perdita olfattiva da Parkinson, raccomandano ampio screening e trattamenti tempestivi. Avvertono, inoltre, che la malattia degenerativa rischia con probabilità di caratterizzare la terza ondata della pandemia di COVID-19 e stimano che tre persone su quattro subiscano sintomi neurologici con il coronavirus. Sostengono, infine, che i sintomi stessi, che vanno da encefalite a perdita dell’olfatto, sono probabilmente riportati per difetto.
I ricercatori del Florey Institute raccomandano in particolare lo sviluppo di un protocollo di screening di massa mirante a identificare le persone a rischio di contrarre il Parkinson o che sono nelle prime fasi della malattia. Questo potrebbe includere test di olfatto e vista e scansioni cerebrali per identificare sintomi motori. Sono inoltre in via di sviluppo terapie farmacologiche che, se amministrate tempestivamente, potranno rallentare i fermare lo sviluppo della malattia.
Questo conferma come il coronavirus incida su diverse parti del corpo, non legate all’apparato respiratorio. Se prima si pensava che lasciasse postumi solo sui polmoni, adesso la situazione è diversa. E ancora potrà cambiare, essendo un virus nuovo, del quale conosciamo poco, forse troppo poco”. Fonte:ilmeteo.it

Per il momento non sento di pronunciarmi nel merito di questa notizia, tuttavia una cosa è certa, ovvero, per quanto questo ‘strano’ coronavirus (covid-19) abbia perso molta della sua ‘acuta aggressività’, non sembra però aver perso minimamente la sua capacità, né di contagiare, né di lasciare talvolta, anche a ‘guarigione’ avvenuta, danni ‘residuali’.

Ad essere sincero sul tema covid-19, non mi sono mai (a titolo personale intendo), nel merito, pubblicamente espresso, in quanto, per mia abitudine, tendo sempre ad essere ‘scientificamente’ certo su quanto debbo argomentare e, viste le ancora indubbie incertezze a riguardo del tema SARS-coV-19, ho ritenuto, in via prudenziale, di aspettare ‘tempi più chiari…’.

Tuttavia, non posso, in questa occasione, non approfittare di precisare almeno un solo punto:

si stanno, comprensibilmente, a livello internazionale, operando, con messa in campo di grandi energie umane e socio-economiche, diverse e imponenti sperimentazioni per la produzione accelerata di un vaccino contro il covid-19, tuttavia, sarei del modesto parere che l’attenzione internazionale si dovrebbe, più precisamente e molto più massivamente, spostare su ciò che davvero può risultare utile e congruo, ovvero sulla ricerca di farmaci antivirali che possano contrastare e/o debellare il virus una volta contratto, anche perché vi sono milioni di soggetti, in tutto il mondo, già ammalatisi, e di cui una piccola percentuale continua ad avere, seppur ‘guarita’, ‘lievi’ disturbi, anche solo in termini individuali.

Difatti, il vaccino può avere un preciso senso, in particolare, nel contrasto di virus che non ‘mutino frequentemente’, ma per quanto riguarda il coronavirus, o qualsiasi altro virus influenzale (stagionale), nei quali la ‘mutazione’ è peraltro abbastanza frequente, obiettivamente assume, in termini di pura oggettività, un obbiettivo, in termini di efficacia, non del tutto realisticamente perseguibile, non sempre almeno (o meglio non con tutti i virus).

Altro fattore, debbo dire completamente ignorato a livello internazionale, è che, in questa era di ‘pandemia’, bisognerebbe informare, se non proprio istruire, la popolazione su come rinforzare, con la semplice alimentazione (o con una specifica integrazione) il proprio sistema immunitario:

a) per prevenire, con la soggettiva gradualità del caso, l’infezione stessa da coronavirus;

b) in caso di infezione, quantomeno, per ridurre la permanenza della stessa nell’organismo e i conseguenti, ed eventuali, sintomi e/o danni anche gravi ad essa correlati, a fronte, appunto, di un ‘potenziato’ sistema immunitario in grado di lavorare con più efficienza e celerità.

In pratica nelle misure adottate, a livello internazionale, per la prevenzione del coronavirus, si sono messe in campo efficienti ‘istruzioni’ sul distanziamento sociale con le mascherine, sull’igiene continua delle mani, e via discorrendo, ma si è del tutto dimenticata la prevenzione ‘interna all’organismo’, ovvero, come predetto, rinforzare ‘chi’ in noi è deputato a combattere il virus una volta che lo si è contratto.

Preciso, inoltre, che un vaccino lavorato e prodotto su un campione di virus prelevato molti mesi prima, il quale nel frattempo è inevitabilmente, ed oggettivamente, mutato, potrà essere, eventualmente, valido contro un coronavirus ‘originario’, ma non (o almeno non del tutto) contro un coronavirus ‘nuovo’, appunto, perché ‘mutato’.

Anche in questo senso, pur non volendo fare una precisa critica ad alcuno, potendosi, in via generale, come sopra esposto, definirsi ‘comprensibile’ tutto ciò, resta, il fatto che, in tal caso, dovranno essere adottate delle precise misure, delle quali fino ad oggi, al contrario, non si sente minimamente parlare.

Difatti, a chi esegue il vaccino per la comune influenza stagionale (voglio dire quella che in genere ad anziani e a chi soffre di particolari malattie croniche viene consigliata di fare ogni anno in autunno) già dovrebbe essere, caldamente, consigliato (questa dovrebbe essere la comune regola da seguire, ma mai lo è, perché, tra l’altro, quasi mai lo si dice al paziente vaccinato) di starsene in una sorta di ‘isolamento’, o attuare almeno una specie di preciso e severo ‘distanziamento sociale’ per almeno 2/4 settimane, ovvero il tempo minimamente necessario in cui il proprio sistema immunitario avrà necessità (e per questo motivo, essendo già ‘impegnato’, è anche più ‘attaccabile’ da altri agenti patogeni esterni) di rispondere al vaccino e creare gli anticorpi contro il virus (o i virus) stagionale.

Questo perché nell’eventualità che il paziente vaccinato, nel successivo periodo delle predette 2/4 settimane, dovesse contrarre il virus per il quale è stato vaccinato, o anche altra infezione virale finanche batterica, il proprio sistema immunitario si troverebbe a dover, contestualmente, far fronte a più attacchi ‘esterni’, e le conseguenti risposte e/o reazioni infiammatorie (spesso pericolose) potrebbero essere di gran lunga più consistenti, con la probabile insorgenza di un aggravio dei sintomi tutti.

Ordunque, come si può minimamente pensare di voler vaccinare, in teoria, l’intera popolazione mondiale, o buona parte di essa, senza mettere in campo le precise cautele, qui dedotte e argomentate, rischiando così di mettere in circolazione soggetti vaccinati, i quali, nelle successive 2/4 settimane, sarebbero meno ‘immuni’ (o se vogliamo più sensibili) di altri all’eventuale contatto con il covid-19 (o semplicemente all’eventuale contatto con un comune virus stagionale), potendo, dunque, contrarlo più facilmente dei non vaccinati, e potendo anche -per i precisi motivi prima spiegati- ammalarsi in modo più severo e con sintomi più gravi di chi non si è vaccinato?

Preme tener conto che, a differenza del vaccino contro il virus stagionale, e che viene consigliato, come anzi esposto, solo ad anziani e a soggetti portatori di particolari malattie croniche, il vaccino per il covid-19 sarebbe consigliato, invece, a tutti, dovendosi, dunque, inevitabilmente e ulteriormente, porre il problema che la gran parte di questi ‘tutti’ hanno una vita sociale (e con essa dei contatti ‘umani’), almeno in generale, ‘qualitativamente e quantitativamente’ diversa dai primi (anziani e malati cronici), la cui portata (come le conseguenze) non si può non tener conto.

Per giunta urge ribadire che si tratterebbe di un vaccino prodotto su un virus ‘originario’, odiernamente ‘mutato’, con la conseguenza che il proprio sistema immunitario, in un certo senso, nell’ipotesi in esame, dovrebbe o potrebbe, contestualmente, ‘tecnicamente’ doversi ‘confrontare’ con due ‘diversi’ coronavirus… (uno ‘indebolito’ inoculatogli con il vaccino, un altro contratto nei modi che tutti noi conosciamo).

Temo, infatti, che, a livello internazionale, si sia dimenticato alcuni precisi punti, i quali se ancora trascurati non saranno scevri di ulteriori conseguenze.

Perché mole di scienziati, in tutto il mondo, sembrano tutti avere le stesse idee?

Non credo, ovviamente, alle tesi complottistiche a tal riguardo, non a livello internazionale almeno -e per ovvi motivi- credo, invece, a ciò che in ogni campo constato ogni giorno, ovvero la ‘massa’ (o le ‘masse’) tendenzialmente agisce su instabili impulsi ‘emotivi’ e non razionali, dettati dalla ‘ignoranza di ciò che in essa stessa pur si muove’, e con tutte le ovvie conseguenze del caso.

Si rammenti che in ogni arte e scienza, nell’intera storia dell’umanità, solo il ‘genio’ di pochi ‘uomini’ ha, in ogni tempo, ‘creata e prodotta’ l’evoluzione delle/nelle cose, in quanto se fosse stato per la ‘massa’, in generale, si può tranquillamente affermare, saremmo ancora in una fase profondamente involutiva.

Questa non vuole essere una precisa critica ad alcuno, ci mancherebbe, in quanto qui ho solo posto l’analisi del problema anche sotto l’aspetto psicologico/intellettivo/emotivo, il quale non dev’essere, o almeno non dovrebbe essere, assolutamente trascurato.

Le mie conclusioni sono le seguenti:

il coronavirus (o covid-19, o SARS-coV-19) esiste, negarlo è da folli;

è certamente un virus che, per quanto abbia perso molta della sua acuta aggressività, rimane relativamente pericoloso, anche perché ancora in parte ‘misterioso’;

verso di esso bisogna avere particolare attenzione, sia a livello preventivo, sia diagnostico (oltre che curativo, ovviamente);

le misure internazionali e nazionali disposte per la prevenzione, come il distanziamento sociale con la mascherina e la continua igiene delle mani (ecc..) sono idonee, ma non sono complete, in quanto, come predetto, devono essere integrate da una informazione nutrizionale ai fini del potenziamento delle proprie difese immunitarie;

se taluno ritiene, in futuro, di vaccinarsi, dovrà farlo adottando, per le prime 2/4 settimane, un più severo e preciso ‘distanziamento sociale’, se non addirittura ‘l’isolamento’, precisando che gli anticorpi che avrà modo di produrre nel proprio organismo, almeno in teoria, non è minimamente detto che lo renderanno immune da forme di coronavirus ‘mutate’.

N.B. Stefano Ligorio, in ambito di tematiche mediche, è anche autore di un libro dal titolo: ‘La Strana Malattia: Come prevenire, diagnosticare, e curare, l’ansia (ansia sociale, ansia generalizzata e ansia somatizzata) e la depressione (depressione maggiore e depressione cronica -distimia)’, ma anche di: ‘Il Cancro -Vademecum- (Guida Pratica alla Prevenzione e alla Cura del Tumore Maligno)’.

Stefano Ligorio

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